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Manovra, su rottamazione delle multe ultima parola ai sindaci

Prendono forma i correttivi del Governo. Nella sua versione definitiva la manovra dovrebbe affidare ai primi cittadini la scelta se stralciare o meno le vecchie multe. Verso l'aumento a 8.000 euro della decontribuzione per le assunzioni degli under 36

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Manovra, scontro tra governo e sindacati

3' di lettura

Gli automobilisti alle prese con vecchie multe devono aspettare prima di festeggiare lo stralcio o la cancellazione di sanzioni e interessi quando l’importo in gioco supera i mille euro. Perché tra i correttivi che il ministero dell’Economia sta studiando per la legge di bilancio c’è un meccanismo che affida ai sindaci la decisione sulla chiusura dei verbali non riscossi. La novità servirebbe a minimizzare l’impatto sui conti dei sindaci, che hanno quantificato il colpo in 300 milioni di euro e ovviamente premono perché la perdita sia compensata, ma anche a risolvere un problema tecnico che si ripresenta puntuale a ogni stralcio e rottamazione: perché le multe sono appunto “sanzioni”, e non si prestano al principio della rottamazione che per evitare il condono cancella sanzioni e interessi mantenendo l’obbligo di pagare l’imposta dovuta. Nel caso delle multe, se si toglie la sanzione non resta nulla da pagare. Nella sua versione definitiva la manovra dunque dovrebbe affidare ai sindaci la scelta se stralciare o meno, parzialmente (interessi) o totalmente, le vecchie multe.

Tecnici Mef al lavoro anche su criptovalute ed extraprofitti

Ma non ci sarà soltanto la rottamazione tra le misure del capitolo fiscale in corso di revisione. I tecnici del  Mef sono già al lavoro per aggiustare il tiro sulle criptovalute, sulle omesse dichiarazioni e sugli extraprofitti 2022 alla luce della sentenza del Consiglio di Stato della scorsa settimana.

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Mentre arriva puntuale la pioggia dei 3.104 emendamenti parlamentari, nonostante i tentativi di concordare fra maggioranza e opposizione un numero ridotto di correttivi per non mettere a rischio il cammino a tappe forzate della legge di bilancio (se ne riparlerà domenica con i segnalati), le novità più importanti arrivano dalle proposte in costruzione da parte del governo, che ovviamente imboccano la corsia preferenziale per l’approvazione.

Decontribuzione per le assunzioni degli under 36

Tra quelle discusse mercoledì mattina dalla premier Meloni, accompagnata dal ministro dell'Economia Giorgetti, e i capigruppo della maggioranza, spicca l'ipotesi di alzare da 6mila a 8mila euro il limite alla decontribuzione per le assunzioni e le stabilizzazioni degli under 36 (il taglio contributivo riguarda anche ultracinquantenni e percettori del reddito di cittadinanza), per arrivare a un sostanziale azzeramento effettivo del cuneo fiscale in questi casi. L'aumento del limite va incontro a una richiesta di Forza Italia, che è tornata a premere anche per un aumento delle pensioni minime almeno in forma riservata a chi ha più di 75 anni. Sul punto l'ultima parola toccherà però ai numeri elaborati dal ministero dell'Economia, già alle prese con la revisione di opzione donna per escludere la variabile figli dal calcolo dei requisiti, in un terreno reso già impervio dalla corsa della spesa previdenziale che l'anno prossimo toccherà i 313 miliardi secondo l'Istat per superare i 352 miliardi nel 2025.

Cabina di regia sulla legge di bilancio

I binari, politici e contabili, per le modifiche alla manovra restano dunque strettissimi, e il vertice di mercoledì non ha potuto risolvere tutte le questioni aperte che saranno affrontate da una cabina di regia sulla legge di bilancio fra governo e maggioranza. Che si occuperà anche del nuovo limite ai pagamenti che non fa scattare la sanzione quando l'esercente pretende i contanti. Nella riunione con i capigruppo Meloni ha ribadito la disponibilità a ridiscendere da quota 60 euro senza però mettere in discussione un principio che giudica irrinunciabile, portando a sostegno della tesi anche le richieste arrivatele dai commercianti che incontra nella vita di tutti i giorni (sul tavolo è finito il caso dell'edicolante del premier).

L’occasione del vertice è stata utile a Meloni e Giorgetti anche per motivare il “no” allo scudo salva-debiti delle società di calcio, proposto da maggioranza (con l’eccezione della Lega) e larghi settori dell’opposizione. I club, è il principio ribadito al vertice, vanno trattati come tutte le altre imprese. Anche per questo il ministro dello Sport Andrea Abodi nel question time alla Camera ha annunciato ieri di lavorare a una soluzione che riguardi tutte le imprese anche per scongiurare possibili contestazioni di aiuti di Stato.

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