analisiDopo la lettera della Ue

Manovra: ecco cosa deve cambiare il governo per avere l’ok di Bruxelles

di Dino Pesole

Lettera Ue all’Italia: deviazione senza precedenti


3' di lettura

Vista da Bruxelles, nella fase attuale del confronto/scontro sulla manovra presentata dal governo Conte, l'unica strada percorribile per evitare la bocciatura della legge di Bilancio e l'apertura di una procedura d'infrazione per violazione della regola del debito è mettere mano prima di tutto alla “cornice”, vale a dire al quadro macroeconomico su cui si basa la manovra.

Non a caso il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, nel consegnare la lettera con richiesta di chiarimenti al ministro dell'Economia Giovanni Tria, ha citato espressamente tra le cause che determinano la «deviazione senza precedenti» dalle regole europee proprio la mancata validazione del quadro macroeconomico da parte dell'Ufficio parlamentare di Bilancio.

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È la prima volta che accade. E dunque se il Governo intendesse tendere una mano a Bruxelles dovrebbe correggere entro breve la previsione di crescita del 2019 al momento indicata all'1,5%, con annessa la stima di un aumento del Pil nominale (dunque comprensivo dell'inflazione) che il Documento programmatico di Bilancio indica al 3,1 per cento. Stime che la Commissione Ue giudica non attendibili.

A seguire dovrebbe essere altresì rivisto il target del deficit che il Governo ha fissato al 2,4% nel 2019, a fronte dello 0,8% previsto dal Def di aprile. Ma soprattutto, per evitare la bocciatura e la procedura d'infrazione, andrebbe offerto a Bruxelles e ai governi europei (in gran parte schierati sulla linea del rigore nei confronti della manovra di bilancio italiana), un segnale sul versante della riduzione del deficit strutturale, che è il parametro cui si riferisce la disciplina di bilancio europea.

Nel 2019 occorrerebbe sulla carta un taglio dello 0,6% del Pil, ma Bruxelles già la scorsa estate ha lasciato intendere che per il prossimo anno sarebbe sufficiente lo 0,1 per cento. In ballo vi è il rispetto delle regole che impongono ai paesi con alto debito come l'Italia un percorso credibile di riduzione del deficit strutturale in direzione dell'obiettivo di medio termine, vale a dire il pareggio di bilancio. Obiettivo che il governo non rispetta, rinviandolo al contrario al 2022.

LEGGE DI BILANCIO 2019 / IL DOSSIER

Correzioni possibili alla manovra? Al momento, stante la posizione assunta al Governo (i saldi non si cambiano) i margini paiono inesistenti. Si potrebbe individuare una via di compromesso ma anche in questo caso occorrerebbe intervenire sui saldi.

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Il primo tempo della partita si chiuderà quindi, con ogni probabilità, con la bocciatura della manovra. Il secondo tempo potrebbe aprirsi qualora nel corso dell'esame parlamentare della manovra si introducessero modifiche in direzione delle raccomandazioni rivolte dalla Commissione Ue. E qui si entra nella questione, altrettanto controversa agli occhi di Bruxelles, della composizione della manovra. Escludendo il maggior deficit che copre circa 22 miliardi della manovra sui complessivi 33,5 miliardi, in primo piano compare la composizione delle nuove entrate (8 miliardi), la parte più corposa delle coperture.

Di certo, agli occhi di Bruxelles il maggior gettito atteso dalle sanatorie non può che essere qualificato contabilmente come un'entrata una tantum. Operazione tecnicamente legittima ma con due caveat: si tratta di un ammontare di risorse che può essere iscritto nei saldi di finanza pubblica solo nel primo anno, e non può dunque essere utilizzato a copertura di riduzioni permanenti di entrate o di aumenti di spesa. E inoltre il maggior gettito delle sanatorie non può concorrere alla riduzione del deficit strutturale, parametro calcolato appunto al netto delle variazioni del ciclo economico e delle una tantum.

Quanto ai tagli, che il Governo indica in 3,6 miliardi (2,5 miliardi a carico dei ministeri) la linea seguita finora dalla Commissione Ue è di intervenire con maggiore determinazione sul fronte della spesa corrente. È la strada maestra per finanziare il taglio delle tasse. Infine le modifiche alla legge Fornero sono possibili ma non devono essere tali da porre in discussione la sostenibilità dei conti previdenziali nel medio periodo. Ne consegue che dovrebbero essere rivisti gli assi portanti della manovra e anche questa al momento appare come un'opzione in gran parte impraticabile.

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