numeri a rischio al senato

Manovra, ok della Camera alla fiducia. Mdp non partecipa al voto

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(ANSA)


3' di lettura

Ok della Camera alla fiducia al governo sulla manovra economica con 315 voti a favore, 142 contrari e cinque astenuti. L’Assemblea è passata all’esame degli ordini del giorno, che saranno votati domattina, quando si terrà anche il voto finale sul provvedimento, che a quel punto sarà trasmesso al Senato. La votazione è avvenuta sul maxiemendamento identico al testo licenziato dalla commissione Bilancio di Montecitorio. Ad astenersi sono stati quattro deputati di Scelta Civica - Ala (D'Agostino, Lainati, Vezzali e Zanetti) e Lacquaniti del gruppo Misto. Nessuno dei deputati di Mdp ha risposto alla chiama, così come i cinque della componente Udc del gruppo Misto.

Web tax ‘transitoria', rimborsi Iva più rapidi nel quadro dello ‘split payment' esteso ai professionisti e anticipazione della transizione agli indici sintetici di affidabilità fiscale, chiudendo così la partita degli studi di settore. Sono queste le principali novità fiscali introdotte dalla commissione Bilancio nella manovra correttiva da 3,1 miliardi per il 2017 concordata con l’Ue.

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Mdp non partecipa a voto fiducia
Tra i partiti di maggioranza, Mdp non ha partecipato al voto di la fiducia, contestando la soluzione trovata dal Pd sul “dopo voucher” (ossia il «contratto di prestazione occasionale» online e semplificato, che potrà essere utilizzato solo dalle piccolissime aziende, fino a 5 dipendenti, ed entro un tetto complessivo di 5mila euro). Una soluzione, quella del «contratto di prestazione occasionale» che ha messo in difficoltà anche l’area dem vicina al ministro Andrea Orlando, con alcuni 'orlandiani' che non hanno partecipato al voto sull’emendamento, ma che non hanno messo in discussione il sì alla fiducia chiesta dal governo. «Reputo sbagliato nel merito ridare spazio ad un nuovo strumento di precarietà senza alcuna condivisione con le associazioni dei lavoratori. E ritengo inaccettabile la scelta di raggirare il referendum e tutti gli italiani che hanno firmato i quesiti referendari. Per questo motivo oggi non voterò la fiducia al governo», ha ribadito oggi il coordinatore di Mdp Roberto Speranza.

Numeri a rischio al Senato
Se a Montecitorio la maggioranza non corre rischi, a palazzo Madama i numeri non sono blindati. E comunque se la manovra dovesse passare con un 'pezzo' della maggioranza che non vota la fiducia, politicamente per il governo si aprirebbe un problema. Soprattutto se dovessero arrivare i voti dei verdiniani di Ala, al momento formalmente fuori dalla maggioranza. Si configurerebbe infatti una crisi politica con cambio di maggioranza. Il caso si inserisce nel dibattito sull’ipotesi del voto a settembre in relazione all’accelerazione impressa dal leader del Pd Matteo Renzi sulla legge elettorale.

Le novità introdotte nella manovra
A Montecitorio hanno fatto il loro ingresso nel maxi decreto le misure per facilitare la cartolarizzazione dei crediti deteriorati ed escludere i fondi pensione (ma non le Casse di previdenza) dal rischio bail in. Addio alle monetine da 1 e 2 centesimi. Come chiedevano le imprese è stata poi riscritta la stretta sull'Ace (Aiuto alla crescita economica) con una rimodulazione del coefficiente su cui calcolare la base Ace che non sarà più sugli ultimi 5 anni. Confermata invece la versione originaria della manovra sul versante delle clausole di salvaguardia fiscali che restano fissate, seppure in forma in parte ridotta, al 1° gennaio 2018, ma per un importo più contenuto: 15,2 miliardi anziché 19,6. Il Governo, comunque, conferma l'impegno di una sterilizzazione completa.

Sul fronte fiscale da segnalare: l'avvio di un percorso che dovrà portare a una tassazione anche dei giganti del web (la cosiddetta “web tax transitoria”); il taglio di almeno 25 giorni nei tempi di erogazione dei rimborsi Iva, soprattutto quelli legati allo split payment sempre più a maglie larghe; addio agli studi di settore con l'introduzione per 3,5 milioni di contribuenti degli indici di affidabilità fiscale.

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