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Manovra promossa a metà: «Silenzio su carenza medici e livelli di assistenza dimenticati»

A puntare il dito sul “bicchiere mezzo vuoto” della manovra per la sanità è il think tank Fondazione Gimbe, che all'avvio dell'iter parlamentare del Ddl ha pubblicato una disamina delle misure in arrivo e di quelle che mancano.

di Barbara Gobbi


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2' di lettura

Buio pesto sul personale e Livelli essenziali d’assistenza dimenticati. Eppure, proprio la carenza di medici e le disuguaglianze nell’accesso alle cure sono tra i cavalli di battaglia insieme all'eliminazione del superticket (a partire da settembre 2020) del ministro per la Salute Roberto Speranza. La legge di Bilancio così come inviata in Parlamento però su quei due fronti tace, così come sulle risorse per il 2022 e sui Fondi per i medicinali innovativi.

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A puntare il dito sul “bicchiere mezzo vuoto” della manovra per la sanità è il think tank Fondazione Gimbe, che all’avvio dell'iter parlamentare del Ddl ha pubblicato una disamina delle misure in arrivo e di quelle che mancano. «Il testo inviato alle Camere presenta incertezze e ambiguità – afferma il presidente Nino Cartabellotta che pure dà conto di un «seducente vestito confezionato per la sanità» –: dalla mancata esplicitazione dell'incremento del Fondo sanitario nazionale per il 2020-2021 all'omessa definizione delle risorse per il 2022; dal silenzio sui fondi per i farmaci innovativi all'istituzione di un Fondo per “disabilità e non autosufficienza” senza precisare se integri o meno quello esistente, ben più corposo. Riguardo alla tutela dell'universalismo – afferma ancora Cartabellotta - grande merito al ministro Speranza di aver definitivamente eliminato il superticket: tuttavia, visto che l'articolo 32 della Costituzione rappresenta il faro del suo programma è indispensabile che Governo e Parlamento lo supportino, vincolando almeno 1 miliardo di euro per sdoganare i nuovi Lea e soprattutto, concretizzando un rilancio delle politiche per il personale sanitario che non hanno diritto di cittadinanza nel testo della manovra».

I Livelli essenziali di assitenza dimenticati
Nel dettaglio, ricordano ancora dalla Fondazione, dalla pubblicazione a gennaio 2017 dei nuovi Lea i nomenclatori tariffari su specialistica e protesica restano “ostaggio” del Mef per mancata copertura finanziaria, impedendo l'esigibilità delle nuove prestazioni nella maggior parte delle Regioni. Le stime per la copertura oscillano tra 800 milioni (Ragioneria Generale dello Stato) e 1,6 miliardi (Conferenza Regioni e Province autonome): da qui la richiesta di riservare almeno un miliardo ai Livelli essenziali.

Silenzio sull’allarme carenza medici
L’articolo 13 del Ddl di Bilancio incrementa le risorse a carico dello Stato da destinare alla contrattazione collettiva nazionale nel 2019-2021 con aumenti retributivi (1,3% nel 2019, 1,9% nel 2020, 3,5% dal 2021) per il personale della Pa. Ma per il personale dipendente e convenzionato del Ssn gli oneri rimangono carico dei bilanci delle relative amministrazioni ed enti. «Traducendo il politichese – puntualizza Cartabellotta – non esistono risorse dedicate per i rinnovi contrattuali del personale sanitario e le Regioni dovranno reperirle dal Fondo unico indistinto». Tutto tace anche rispetto all'attuazione del decreto Calabria, che a primavera scorsa aveva sbloccato il turnover del personale consentendo un +5% sull'incremento del Fsn. Chissà che in sede di conversione queste misure non trovino spazio, recependo almeno in parte il lavoro parallelo in corso tra Regioni e ministero per il rinnovo del Patto per la salute (entro il 31 dicembre, come la manovra) e le proposte dei governatori per tamponare l’emergenza medici.

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