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Manovra, il malessere non riguarda solo le imprese

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Chi l'avrebbe mai detto: anche le coop si schierano accanto agli industriali nella crociata montante contro la manovra messa in piedi dal governo gialloverde. Oggi il vicepremier Salvini ha chiesto, un po' stizzito, di lasciare lavorare il governo in pace - anche perché, a suo dire, gli stessi imprenditori sarebbero rimasti con le bocche rigorosamente cucite in altri tempi, con altri che sedevano a Palazzo Chigi – ma non ha poi sottolineato il fatto che la marea montante delle proteste non vede adesso in piazza solo la Confindustria, ma tutto il mondo produttivo.

Se viale dell'Astronomia è ben decisa a far sentire la sua voce proprio per evitare equivoci (e la conferma è arrivata proprio dal successo del grande incontro di ieri a Torino al di là del “sì-Tav”), anche le altre organizzazioni si sono, insomma, ampiamente mobilitate. Sull'argomento, basta sentire, direttamente, il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia all'indomani della manifestazione piemontese: «La prima cosa da rilevare è che il fronte del malessere nei riguardi dell'esecutivo si è molto allargato comprendendo anche i costruttori, i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori e i cooperatori. In sintesi, tutti i protagonisti dell'economia reale in un Paese che è la seconda manifattura d'Europa».

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Quello che è successo lunedì a Torino è, dunque, molto importante: «D'ora in avanti - sottolinea il “numero uno” di Confindustria - questa maggioranza di governo non potrà più sostenere che sono i soliti poteri forti a criticare la manovra». Ribadisce ancora una volta Boccia: «A dire “no” all'immobilismo e all'assistenzialismo e “sì” alla crescita e alle infrastrutture è proprio l'intero popolo dei produttori che chiede con forza politiche per lo sviluppo al fine di evitare la procedura d'infrazione in Europa e di assicurare all'Italia il futuro che merita».

Su un punto Confindustria e Salvini sembrano, però, d'accordo: il braccio di ferro con l'Europa non deve riguardare i decimali in più o in meno nel rapporto deficit/Pil, ma la qualità dei provvedimenti economici in cantiere. Se il ministro dell'Interno ha oggi mandato un altro messaggio a Bruxelles sostenendo che la manovra è seria e «non dipende dallo zero virgola, ma dai contenuti», il presidente Boccia è stato, a sua volta, molto chiaro: «Il punto non è di quanto sforiamo, ma quale effetto sulla crescita avrà la manovra, quanta più occupazione genererà». Ecco il vero problema sul tappeto: la “decrescita felice”, soprattutto in questi tempi dove non si cresce più almeno in Italia, sarebbe un “harakiri” pazzesco. E nessuno ha la stoffa del “samurai”.

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