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Manovra, ecco le tre «garanzie» chieste dalla Commissione Ue

di Marco Mobili e Marco Rogari


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2' di lettura

Clausole Iva in versione “rafforzata”, a partire dal 2020 con 23 miliardi. Tre check molto attenti, ad aprile, luglio e settembre del 2019, per verificare il rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica concordati con Bruxelles. Accantonamento forzato per almeno 6 mesi di voci di spesa dei ministeri per 2 miliardi di euro, utilizzabili nella seconda parte del prossimo anno solo se a luglio non si registreranno scostamenti rispetto a nuovi target fissati dal Governo. Passa per questi tre “accorgimenti”, non proprio di poco conto, la cerniera con cui è stato chiuso l'accordo con la Commissione Ue per evitare (almeno per ora) la procedura d'infrazione. A farla emergere è l'emendamento alla manovra depositato dall'esecutivo in commissione Bilancio al Senato.

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Le tre verifiche sui conti
Si partirà ad aprile con un prima verifica sull'effettivo rispetto dei target di finanza pubblica facendo leva sul Documento di economia e finanza (Def). Si proseguirà poi a luglio con un apposito monitoraggio e si chiuderà a settembre facendo il punto con la Nota di aggiornamento del Def (NaDef).

Congelati 2 miliardi dei ministeri
Nella relazione tecnica allegata all'emendamento si afferma a chiare lettere che a tutela del conseguimento degli obiettivi programmatici è disposto l'accantonamento di alcune voci di spesa del bilancio dello Stato per un ammontare di spesa complessivo di 2 miliardi di euro nel 2019. Sulla base del monitoraggio di luglio queste risorse potranno essere sbloccate, con delibera del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Economia, solo nel caso in cui l'andamento tendenziale dei conti pubblici risulti coerente con gli obiettivi fissati. Le voci di spesa congelate riguardano i ministeri, in primis quello dell'Economia con un accantonamento di quasi 1,2 miliardi di euro.

Clausole Iva rafforzate per il 2020 e il 2021
Dalla parziale sterilizzazione delle clausole di salvaguardia fiscali per il biennio 2020-2021 prevista dalla versione originaria del disegno di legge di bilancio a un aumento di Iva e accise per 23 miliardi di euro nel 2020 e 28,75 miliardi di euro nel 2021 e nel 2022. A sancire il cambio di rotta a “garanzia” dell'intesa raggiunta con Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione e l'emendamento del Governo alla manovra depositato in commissione Bilancio al Senato. Come emerge dalla relazione tecnica, senza interventi l'aliquota ridotta del 10% passerebbe al 13% dal 2020 mentre l'aliquota ordinaria oggi al 22% salirebbe sempre nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5 per cento. L'aumento delle accise sui carburanti è di 400 milioni di euro nel 2020 e nei due anni successivi. Confermata la sterilizzazione “totale” degli aumenti Iva il prossimo anno.

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