LA REAZIONE DELLE BANCHE

Manovra, Patuelli: aumento fardello fisco indebolirebbe ripresa


Def, le dichiarazioni di Conte, Tria, Di Maio e Salvini

2' di lettura

«Aumentare la pressione fiscale sulle banche» non peserebbe solo sul settore «ma indebolirebbe o rallenterebbe la ripresa». Lo ha sottolineato il presidente Abi, Antonio Patuelli, nel suo intervento alla 50esima giornata del Credito. Secondo Patuelli, che non ha fatto accenni diretti alla possibilità ventilata dal governo di ridurre la deducibilità delle imposte differite attive (Dta), un aumento del peso del fisco sugli istituti di credito inciderebbe «su tutta la catena produttiva, il risparmio e il modello di business» delle banche che attualmente sono impegnate nel sostegno alle Pmi.

Boccia: positivo si inizi a parlare di crescita
All’incontro ha partecipato anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Interpellato sull’ultima formulazione della Nota di aggiornamento al Def, ha affermato: «Sono parzialmente soddisfatto: vediamo una riduzione del rapporto deficit /Pil e si inizia a parlare di crescita». «Vedremo l’impatto sulla crescita nel quale il Governo si gioca la sua credibilità. La politica si misura non sugli obiettivi ma sui risultati», ha continuato. «Alla politica economica chiedo se, oltre al contratto di governo, c’è la questione industriale. Ci si chiede quale Paese immaginare oltre l’orizzonte della manovra». Boccia ha anche osservato che è vero che c’è una fragilità dell’industria italiana ma ci sono dei fattori esogeni che la determinano. Tra questi Boccia ha indicato i maggiori costi dell’energia, lo spread tra i titoli di Stato ed ha ricordato che c’è anche una potenzialità inespressa sulla quale deve intervenire la politica economica.

Patuelli: aumento fisco su banche indebolisce ripresa
Secondo Patuelli tornare indietro con una tassazione di alcune «spese forzate» delle banche non inciderebbe solo sull’attività degli istituti ma sulla dinamica del risparmio e sulle scelte dei modelli di business dei player creditizi che finora hanno portato al finanziamento delle piccole e medie imprese italiane. Il presidente dell’Abi aggiunge di essere preoccupato per la mancanza di cantieri sul completamento della costruzione europea, «da troppi anni si è in mezzo al guado», e la mancanza di una spinta comune verso la realizzazione dell'Europa sta rendendo ancora più elevata la competitività tra le politiche nazionali.

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