REGIMI AGEVOLATI

Manovra, cosa cambia per le partite Iva: meno accertamenti per chi fa solo fatture elettroniche

Riduzione di un anno dei termini di controllo con la scelta dell’e-fattura. Tetto a 30mila euro per chi percepisce anche redditi da lavoro o pensione

di Marco Mobili e Giovanni Parente


Manovra, Conte: profluvio balzelli e attacco a partite Iva? Falso

2' di lettura

E stretta fu. Nonostante i tanti annunci delle forze politiche di governo di voler evitare l’introduzione dei vincoli messi nero su bianco dal Dpb (documento programmatico di bilancio) inviato a Bruxelles, l’ultima bozza del Ddl di Bilancio conferma i paletti al regime forfettario per le partite Iva fino a 65mila euro.

Esclusione dalla flat tax per chi eroga compensi ad addetti e collaboratori superiori a 20mila euro lordi all’anno e per chi, oltre all’attività autonoma o imprenditoriale, percepisce anche un reddito da lavoro dipendente o da pensione superiore a 30mila euro.

Non scatterà, invece, l’obbligo di fatturazione elettronica, come inizialmente ipotizzato per restringere la platea del regime fiscale agevolato, ma si prevede un meccanismo premiale per chi tra i forfettari sceglierà l’e-fattura per tutte le cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuati.

In questo caso, infatti, la bozza di manovra garantisce il “taglio” di un anno dei termini a disposizione del Fisco per effettuare accertamenti: in pratica il tempo a disposizione dell’amministrazione finanziaria passerebbe dai 5 ordinari ai 4 anni successivi alla presentazione della dichiarazione.

No al tetto sui beni strumentali
Il solo paletto che la politica (per ora) ha deciso di non introdurre è quello relativo ai beni strumentali. Quindi massima libertà anche nel 2020 per chi tra i forfettari decide di effettuare investimenti per la propria attività.

Del resto, il vincolo era stato rimosso dalla legge di Bilancio dello scorso anno, prima della quale le partite Iva nel regime a tassazione ridotta non potevano effettuare acquisti in beni capitali per più di 20mila euro all’anno.

Così come appena un anno fa governo e maggioranza all’epoca gialloverde, oltre ad aumentare per tutti il tetto di ricavi o compensi a 65mila euro, avevano eliminato sia i vincoli su addetti e collaboratori (con una parziale correzione in corsa nel decreto Crescita della scorsa primavera che ha introdotto l’obbligo di ritenuta) sia quelli sugli altri redditi percepiti.

Il calcolo delle agevolazioni
Rischia, invece, di non essere di poco conto la precisazione contenuta nella bozza di manovra, secondo la quale il reddito assoggettato al regime forfettario va considerato in tutti quei casi in cui le norme in vigore facciano riferimento al possesso di requisiti reddituali per il riconoscimento di agevolazioni tributarie e non solo.

Quindi, di fatto, il reddito assoggettato a regime forfettario sarà considerato anche nel calcolo dell’Isee.

Addio alla flat tax al 20%
Altra conferma, in questo caso piuttosto scontata visto quali erano state le indicazioni di tutta la maggioranza, per lo stop al regime analitico con flat tax al 20% in questo caso per le partite da 65.001 a 100mila euro che sarebbe dovuto scattare dal 1° gennaio 2020.

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