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Manovra, per inflazione e crisi servono fino a 40 miliardi

In settimana (giovedì) la Nadef che con il Pil 2023 a +0,7-0,8% e il deficit sopra il 5% riduce di 20 miliardi gli spazi fiscali. Interventi obbligati su energia, cuneo, pensioni e statali

di Gianni Trovati

Manovra, Pnrr, le scadenze per il nuovo governo

4' di lettura

Un conto è la discontinuità politica, decisa in modo secco dalle elezioni di domenica. Altro è la continuità obbligata nella politica economica: dettata da un’emergenza indifferente al voto prima ancora che dal complesso dei vincoli comunitari e internazionali.

Lo sanno bene ai piani alti del centrodestra, in particolare a Fratelli d’Italia dove i consiglieri (interni ed esterni) hanno tenuto lontana Giorgia Meloni dalle ricette gridate da qualche alleato senza ottenere troppa eco nelle urne, e dove ora si evoca appunto una continutà nel passaggio di consegne fino a suggerire l’immagine di una «finanziaria a quattro mani» tra vecchio e nuovo governo. La divisione di responsabilità e compiti sarà in realtà più netta. Ma la ragione di tanta attenzione è semplice: la prima prova vera per il futuro governo sarà rappresentata dalle misure economiche di dicembre, scandite da un nuovo decreto energia e dalla prima manovra della legislatura. Per il primo i soldi già ci sono, con un extragettito fiscale in cui rientreranno anche i frutti, pochi o tanti che siano, della seconda rata dell’una tantum sui profitti delle imprese energetiche da versare entro il 30 novembre. Ma per la legge di bilancio e il decreto di accompagnamento i numeri sono tutti da costruire: in Italia e a Bruxelles, dove filtra la disponibilità ad attendere il programma economico del nuovo governo anche fino a fine novembre, con un mese e mezzo di tempi supplementari rispetto alla consegna della fotografia statica che il governo Draghi potrà inviare entro il 15 ottobre.

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Attesa per la Nadef

In una fase di nuovo, drastico cambiamento del ciclo economico, però, diventa determinante proprio la fotografia preparata dal governo Draghi per la Nadef attesa nei prossimi giorni (probabilmente giovedì) in consiglio dei ministri: una Nadef «tendenziale» a politiche invariate, cioè senza ipotizzare nuove misure su cui il governo uscente deve ovviamente cedere il passo. Perché da lì si misureranno i confini entro i quali si può muovere la legge di bilancio: confini stretti.

Dagli analisti internazionali continuano a piovere sull’Italia annunci di recessione. Dopo Fitch, che è arrivata a preconizzare un -0,7% per il nostro Pil 2023, ieri è stato il turno di S&P Global, che ha ipotizzano un -0,1%. Relativamente meno pessimista l’Ocse, che frena al +0,4% la revisione al ribasso delle stime (dal +1,2% di giugno). E su questa linea, come anticipato sul Sole 24 Ore, si terrà il governo, che nella Nadef fermerà il contatore un punto e mezzo sotto (al +0,7-0,8%) rispetto al Def di aprile.

La frenata, insieme alle spese gonfiate da inflazione e tassi, porta il deficit tendenziale del prossimo anno sopra il 5%, contro il 3,9% previsto dal Def, riducendo gli spazi di partenza per la manovra di oltre 20 miliardi. Il tutto nelle ipotesi di base, mentre nello scenario avverso la recessione sarebbe netta. Ma è solo l’inizio del problema.

La tendenza per l’inflazione

Perché l’agenda di politica economica contro la crisi resta inevitabilmente quella seguita fin qui. L’inflazione del prossimo anno viaggierà secondo le previsioni a un ritmo intorno al 4,5%, la metà dei picchi attuali, ma la frenata, se arriverà, si svilupperà in corso d’anno, mentre i primi mesi vedranno numeri simili a quelli di oggi. Con la stessa esigenza, quindi, di cuscinetti statali per attutire il colpo.

Il capitolo più ricco è quello del sostegno fiscale agli acquisti energetici delle imprese. Alle quotazioni attuali, i crediti d’imposta allargati dal decreto Aiuti-ter, primo impegno normativo del nuovo Parlamento con la legge di conversione, costano poco più di 14 miliardi a trimestre. Sullo stesso orizzonte temporale, che può essere affrontato con un decreto collegato alla legge di bilancio, valgono oltre tre miliardi l’azzeramento degli oneri di sistema e l’Iva ridotta al 5% sul gas, e altrettanto serve per confermare il taglio da 30,5 centesimi sulla benzina. La legge di bilancio vera e propria si deve poi dedicare alle misure annuali. L’adeguamento delle pensioni a un’inflazione tre punti sopra le stime di aprile chiede di dedicare all’indicizzazione degli assegni 8-10 miliardi più del previsto. La conferma del taglio al cuneo fiscale, indispensabile per non alleggerire le buste paga dei dipendenti, costa 3,5 miliardi, e almeno 5 miliardi servono per iniziare a finanziare un rinnovo contrattuale del pubblico impiego che sempre per effetto dell’inflazione chiederebbe a tutta la Pa fino a 16 miliardi.

Vicino ai 40 miliardi

Fin qui l’ipotetica lista della spesa quota oltre 35 miliardi. Ma è incompleta. Perché bastano le misure «indifferibili» (missioni internazionali, armi all’Ucraina, profughi...) ad avvicinarsi ai 40 miliardi, che sarebbero superati di slancio mettendo mano almeno alle parti meno ”ambiziose” del programma elettorale. Perché è difficile pensare che un governo di centrodestra lasci tranquillamente tornare in vigore la legge Fornero, o ignori del tutto la Flat tax agitata da tutti, anche se con grande diversità di slancio, prima del voto: solo l’ipotesi più modesta, che allarga alle partite Iva fra 65mila e 100mila euro la tassa piatta (ma al 20%), costa 1,1 miliardi. Come si trovano tutti questi soldi?

Potenzialmente le ipotesi sono quasi infinite. «Quasi» perché una strada è sbarrata: un aumento ulteriore del deficit rispetto al tendenziale già gonfiato dalla spesa pensionistica rischia di interrompere la discesa del debito/Pil confermata quest’anno. E con gli occhi dei mercati addosso, gli interessi in salita e lo scudo anti-spread condizionato alla garanzia della sostenibilità del debito (oltre che del rispetto del Pnrr) il contraccolpo potrebbe essere pesante.

Le cifre in gioco

Stima Pil 2023
Il governo nella Nadef attesa in settimana fermerà il contatore della crescita il prossimo anno un punto e mezzo sotto (al +0,7-0,8%) rispetto al Def di aprile. S&P Global ha tagliato ieri le previsioni dal +2,1% al -0,1%

5%. Il deficit
La frenata del Pil insieme alle spese gonfiate da inflazione e tassi, porta il deficit tendenziale del prossimo anno sopra il 5%, contro il 3,9% previsto dal Def riducendo gli spazi di partenza per la manovra di 20 miliardi

14 Miliardi
I crediti di imposta sugli acquisti energetici delle imprese allargati dal decreto Aiuti-ter, primo impegno normativo del nuovo Parlamento con la legge di conversione, costano poco più di 14 miliardi a trimestre

8-10 Miliardi
Nella prossima legge di bilancio l’adeguamento delle pensioni a un’inflazione tre punti sopra le stime di aprile dovrà dedicare all’indicizzazione degli assegni 8-10 miliardi
più del previsto

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