Tavoli tecnici M5S-Pd

Manovra, passi avanti sul cuneo. Serbatoio quota 100 per le risorse

Ieri primo round: intesa possibile anche sul salario minimo. Ape social strutturale: restyling di fondi e sperimentazione per uscite anticipate - Si punta alla flessibilità Ue

di Marco Rogari e Claudio Tucci


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Luigi Di Maio (Ansa)

3' di lettura

Confermare quota 100, ma con un restyling, accompagnato, forse, da una riduzione del periodo di sperimentazione. E trasformarla in uno dei serbatoi della prossima manovra, anche tenendo conto del flusso di domande fin qui presentate, più contenuto di oltre il 30 per cento rispetto alle previsioni iniziali. Le prove tecniche d’intesa tra M5S e Pd sui temi economici e, soprattutto, sulla delicata e complicata legge di bilancio per il prossimo anno, cominciano ad avere una prima base di partenza su cui rafforzarsi.

Dagli incontri tecnici di ieri, che hanno preceduto il confronto politico del primo pomeriggio tra i due gruppi parlamentari, e che proseguiranno nei prossimi giorni (forse già oggi), sono arrivate alcune indicazioni utili a costruire una strategia comune. Soprattutto sul fronte del welfare, dove quota 100 potrebbe essere oggetto di una rimodulazione, magari accorciando anche di un anno l’attuale sperimentazione triennale (ora prevista fino al 2021), rafforzando al tempo stesso però altri strumenti per non restringere le possibilità di uscita anticipata, in particolare per alcune categorie di lavoratori e per quelli coinvolti in crisi aziendali. Di qui l’ipotesi, all’esame delle due forze politiche, di rendere strutturale (ovvero permanente) l’utilizzo dell’Ape social, attualmente con un orizzonte a corto raggio, e di ampliare il bacino di lavori usuranti e gravosi (per i quali sono già previsti requisiti d’uscita agevolati) da escludere dai futuri aumenti automatici previsti dal collegamento con l’aspettativa di vita. «Un intervento quest’ultimo - sottolinea la responsabile welfare del Pd, Luisa Gnecchi - che potrebbe prendere forma sulla base delle indicazioni dell’apposita Commissione tecnico-scientifica» prevista dall’ultimo governo dem.

Per il reddito di cittadinanza non si profilerebbe invece alcun restyling ma solo alcuni perfezionamenti mirati a rafforzare il link, ancora non decollato, verso l’impiego. Del resto, l’ok alla misura, come strumento di contrasto alla povertà, è arrivato ieri anche dall’economista ed ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, in corsa per entrare nel nuovo esecutivo.

Il primo round tecnico avrebbe lasciato intravedere la possibilità di raggiungere un’intesa anche sul versante del lavoro, salario minimo compreso, seppure senza il vincolo dei 9 euro generalizzati fissati subito ex lege caro ai Cinque stelle. Convergenza non complicata pure sul taglio del cuneo. Anche se in questo caso molto dipenderà dalle risorse che saranno disponibili una volta individuate le coperture per le “poste obbligate” della prossima manovra, per le quali saranno necessari, come indicato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, 27,6 miliardi (23,1 per lo stop agli aumenti dell’Iva e il resto per far fronte alle “spese indifferibili” e a rifinanziamenti obbligati). Che potrebbe diventare 30-35 miliardi con interventi aggiuntivi, come ad esempio la dote per gli investimenti “green”, quelli che tengono conto della sostenibilità ambientale su cui anche ieri sarebbe stato riscontrato un punto di contatto. E tra i quali potrebbe essere compresa proprio una prima sforbiciata al cuneo.

In ogni caso, nelle intenzioni di M5S e Pd, i 30-35 miliardi dovrebbero rappresentare la dimensione massima della manovra, lontana quindi dai 50 miliardi evocati da Matteo Salvini. Entrambe le forze politiche contano molto sull’interlocuzione con la Ue, attraverso la quale sperano, anche se non lo confermano ufficialmente, di spuntare un terzo, o quasi, delle risorse necessario per la legge di bilancio: tradotto in numeri circa 10 miliardi.

    La fetta più cospicua dei due terzi mancanti, arriverebbe dall’effetto trascinamento dell’aggiustamento targato Conte-Tria scattato a luglio e dalle ulteriori minori spese e maggiori entrate da contabilizzare a fine anno. Una dote che comprende i risparmi da quota 100 e reddito di cittadinanza (almeno altri 1-2 miliardi in aggiunta agli 1,5 miliardi già ipotecati a luglio), e l’extra gettito fiscale, in primis dalla fatturazione elettronica. Altre preziose risorse arriveranno dalla minor spesa per interessi sul debito rispetto ai target iniziali. In tutto 8-10 miliardi, che potrebbero significativamente lievitare con la possibile rimodulazione degli stanziamenti fin qui previsti per quota 100 (21 miliardi tra il 2019 e il 2021, di cui 17 solo nel prossimo biennio), e un mix, seppure non troppo invasivo, di spending review e potatura di tax expenditures. Il tutto con un preciso paletto: nessun aumento della pressione fiscale che dovrà anzi ridursi.

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