commentodettagli

Manovra, i numeri grandi e piccoli qualcosa dicono

Grandi e piccoli numeri, destini incrociati. In attesa che si alzi il velo sulla manovra da 30 miliardi, prosegue il faticoso lavoro per far quadrare i conti

di Guido Gentili

default onloading pic
(AdobeStock)

2' di lettura

Grandi e piccoli numeri, destini incrociati. In attesa che si alzi il velo sulla manovra da 30 miliardi (entro il 15 ottobre presentazione alla Commissione europea del programma, entro il 20 ottobre presentazione in Parlamento della legge di bilancio 2020), prosegue il faticoso lavoro per far quadrare i conti. Dentro il Governo e dentro la maggioranza che lo sostiene, alle prese con il “sentiero stretto” (copyright l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan) che solitamente contraddistingue questa fase.

A grandi linee si conosce lo spartito della musica che verrà suonata (più continuità che discontinuità sul doppio fronte, alto debito e scarsa spinta alla crescita), ma uno sguardo un po' diverso alla dimensione di qualche numero può essere utile.

Partiamo da quelli piccoli. Privatizzazioni: 0 per il 2019, 0,2% in rapporto al Pil per il triennio 2020-2022. Significa una pagina chiusa. Dietro, la presa d’atto (realistica, dopo la prospettazione del primo governo Conte di una manovra da ben 18 miliardi per il 2019) che erano introiti scritti sulla sabbia e immaginati come una partita di giro contabile. E per il futuro? Non pare proprio che la bussola del nuovo esecutivo giallorosso le abbia a cuore. Del resto (vedasi caso Alitalia) la strada va in direzione opposta.

Altro piccolo numero: 0,15% del Pil nel 2020. È quello relativo alla riduzione del cuneo fiscale (2,7 miliardi, che saliranno allo 0,3% nel 2021). Agli albori del nuovo governo e sollecitata da tutte le parti sociali, sembrava che tutte o quasi le carte avrebbero puntato questo obiettivo di svolta. Non è andata così, e fa una qualche impressione vedere lo 0,15% in rapporto a quei ben 7 miliardi (ecco un numero grande, con sullo sfondo le ricorrenti “manette”) indicati a titolo, malfermo sul terreno delle coperture, di lotta all’evasione fiscale.

Quanto al taglio delle spese, le “misure di efficientamento” (leggasi la spending rieview, di fatto leggenda delle cronache economiche dal lontano 1971), segnano uno 0,1%. In attesa della prossima (s)volta.

E i grandi numeri? Abbiamo visto quello relativo alla lotta all'evasione. Ma ce ne sono di molto più grandi. Ad esempio, il vice ministro dell’Economia Antonio Misiani (Pd) ha spiegato che «si liberano spazi per le prossime manovre e che saranno approvati 50 miliardi di risorse che si aggiungono a quelle già stanziate con le ultime tre leggi di bilancio, circa 120 miliardi, e che finanzieranno un piano di investimenti pubblici che si concentrerà sulle politiche ambientali e sulle infrastrutture sociali, a partire dagli asili nido. Cinquanta miliardi per i prossimi 15 anni, il maggiore finanziamento pluriennale mai deciso con una manovra di bilancio» (Corsera, 10 ottobre 2019).

La storia italiana è ricolma di stanziamenti promessi, annunciati, postati anche in bilancio e poi non spesi o destinati altrove, comunque evaporati. Ed anche le cronache più recenti parlano di “cabine di regìa” inceppate e cantieri fermi. I grandi numeri dicono anche questo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...