l’iter della legge di bilancio

Manovra in ritardo, salta la terza lettura in Senato. I precedenti solo nel 2010, 2011 e 2016

L’iter breve della manovra circoscritto solo ai casi di crisi politica o economica in corso

di Andrea Marini


Vertice su Manovra, conferenza stampa a Palazzo Chigi

3' di lettura

Manovra alla volata finale al Senato. L’ok dovrebbe arrivare prima di sabato 14 dicembre (la manovra sarà votata in Aula al Senato venerdì mattina), per poi passare blindata alla Camera e avere l’ok definitivo prima di Natale. Il lungo iter a Palazzo Madama (dove il testo è stato presentato dal governo il 2 novembre) ha reso impossibile per la Camera di apportare le sue modifiche, pena il rischio di non approvare il testo entro il 31 dicembre e arrivare dunque all’esercizio provvisorio. Un iter “abbreviato” che nella seconda repubblica ha solo tre precedenti (e tutti per casi eccezionali): nel 2010, nel 2011 e nel 2016.

L’iter standard con tre letture
Per legge il governo approva la manovra in consiglio dei Ministri il 15 ottobre, per poi presentarla in parlamento (alla Camera o al Senato) il 20 ottobre (anche se questa scadenza non viene mai rispettata e il testo arriva in parlamento a inizio novembre). Il disegno di legge viene prima modificato da una camera, poi passa all’altra che approva i suoi emendamenti. Quindi ritorna blindato (quasi sempre con la richiesta di fiducia) alla prima camera per avere l’ok definitivo entro Natale (o al massimo tra Natale e Capodanno) senza essere più toccato.

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La protesta della Lega
«Sarebbe stato meglio fare le due lettura parlamentari, non sono affatto contento di questo», ha ammesso il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha aggiunto: «ma ci sono ragioni abbastanza oggettive: il governo si è insediato tardi (il 5 settembre, ndr), il lavoro di preparazione della manovra è iniziato dopo rispetto a quando sarebbe dovuto iniziare». Tuttavia il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi (Lega) ha attaccato: «Se la manovra arrivasse qui con la fiducia non ci sarebbero precedenti e allora altro che l'intervento della Consulta dell’anno scorso...».

2016 e il referendum costituzionale
In realtà, anche se pochi e tutti per motivi eccezionali, ci sono casi di “iter corti” della manovra. Il più recente è quello del 2016: l’allora premier Matteo Renzi aveva annunciato le sue dimissioni in caso di sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre. Per evitare che l’eventuale crisi di governo (che effettivamente ci fu) mandasse a gambe all’aria la manovra, il testo fu modificato solo dalla Camera e arrivò blindato al Senato che lo licenziò il 7 dicembre.

La crisi finanziaria del 2011
Nel 2011 a causare l’iter abbreviato fu la crisi finanziaria che poi portò alla caduta del governo Berlusconi e alla nascita dell’esecutivo guidato da Mario Monti (che a fine anno varò poi il decreto salva-Italia). Il testo fu approvato definitivamente dalla Camere il 12 novembre dopo il precedente disco verde del Senato.

La crisi politica del governo Berlusconi del 2010
Nel 2010 a provocare l’iter abbreviato fu la rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. La neonata formazione del presidente della Camera, Futuro e libertà presentò una mozione di sfiducia a inizio dicembre contro il governo Berlusconi, a cui si unì l’opposizione. L’accordo preso insieme al capo dello Stato Giorgio Napolitano fu quello di mettere prima in sicurezza la manovra: il testo fu approvato prima dalla Camera e poi (blindato) al Senato che lo licenziò il 7 dicembre. La mozione di sfiducia venne votata il 14 dicembre dalla Camera, ma non passò per alcune defezioni.

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