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Manovra, ecco come la maggioranza ha stoppato l’opposizione leghista

Il decreto fiscale arriverà blindato al Senato, mentre alla Camera la Manovra avrà solo 10 giorni per poter essere modificata. Limitato al minimo il potere di intervento dei presidenti di Commissione leghisti

di Andrea Marini


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Il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi

2' di lettura

Per l’iter della Manovra 2020 e il collegato decreto fiscale i presidenti leghisti delle Commissioni Finanze del Senato (Alberto Bagnai) e della Bilancio della Camera (Claudio Borghi) rischiavano di mettere in campo un vero e proprio Vietnam. Ma giocando sul calendario, la maggioranza è riuscita a disinnescare queste due mine, riducendo di fatto al minimo il loro potenziale potere di ostruzione durante la sessione di Bilancio. Il decreto fiscale arriverà blindato al Senato, mentre alla Camera la Manovra avrà solo 10 giorni per poter essere modificata.

I poteri dei presidenti delle Commissioni
Con il passaggio, tra agosto e settembre, dalla maggioranza giallo-verde a quella giallo-rossa non sono cambiati i presidenti delle Commissioni di Camera e Senato, che, regolamento alla mano, vengono rinnovati alla Camera ogni biennio dalla loro costituzione e al Senato ogni biennio dall'inizio della legislatura. Di fatto le commissioni non si formano subito dopo le elezioni e l’elezione dei presidenti spesso slitta di qualche mese. E visto che la legislatura di norma dura 5 anni, di fatto il rinnovo viene a coincidere quasi sempre con la metà della legislatura. I poteri dei presidenti, come noto, non sono neutri dal punto di vista politico. Questi ultimi, tra l’altro, valutano l’ammissibilità degli emendamenti. Una situazione potenzialmente esplosiva in vista dell’avvio della sessione di bilancio, dato che la Commissione Finanze del Senato e quella Bilancio della Camera sono in mano a due big leghisti ora passati all’opposizione.

Il decreto fiscale alla Camera
Il decreto fiscale ha iniziato il suo iter alla Camera, dove alla guida della Commissione Finanze c’è la pentastellata Carla Ruocco, una garanzia per Pd e M5S. Ora in Commissione è in corso l’analisi degli emendamenti, con il testo che è atteso in aula il 25 novembre. Il decreto, quindi, propedeutico alla legge di Bilancio vera e propria, dovrebbe arrivare blindato al Senato per avere l’ok definitivo a inizio dicembre. Il passaggio in Commissione Finanze al Senato dovrebbe quindi essere indolore, con la maggioranza compatta nel far passare il testo e sterilizzando qualunque eventuale tentativo ostruzionistico del presidente leghisti Bagnai.

La manovra al Senato
Il disegno di legge di Bilancio (la manovra 2020) ha iniziato il suo iter da Palazzo Madama. Anche qui a guidare la Commissione Bilancio è un pentastellato: Daniele Pesco. La maggioranza quindi non corre rischi. Il 18 novembre scadranno i termini per presentare gli emendamenti e l’esame dell’Aula dovrebbe iniziare il 3 dicembre. L’ok del Senato è atteso quindi entro il 6 dicembre. La Camera avrà quindi meno di 10 giorni per intervenire. A Montecitorio le proposte di modifica delle maggioranza dovranno essere gioco-forza mirate, limitando di molto il potere di intervento del presidente della Commissione Bilancio, il leghista Borghi. Il testo poi dovrà ritornare blindato al Senato per ottenere in pochi giorni l’ok definitivo prima della chiusura natalizia dei lavori: per evitare l’esercizio provvisorio, la manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre.

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