Cabina di regia alle 17

Pensioni, riforma con Ape e Opzione donna ma con i sindacati è fumata nera

Draghi lascia l’incontro con le sigle dopo due ore per «precedenti impegni», le confederazioni non gradiscono. Sul tema manca la sintesi anche con la Lega

Aggiornato il 27 ottobre 2021, alle 12:34

Pensioni, Landini: "Con 600 milioni non fai una riforma degna"

4' di lettura

Si dovrebbe tenere nel pomeriggio dopo il Consiglio dei ministri (sul tavolo il decreto per accelerare l’attuazione del Pnrr), attorno alle 17, la cabina di regia in vista del varo della manovra. Sul fronte pensioni da un lato c’è l’ipotesi della proroga secca di un anno di Opzione donna che consentirebbe alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni d’età (59 se «autonome») e 35 di versamenti usufruendo di un assegno interamente «contributivo». Dall’altro prolungamento di almeno 12 mesi dell’Ape sociale, con l’estensione della platea a nuove categorie di lavoratori impegnati in attività «gravose».

Queste le ultime due tessere che sarebbero state inserite nel complesso mosaico previdenziale del dopo Quota 100. Un quadro che dovrebbe essere completato dal nuovo sistema di Quote bocciato però, nella notte tra martedì e mercoledì 27 ottobre, a Palazzo Chigi dai sindacati, in pressing per ottenere una riforma organica con una vera flessibilità in uscita. Per non dire della Lega che sta ancora trattando con il premier Mario Draghi e il ministero dell’Economia.

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Intesa tutta da trovare

Tutto questo per dire che l’intesa sulle pensioni, dentro è fuori la maggioranza, è insomma ancora da trovare. L’ultima opzione all’esame dei tecnici è stata costruita attorno al requisito fisso dei 41 anni di contributi, sulla falsariga di quella «Quota 41» cara al Carroccio (possibilità di uscita al raggiungimento appunto del quarantunesimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica).

Il percorso sarà graduale, ma si tornerà al sistema ordinario delle pensioni disegnato dalla legge Fornero. Draghi lo ribadisce al tavolo con i sindacati convocato a Palazzo Chigi, a quarantotto ore dal varo della manovra, attesa in Consiglio dei ministri giovedì. È una doccia fredda, per Cgil, Cisl e Uil che chiedevano una riforma complessiva delle pensioni.

Draghi si alza «per un altro impegno»

I toni si sono inaspriti martedì sera soprattutto quando, dopo poco meno di due ore il premier, «per un altro impegno», ha lasciato il tavolo e ha affidato il confronto ai suoi ministri. E non sono bastate le rassicurazioni sul percorso graduale di uscita da Quota 100 e neanche l’annuncio della proroga di un anno di Opzione donna e dell’Ape social, con estensione ad altre categorie di lavori gravosi. I sindacati vedono «luci e ombre», ma sentenziano che l’incontro non è andato bene: non c’è accordo sulle pensioni ma anche sugli ammortizzatori sociali e sul taglio delle tasse, che temono sbilanciato in favore delle imprese. Dopo il varo della legge di bilancio, valuteranno le modalità di una «mobilitazione». Non c’è ancora la quadra sulla manovra di Draghi.

Draghi a sindacati: uniti per tutela lavoratori oggi e domani

«Il multilateralismo non riguarda soltanto i Governi, ma anche le parti sociali. La riunione di oggi ne è la dimostrazione. Voi sindacati avete un ruolo molto importante da svolgere. La tutela dei più deboli, ovunque essi siano, ci unisce. Insieme, dobbiamo fare in modo che innovazione e produttività vadano di pari passo con equità e coesione sociale. E farlo pensando non solo ai lavoratori di oggi, ma anche a quelli di domani» ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso dell’incontro con i sindacati rappresentanti della Presidenza del Labour 20.

I sindacati: «Risposte o mobilitazione»

Si tratta, come abbiamo visto, sul meccanismo che sostituirà Quota 100, ma i partiti litigano pure su come usare gli 8 miliardi a disposizione per il taglio delle tasse: sarà deciso nel corso dell’iter in Parlamento della legge di bilancio. Quanto ai sindacati, all’uscita da Palazzo Chigi, dopo tre ore di confronto prima con Draghi, poi con i ministri Franco, Orlando e Brunetta, le parole sono assai dure. Luigi Sbarra della Cisl parla di «grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali»: le misure sono «largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza», aggiunge. E chiosa: «Restiamo fiduciosi che il Governo che conosce le nostre priorità rifletta e torni sui suoi passi»

Non bastano «soli» 600 milioni, sottolineano Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil: «non è una riforma degna di questo nome». Quindi, sciopero generale? «Se giovedì il governo confermerà questa impostazione, valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione», risponde Landini.

Il governo: i «saldi» non si cambiano

Ma i saldi della manovra, già indicati a Bruxelles con il Dpb, non possono - afferma il governo - cambiare. Anche se il ministro Renato Brunetta, che dopo l’uscita di Draghi prova a fare il mediatore in una riunione in cui - raccontano - i toni si fanno via via più accesi, spiega che porterà al premier la valutazione di alcuni aspetti concreti, non escludendo neanche nuovi incontri. Il ministro ai segretari confederali porta una proposta di nuove risorse per la Pa. Quanto alla fase transitoria dopo Quota 100, il governo continua a proporre un meccanismo graduale. La Lega propone una mega-uscita a 63 o 64 anni nel solo 2022, per rinviare un intervento più complessivo al prossimo governo. Ma sarebbe una misura «elettoralistica», viene obiettato. Serve un meccanismo graduale, a partire dalla proposta di Quota 102 e Quota 104, secondo il ministro dell’Economia.

Alla Lega piace «quota 41»

Allora si faccia «quota 41», rilancia Matteo Salvini, che propone al governo di fissare l’età minima di 62 anni, con 41 di contributi. Le prossime ore serviranno a definire un’intesa in maggioranza. Intanto il Pd incassa l’allargamento dell’Ape social ai gravosi e la proroga di Opzione donna, chiesta da tutti i partiti. Servirebbe fare di più «per i giovani», chiede Antonio Misiani, con una rivalutazioni delle pensioni col contributivo al minimo.

Draghi dovrebbe convocare il Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio per giovedì e un’altra riunione mercoledì per approvare il nuovo decreto Recovery, per accelerare l’attuazione con alcune norme e raggiungere una serie di «target»

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