legge di bilancio

Manovra, dal condono a quota 100: chi vince e chi perde tra Lega e M5s

di Andrea Gagliardi

Governo approva manovra: "pace fiscale" e riforma della Fornero

2' di lettura

Il braccio di ferro tra Lega e M5s sulla manovra si è chiuso con un compromesso. Alla fine, però, è Salvini ad apparire più soddisfatto. Quota 100 (62 anni di età e 38 anni di contributi) per le pensioni partirà già da febbraio anziché da aprile, esultano i leghisti, che portano a casa anche la “pace fiscale”, al di là dei paletti messi dal M5s, che ha rivendicato il tetto da 100mila euro alle dichiarazioni integrative.

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I 5 Stelle hanno fatto buon viso a cattivo gioco e hanno sostenuto di aver messo in campo norme per «aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia», nonché l’inasprimento del carcere per gli evasori (che però non sarà nel decreto fiscale, ma in un altro provvedimento), anche perché «la pace fiscale intesa come misura che strizza l’occhio ai grandi evasori e ai capitali occulti non è nel contratto». Ma l’impressione è che alla fine su questo fronte si sia consumata una resa, seppure parziale, da parte di Di Maio che ha dovuto cedere all’idea di introdurre una sanatoria per il “nero”.

Anche il reddito di cittadinanza è stato anticipato: non più ad aprile ma «nei primi tre mesi dell'anno» come ha fatto sapere Di Maio. Oltre che sul reddito di cittadinanza il M5s ha puntato tutto sul taglio delle pensioni d'oro (sopra i 4.500 euro netti al mese) che il Carroccio ha invece tentato di tenere fuori, anche perché colpirebbe nel 75% dei casi pensionati del Centro-Nord.

Per portarlo a casa, però, il M5s ha dovuto accettare un suo spostamento nel disegno di legge di bilancio, mentre puntava a rendere subito esecutiva la misura inserendola all'interno del decreto fiscale. Da sottolineare che il M5s ha incassato il decreto “taglia-scartoffie” fortemente voluto da Di Maio: si tratta di quel pacchetto semplificazioni che aveva promesso alle imprese durante la campagna elettorale. Mentre la Lega può rivendicare una misura sulla scia delle battaglie salviniane: ci saranno tagli per oltre 1 miliardo e 300 milioni per il triennio (di cui oltre 500 a partire dal 2019) dei fondi destinati all'accoglienza e assistenza dei migranti.

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