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Manovra, l’aumento delle accise scatta solo sulle sigarette tradizionali

Secondo le stime dei produttori di Bat Italia i rincari rischiano di gravare sui prodotti più venduti e a basso costo

Gli italiani e il fumo: la riduzione del danno sotto i riflettori

1' di lettura

La scelta del Governo di incrementare la tassazione e, di conseguenza, il costo di ogni pacchetto di sigarette tra 15 e 20 centesimi rischia di contrapporre i fumatori tradizionali rispetto a quelli che sono già passati al tabacco riscaldato e alla sigaretta elettronica.Infatti la decisione prevista nella bozza di manovra di aumentare il peso delle accise graverà principalmente sui prodotti da fumo tradizionali, mentre su tabacco riscaldato l’aumento già previsto dalla manovra 2022 viene diluito su un arco temporale di tre anni. Una differenza che mette sugli scudi i produttori di sigarette tradizionali.

Le stime sull’aumento

Secondo i calcoli di Bat (British american tobacco) Italia, su un pacchetto da 6 euro l’incremento 2023 sarebbe pari a 21 centesimi, mentre su un pacchetto da 5 euro sarebbe addirittura di 36 centesimi. Pertanto, ad avviso della società produttrice, «tale provvedimento inciderebbe sulla fascia di prodotto più diffusa sul mercato». Ma non solo, perché sempre a suo avviso, si tratterebbe di un intervento «distorsivo della concorrenza».

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Le ricadute sulla filiera

Per Bat l’iniziativa del governo è «insostenibile» ed esprime «preoccupazione per i suoi effetti gravemente distorsivi sotto il profilo della neutralità sulle dinamiche di mercato, nonché tale da avere un impatto negativo su una filiera tutta italiana su cui Bat da anni continua ad investire, ivi incluso, da ultimo, il nuovo centro di produzione insediato a Trieste, l'innovation hub: un investimento da 500 milioni che crea 2.700 posti di lavoro diretti e indiretti, in corso avanzato di avviamento con la prima linea produttiva operativa sin dalla fine di dicembre del corrente anno».

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