LA TRATTATIVA CON BRUXELLES

Manovra giù a 31-32 miliardi ma non c’è ancora l’accordo

di B. Romano e G. Trovati


Manovra, trovate le coperture per il 2,04%

3' di lettura

Il documento con la proposta italiana uscita dal vertice domenicale a Palazzo Chigi è stato mandato, ma le linee telefoniche fra Roma e Bruxelles restano calde così come il confronto nella maggioranza sul merito degli emendamenti. Il risultato è un nuovo allungamento dei tempi, scandito dagli ennesimi faccia a faccia come quello che ieri sera ha visto impegnati a Palazzo Chigi il premier Conte e il titolare dell’Economia Tria.

Si continua a puntare all’accordo, con la strada aperta dal via libera di Lega e M5S alla revisione al ribasso dei fondi per «quota 100» (da 7 a 4,7 miliardi per l’anno prossimo) e reddito di cittadinanza (7,1 miliardi, che comprendono però i due miliardi abbondanti già a bilancio per il reddito d’inclusione). Ma i tempi si allungano, sia in Parlamento sia a Bruxelles, dove crescono le quotazioni di un rinvio della decisione definitiva sui conti italiani. Il tutto mentre sul fronte interno si discute ancora su come tradurre in cifre l’accordo politico su misure chiave come il cambio di rotta dell’ecotassa e i tagli alle pensioni più alte.

Intanto il documento italiano inviato alla commissione rifà per l’ennesima volta i conti del progetto di bilancio, che con le riduzioni di spesa scende a quota 31-32 miliardi. Il dimagrimento necessario a spostare il deficit nominale al 2,04% (di fatto il 2% perché i centesimi si arrotondano) si accompagna a una revisione della crescita, che nel nuovo quadro dovrebbe attestarsi fra lo 0,9 e l’1%. Certo, la distanza dall’1,5% stimato a ottobre e ribadito a novembre (quando le ipotesi di ripensamento erano incappate nel «no» politico) è alta. Ma non aumenta il deficit, calcolato sul tendenziale dello 0,9% che quindi rappresenta il livello minimo della revisione, e aiuta a ridurre la correzione strutturale imposta dalle regole europee che attenuano le richieste quando l’economia è meno in salute. In ogni caso i lavori sulla manovra sono in pieno corso: sul tavolo, oltre al rilancio delle dismissioni immobiliari, torna l’ipotesi di una riedizione della spending review per i ministeri sotto forma di tagli lineari (poche centinaia di milioni), e quella di sospendere gli sconti fiscali sulle rivalutazioni di beni d’impresa o quote societarie appena approvati alla Camera.

Tutte le variabili sono ora sui tavoli di Bruxelles. «Il dialogo continua fra la Commissione e l’Italia sul bilancio 2019. I commissari Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici sono in contatto con il ministro Tria. La Commissione deciderà i prossimi passi sulla base dei risultati di questo dialogo», si è limitato a dire il portavoce dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas. Un esponente comunitario precisava sempre ieri che l’analisi da parte della Commissione è «attenta». C’è quindi sempre cautela, anche dopo la decisione italiana di rivedere al ribasso il deficit nominale. L’esecutivo comunitario insiste perché ci sia una riduzione del disavanzo strutturale. Nel fine settimana, prima del vertice di domenica sera, il divario da colmare era calcolato in circa 0,2% del Pil.

C’è da chiedersi in questo contesto quanto sia possibile per la Commissione europea raccomandare una procedura per debito eccessivo nella riunione del collegio dei commissari già domani, alla luce di un clima tra Bruxelles e Roma evidentemente migliorato. Il premier Conte ha incontrato il presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker per ben due volte in queste settimane, venendo personalmente a Bruxelles il 24 novembre e il 12 dicembre.

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È da ricordare che l’eventuale procedura si dovrebbe aprire sulla base di un rapporto sul debito. Quello pubblicato in novembre aveva come premessa il bilancio presentato dall’Italia in ottobre . Con le modifiche apportate dal governo si deve presumere che queste una volta approvate dal Parlamento, cambino gli stessi presupposti del rapporto sul debito che nel caso dovrà essere rivisto un minimo prima dell’apertura di una procedura. Fino a ieri sera, il dossier italiano non era all’ordine del giorno del collegio dei commissari di domani. Ma nulla proibisce al presidente Juncker di aggiornare l’agenda all’ultimo minuto.

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