a bruxelles

Manovra, ok Eurogruppo a opinione Commissione Ue

dal nostro corrispondente Beda Romano


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2' di lettura

BRUXELLES – E' ancora incertissimo l'esito del negoziato in corso tra Roma e Bruxelles sulla Finanziaria del 2019. Dopo un mese e mezzo di tira-e-molla, il governo Conte sta tentando di evitare una procedura per debito eccessivo. Intanto, i paesi membri della zona euro hanno fatto proprie le opinioni di bilancio presentate in novembre dalla Commissione europea, che ha ritenuto il bilancio programmatico italiano in aperta violazione del Patto di Stabilità.
Secondo una dichiarazione trapelata mentre la riunione era ancora in corso, i ministri delle Finanze hanno sostenuto la valutazione della Commissione sulla finanziaria dell'Italia. Hanno quindi raccommandato al paese di introdurre le misure necessarie per rispettare il Patto. Non hanno menzionato la minacciata procedura per debito eccessivo, sostenendo invece “il dialogo” tra Roma e Bruxelles. A questo riguardo, la posizione della Commissione appare ancora guardinga.

«È positivo che le ultime settimane abbiano fatto emergere un cambio di tono. Il governo italiano è pronto a discutere a impegnarsi - ha detto il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis all'inizio di una due-giorni di riunioni a Bruxelles a livello di ministri delle Finanze -. Non si tratta solo di cambiare tono alla discussione, ma di avere una sostanziale correzione del percorso di bilancio». L'Italia ha presentato per il 2019 un deficit in forte aumento, al 2,4% del Pil.

Dal canto suo, il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha spiegato che «resta ancora uno scarto significativo tra la valutazione dell'Italia e le richieste del Patto di stabilità». Per questo motivo, Bruxelles continuerà «a preparare le decisioni» sulla procedura per debito eccessivo. Sia il governo sia la Commissione dovrebbero avere interesse a evitare una procedura per debito eccessivo contro l'Italia. Basterà questo interesse perché le parti trovino un accordo?

«Sembra vi sia grande desiderio da parte italiana di evitare una procedura. Sanno che ciò significa uno sforzo strutturale e quindi un deficit nominale ben inferiore al 2,2% di cui si parlerebbe attualmente», spiega un esponente comunitario. «Nei fatti, si tratta di mettere mano alle due iniziative più dispendiose: la riforma pensionistica e il reddito di cittadinanza», nota un altro funzionario comunitario. Per tutta risposta, il premier Giuseppe Conte spiegava: «Non sto lavorando a un deficit sotto al 2% del Pil».

Al netto delle necessarie misure di politica economica, il governo Conte potrà tentare di utilizzare flessibilità di bilancio per spese una tantum nel campo infrastrutturale o per far fronte alle intemperie climatiche. Al tempo stesso, i dati economici del terzo trimestre hanno mostrato una preoccupante contrazione dell'economia, che da un lato indurrà a una probabile revisione delle previsioni di crescita e di deficit, e dall'altro potrebbe essere anch'essa di aiuto in fase di negoziato.

C'è da chiedersi poi se la grave situazione sociale in Francia, dove il governo potrebbe essere costretto ad aumentare la spesa, possa comportare un ritorno del deficit francese sopra al 3,0% del Pil nel 2019, annacquando per così dire la particolarità del caso italiano. In conclusione, al netto di modifiche del bilancio, rimane sul tavolo una raccomandazione comunitaria in vista di un procedura per debito eccessivo già il 19 dicembre, a meno di un rinvio al 2019. La prossima riunione dell'Ecofin si terrà il 22 gennaio.

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