Legge di bilancio

Manovra, è braccio di ferro sulle pensioni. Il pressing di Salvini: no a gamba tesa

Superata Quota 100, un ritorno alla normalità dovrà avvenire in modo graduale secondo il premier Draghi

di Nicola Barone

Pensioni, Bonomi: "Riaggiornare lavori usuranti ma quote non sono soluzione"

3' di lettura

Dei vari fronti della legge di Bilancio in via di definizione la prossima settimana è il tema pensioni a tenere sulle spine la maggioranza. Le parole di Mario Draghi hanno segnato irreversibilmente la strada per l’abbandono di Quota 100. Ma per un ritorno alla normalità che dovrà avvenire in modo graduale, come assicurato dal premier, circolano soluzioni diverse. Non soddisfacenti per Matteo Salvini e su cui si appuntano, dall’altro, le critiche della Cgil (una misura «sostanzialmente inutile»).

Governo orientato a evitare nuovi “scaloni”

Otto miliardi al taglio delle tasse e un intervento sulle pensioni che traghetti l’uscita da Quota 100, evitando però la creazione di nuovi “scaloni” pensionistici. Se l’orizzonte del Governo dovesse confermarsi questo, implicherebbe respingere al mittente le richieste - del Carroccio, ma non solo - di aumentare i fondi per il taglio del cuneo fiscale. Allo stato non sembra insomma avere molta strada davanti l’idea di Matteo Salvini di applicare per due anni Quota 102, la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi.

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Salvini scrive a Draghi, no interventi a gamba tesa

Di qui la pressione esercitata dal leader della Lega sul dossier nelle ultime ore per ottenere rassicurazioni dal presidente del Consiglio, raggiunto ieri via sms. «Se non vuoi chiamarla Quota 100 e vuoi chiamarla con un altro nome va bene ma l’importante è che dal 1° gennaio non ci siano scalini o scaloni, riavvicinamenti della Fornero. Deve essere garantito il diritto alla pensione dopo una vita di lavoro ai precoci, alle donne, ai lavoratori usuranti, ai dipendenti di piccole e media imprese», ha dichiarato Salvini sabato 23 uscendo dall’aula bunker di Palermo. Perché «intervenire a gamba tesa sulle pensioni non mi sembra il modo migliore per fare rialzare il Paese anche perché ricordo che Quota 100 ha dato lavoro a centinaia di migliaia di giovani». Tesi contraddetta dai numeri quanto a risultati effettivi.

Cgil: Quota 102/104 inutile, solo 10mila uscite

Quota 102 con 64 almeno di età e 104 nel 2023 con almeno 66 anni di età risulta una misura sostanzialmente «inutile» per la Cgil, una ipotesi che porterebbe a poco più di 10mila uscite per la pensione. Il calcolo viene ricavato proiettando nel prossimo biennio i dati relativi a chi ha usufruito finora di Quota 100 e assumendo i nuovi vincoli anagrafici previsti dalla nuova norma: 64 e 66 anni. Sarebbero 8.524 le persone coinvolte nel 2022 e 1.924 nel 2023, visto che molti dei soggetti che potrebbero perfezionare Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023 hanno già il maturato il requisito di Quota 100 al 31 dicembre 2021.

Obiettivo manovra martedì in Cdm

I partiti si preparano alla settimana decisiva per la legge di Bilancio mentre il lavoro tecnico procede al ministero dell’Economia e a Palazzo Chigi. Un incontro con i sindacati e una cabina di regia da domani dovrebbe guardare all’obiettivo della manovra in Consiglio dei ministri martedì. Seppure con l’incognita di uno slittamento di qualche giorno in una settimana che per il premier Mario Draghi è densa di impegni, include una visita istituzionale a Bari e probabilmente una cabina di regia sul Recovery plan, sul tema infrastrutture, e culmina con il G20 di Roma.

Una mediazione su cui si lavora (anche con un possibile aumento di fondi fino a un miliardo) sarebbe quella di un’uscita graduale da Quota 100 con Quota 102 nel 2022, Quota 103 nel 2023 e Quota 104 nel 2024. In più si dovrebbe intervenire a sostegno di donne e lavori gravosi, come chiede il centrosinistra. «La manovra finanziaria presentata dal presidente Draghi è inaccettabile. Chi ha lavorato una vita non andrà in pensione, chi non ha mai lavorato continuerà ad incassare il reddito di cittadinanza pagato dai lavoratori, che quest’anno vale 9 miliardi di euro», attacca dall’opposizione il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani.

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