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Manovra: sale al 40% la quota rosa nelle società quotate

Il termine potrebbe ingannare: in realtà si tratta di norme antidiscriminatorie che hanno l’obiettivo di permettere un’equa partecipazione di donne e uomini

di Nicoletta Cottone


Manovra: sale al 40% la "quota rosa" nelle società quotate

3' di lettura

Si innalza dal 30 al 40% la cosiddetta “quota rosa” nei Cda delle società quotate. Ha avuto, infatti, il via libera della commissione Bilancio del Senato, l’emendamento alla manovra presentato da Donatella Conzatti (Italia viva), che ha ottenuto un consenso trasversale. Di fatto l’emendamento estende e proroga le disposizioni previste dalla legge del 2011 Golfo-Mosca che introdusse una “quota rosa” per i consigli di amministrazione e di controllo delle società quotate. Lo fa modificando il Testo unico della finanza, agli rticoli 147-ter e 148.

Un nuovo traguardo più ambizioso
«Se l’obiettivo è raggiungere la parità, è giusto avere un traguardo più ambizioso, ci siamo detti. E grazie a un appoggio trasversale, abbiamo raggiunto l’obiettivo», sottolinea al Sole 24 Ore la senatrice Donatella Conzatti. In favore hanno votato non solo la maggioranza, ma anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. «L’Europa ha fatto un grande appello alla pluralità di idee e competenze per performance migliori. L’emendamento ha una duplice visuale: equità e parità di genere da una parte e performance migliori dall’altra». Un quaderno di finanza targato Consob ha analizzato l’impatto delle quote di genere sulla qualità dei board e sui risultati delle quotate negli anni 2008-2016. L’entrata delle donne ai vertici ha ridotto l’età media dei consiglieri, aumentato la diversità sul fronte di età, background professionale. Ed è aumentato il livello medio di istruzione. «Restano ancora paletti da abbattere - sottolinea Donatella Conzatti - perché ancora nei ruoli di vertice le donne sono solo il 5 per cento. Comunque un solco è stato tracciato, ora bisogna andare ancora avanti».

La novità dal prossimo rinnovo
Le novità sulle quote rosa si applicano a decorrere dal primo rinnovo degli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate, successivo all’entrata in vigore della norma. E si applicano per sei mandati consecutivi. La Consob comunicherà annualmente al Dipartimento delle Pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio gli esiti delle verifiche sull’attuazione della norma.

Cosa succede a chi non rispetta le regole
Invariate le sanzioni. Chi non rispetta le nuove regole riceverà una diffida della Consob a reintegrare il cda o i collegi entro quattro mesi. In caso di inottemperanza alla diffida nei cda, la Consob applica una sanzione pecuniaria da 100mila euro a un milione e fissa un nuovo termine di tre mesi per adempiere. E per chi ancora non rispetta le regole arriva la decadenza del consiglio d’amministrazione o degli organi di controllo. In caso di inottemperanza alla diffida per i collegi sindacali, sanzione da 20mila a 200mila.

Norme antidiscriminatorie
Il termine “quote rosa” potrebbe ingannare. In realtà si tratta di norme antidiscriminatorie che hanno l’obiettivo di permettere un’equa partecipazione di donne e uomini. Stabilisce, infatti, che una percentuale di posti sia riservata non agli uomini o alle donne, ma al genere sottorappresentato. Una misura che ha raggiunto l’obiettivo, visto che alla fine del 2011 la presenza femminile nei board era di circa il 7 per cento. Un primo passo per il riequilibrio di genere nelle aziende, dove i dati di vertice vedono ancora troppe poche donne al comando. E dove ancora le disparità stipendiali sono forti.

La legge entrò in vigore nel 2012
La legge bipartisan, la 120/2011, prevedeva inizialmente che dal 2012 i Cda delle aziende quotate e delle società a partecipazione pubblica dovessero essere composti per un quinto da donne. Poi dal 2015 la quota rosa salì a un terzo. Dunque misure di garanzia per la partecipazione femminile che anticiparono la normativa europea: la Commissione Europea adottò una legge simile, su scala comunitaria, a novembre del 2012, su spinta di Viviane Reding, all’epoca commissaria per la giustizia. Ora, con il nuovo emendamento, un nuovo scatto in avanti del 10 per cento.

Obbligatorietà e sanzioni hanno favorito il rispetto delle norme
Vista l’obbligatorietà della legge e le pesanti sanzioni previste in caso di violazione, la percentuale di donne nei board è aumentata fino a raggiungere il 36 per cento.

Per approfondire
Alley Oop - A che punto siamo in Italia con la parità di genere?
Quote rosa nei cda: respinte le modifiche del Governo
Infodata - Quote rosa: solo 18 donne ricoprono il ruolo di amministratore delegato

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