ministero della sallute

Manovra, ecco il Piano della ministra Grillo per l'edilizia sanitaria

di Barbara Gobbi


default onloading pic
(ANSA)

3' di lettura

Un pacchetto corposo, che da solo vale una manovra: 33-34 miliardi di euro. È il Piano per l'edilizia sanitaria (stimato in 32 miliardi) e per il rinnovo del parco tecnologico (circa 1,5 miliardi) pronto al ministero della Salute, che per la prima volta ha stimato il fabbisogno sulla base di una ricognizione a tappeto. In 7-8 mesi di lavoro serrato con le Regioni, si è arrivati a scattare una fotografia dettagliata di tutto il Paese, per struttura e per metro quadro e articolata per livello di ospedale secondo il Dm 70 (strutture di I e di II livello e di base).

Ora il menù è pronto e, almeno sulla carta, dovrebbe essere servito con la manovra. A chiederlo sono le Regioni, da ultimo nel documento consegnato una settimana fa alla ministra Giulia Grillo, durante l'incontro a Roma sui contenuti della legge di Bilancio. Ma il programma è del ministero della Salute che - se il progetto andrà in porto - sarà a capo di una Cabina di regia incaricata di dettare finalmente l'agenda dei lavori, in buon compagnia con Mef, Inail, Cassa depositi e prestiti e Invimit.

Piano Marshall per l'edilizia sanitaria
«Grazie a una norma che inseriremo nella legge di Bilancio - spiega a Sanità24 la ministra Grillo - coinvolgeremo vari attori istituzionali che possono dare un importante contributo per organizzare quello che ho definito un vero e proprio Piano Marshall per l'edilizia sanitaria e per l'ammodernamento intelligente delle tecnologie. Dalla rilevazione della nostra Direzione Programmazione non sono emersi solo problemi nel reperire le risorse, ma anche rilevanti criticità nella fase di start up dei progetti. Anche per questo - annuncia ancora Grillo - abbiamo stipulato una convenzione con la Bei, la Banca europea per gli investimenti. L'idea, insomma, è di mettere a sistema le già tante risorse, finanziarie e tecniche, di cui il nostro Paese dispone, ma che sono rimaste inutilizzate o sotto utilizzate».

Value Based Healthcare: ecco la ricetta per rilanciare e difendere la sanità pubblica

Il dettaglio delle risorse
Con i tecnici della commissione Salute delle Regioni la Dg Programmazione ha fissato dei valori standard per la ristrutturazione leggera, media e pesante: così si è arrivati a fissare il controvalore del fabbisogno a 32 miliardi, di cui 12 mld relativi solo alle zone sismiche 1 e 2, e tre miliardi per adeguamento dei centri alla normativa antincendio. Mentre, come detto, la ricognizione del fabbisogno di tecnologia ha portato a una stima di circa 1,5 miliardi di euro. Da dove arriveranno i fondi e quali le priorità? «Il dicastero - spiega la ministra della Salute - già oggi dispone di risorse per investimenti infrastrutturali superiori a 5 miliardi, ancora non del tutto allocati. A queste si aggiungeranno altre fonti di finanziamento, tra cui quelle previste dall'Inail per iniziative di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria. L'Istituto può mettere a disposizione fino a 500 milioni di euro l'anno: un fondo che in vent'anni potrebbe arrivare a 10 miliardi, che ovviamente vanno ben spesi. Siamo poi al lavoro per rendere effettiva la collaborazione tra Invimit SGR e le Regioni - aggiunge Giulia Grillo - per la riconversione o valorizzazione delle dismissioni del patrimonio edilizio in capo agli enti sanitari».

Lo stato dell'arte e il cambio di passo
Oggi il ministero dispone di 3,7 miliardi ex articolo 20 legge 67/1988 per chiudere accordi con le Regioni. Denari che sono nella disponibilità, ma non ancora spesi; a questa cifra si aggiungono 600 milioni di fondi strutturali dei commi 140 e 1072 delle ultime due leggi finanziarie; mentre l'Inail quei 500 milioni l'anno (parte dei 900 milioni destinati all'edilizia sociale) potrebbe investirli nell'acquisto di ospedali da noleggiare al 2,5% alla Regione di riferimento. Queste cifre già ci sono ed è a partire da questa disponibilità che la Cabina di regia guidata dalla Salute dovrebbe entro 3 mesi definire un cronoprogramma, dettando le priorità di utilizzo delle risorse. Un radicale cambio di passo, un approccio sistemico rispetto alla consuetudine fino a oggi in uso, in cui a prevalere sarà non il “peso specifico” delle Regioni più forti e quotate nel “tirare la giacchetta” della presidenza del Consiglio, ma i criteri di priorità oggettiva evidenziati dalla ricognizione del fabbisogno. L'idea, ammesso che il progetto spicchi il volo, è di rinnovare interamente il parco edilizio e tecnologico in un decennio, magari grazie anche a volani come il project financing. Un'esigenza impellente, in un Paese afflitto dalla vetustà di ospedali e macchinari e che negli ultimi cinque anni ha subito cinque terremoti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...