decreto fiscale verso Palazzo Chigi

Manovra, scontro sulla «pace fiscale». Subito il taglio delle pensioni d’oro (dai 4.500 euro in su)

Sanatoria anche per multe e bolli auto: cancellati i debiti fino a mille euro

3' di lettura

Non c'è ancora un'intesa tra M5s e Lega sulla “pace fiscale”. È quanto spiegano fonti di governo al termine del pre-Consiglio riunitosi domenica sera a Palazzo Chigi. Assenti sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini, non sarebbe emersa una soluzione condivisa su uno dei nodi principali del decreto fiscale, atteso lunedì in Consiglio dei ministri. Sarà dunque un nuovo vertice politico, che dovrebbe svolgersi prima del Cdm, con il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier a dover trovare la sintesi.

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«Sui furbetti nessuna transigenza, ma ci sono milioni di italiani che convivono con le cartelle di Equitalia che li stanno portando alla disperazione o al suicidio. Uno Stato normale con questa gente ragiona, non continua a condannarla. Mi dicono “non si può”, ma volere è potere, andremo in fondo». Così il vicepremier Matteo Salvini durante il suo discorso all'assemblea di Confimi Industria a Monza.

Alla vigilia del consiglio dei ministri, il vicepremier Luigi Di Maio intanto annuncia l’ingresso di un nuovo vagone nel treno delle misure da approvare: « Tagliamo un miliardo di euro dalle pensioni d'oro» e il taglio - previsto in un Ddl ora in Parlamento - sarà subito anticipato nel decreto fiscale. Nel mirino le pensioni con importi dai 4500 euro netti in su. Sul provvedimento non mancano però diversio nodi da sciogliere, a cominciare dal capitolo relativo alla pace fiscale.

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«Nessuno si deve spaventare per lo spread, dimostreremo che i soldi ci sono ed è una manovra per il bene dell'Italia». Tra gli interventi che serviranno appunto a trovare le risorse per le misure bandiera del Governo giallo-verde - dal superamento della Fornero sulle pensioni all’avvio del reddito di cittadinanza -c’è anche il taglio delle pensioni d'oro che entrerà subito nel decreto fiscale in rampa di lancio senza aspettare l’iter del Ddl ora all’esame del Parlamento. Un taglio che partirà dalle pensioni di importo pari a 4.500 euro netti al mese in su. Al momento non esisterebbe alcuna ipotesi di abbassare la soglia a 3.500 euro.

Nella futura manovra ci sarà ovviamente spazio per il reddito di cittadinanza. E come ha annunciato lo stesso vice-premier Di Maio «aiuterà le persone in difficoltà», e «il 47% delle famiglie destinatarie sarà del centro-nord». Un’affermazione che sembra collegarsi anche alle parole del premier Conte che ha parlato di ipotesi di modulare le offerte di lavoro «anche su base geografica». La nuova misura, secondo Di Maio, aiuterà quasi un milione di bambini. «Su 10 miliardi, 6 miliardi andranno a famiglie con minori». «Queste famiglie - ha assicurato - avranno genitori che potranno ritrovare lavoro». Inevitabilmente, ha quindi aggiunto, il reddito «andrà solo agli italiani».

I tecnici di Palazzo Chigi e dei ministeri stanno lavorando alle ultime limature del testo. Nella serata di domenica si è riunito il pre-consiglio dei ministri presieduto dal premier Giuseppe Conte per affrontare gli ultimi nodi del decreto fiscale che dovrà trovare parte delle risorse necessarie per finanziare le misure della prossima legge di bilancio. Sul tavolo anche il documento programmatico di bilancio sulla manovra che dovrà essere inviato alla Commissione europea entro la mezzanotte di lunedì. Un documento importante con il menù delle misure in cantiere sul quale Bruxelles si pronuncerà. Oltre al ministro dell’Economia Giovanni Tria alla riunione del pre-consiglio hanno partecipato anche i ministri Riccardo Fraccaro, Paolo Savona, Alfonso Bonafede, Barbara Lezzi, Giulia Bongiorno, oltre ai sottosegretari Massimo Garavaglia e Laura Castelli.

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Tra le ultime misure che potrebbero entrare nel già ricco menù del decreto fiscale c’è quello del possibile stralcio totale per le mini-cartelle esattoriali sotto i mille euro. La cancellazione riguarderebbe i debiti più vecchi, quelli accumulati tra il 2000 e il 2010 che giacciono in gran parte nei cassetti dei contribuenti anche da prima della crisi economica. La misura fa parte del piano più ampio di «pace fiscale» che prevede il via a una rottamazione ter dei debiti. Al momento sembrerebbe scesa da un milione a 200.000 euro la soglia per accedere alla pace fiscale, soglia che comunque è ancora oggetto di un teso dibattito fra M5S e Lega, così come lo strumento per attivarla.

Restano infatti ancora diversi nodi da sciogliere: per i pentastellati il concetto di pace fiscale non può minimamente confondersi con quello di condono. La linea accettabile per il Movimento è quella del ravvedimento operoso, strumento già esistente, che prevede sanzioni e interessi ridotti in caso di errori o omissioni nei versamenti. La soluzione potrebbe essere rafforzarlo, ampliandone le modalità e la validità temporale. La Lega punta però più in alto, non al ravvedimento ma alla dichiarazione integrativa, considerata inaccettabile dai Cinque Stelle.

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