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Manovra a scoppio ritardato, un nuovo trend

Tante misure, i cui effetti si cominceranno a misurare solo a fine anno, scatteranno così a metà 2020. Quando saranno già in pista (entro aprile) il Documento di economia e finanza (il Def da presentare al Parlamento), il Programma di stabilità ed il Programma di riforma (da inviare alla Commissione europea) che aprono la nuova sessione di bilancio 2021

di Guido Gentili

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Imagoeconomica

2' di lettura

Nella sua forma di disegno di legge da approvare entro la fine dell’anno, la manovra di bilancio 2020 sarebbe dovuta arrivare in Parlamento entro il 20 ottobre. Il termine è scaduto ed è inutile per ora farne un caso: lo diventerà se il testo non approderà da qui a pochissimi giorni alle Camere.

Tuttavia, anche questo ritardo conferma che l’accordo politico “salvo intese” era naturalmente fragile ed esposto ai venti e agli spifferi della politica che tirano nella maggioranza a quattro (Mov5Stelle, Pd, Italia Viva e Leu) che sostiene il secondo governo Conte. Sappiamo come è andata: pioggia di veti e distinguo, nuova mediazione del premier, vertice notturno per ricomporre il quadro, modifiche in corsa per aggiustare la manovra.

È tutto chiaro, ora? No. Le certezze sono ancora poche e quella indiscutibile resta la cancellazione degli aumenti dell’Iva per 23 miliardi che sarebbero scattati per legge il primo gennaio 2020. Per (quasi) tutto il resto si dovrà attendere i testi, cioè il ddl di bilancio e il decreto fiscale, cui seguiranno i molti disegni di legge cosiddetti di “accompagnamento” da approvare in Parlamento.

Qui sarà battaglia dura e senza esclusioni di colpi ed è pressoché scontato che alla fine – come nel passato- comparirà il maxi-emendamento per il quale il Governo chiederà la fiducia. Non conosciamo cifre e disposizioni letterali della manovra che passerà al vaglio di Senato e Camera, ma è certo che quelle destinate a finire nel maxi-emendamento saranno diverse. Tanto o poco, lo vedremo.

Nel frattempo va registrata un'altra tendenza, questa abbastanza nuova: posticipare l’entrata in vigore delle misure 2020. Aveva fatto da battistrada la riduzione del cuneo fiscale a tutto favore dei lavoratori, il provvedimento che a un certo punto, entrato in crisi il primo governo gialloverde Conte, sembrava essere la bandiera pro-crescita del nuovo esecutivo giallorosso.

Non toccando quota 100 e reddito di cittadinanza, le risorse (2,7 miliardi poi cresciuti a 3 miliardi, 5,4 miliardi dal 2021) si sono però rivelate scarse e spalmate per dodici mesi risultavano poca cosa, a rischio-percezione sociale. Da qui l'idea di farle partire dal primo luglio, per rendere il piatto più visibile e appetibile in termini di consensi.

Il trend, anche per dilazionare e svuotare le frizioni politiche con relativi veti incrociati, si sta confermando. Dal tetto al contante alle sanzioni per i commercianti che rifiutano le transazioni con bancomat e carte di credito (entrambi a luglio), dall’abolizione del super ticket sanitario (settembre) alla tassa sulla plastica (aprile?) al bonus (330, 500 euro?) per il credito fiscale da incassare (gennaio 2021?) a fronte delle ricevute di ristoranti, idraulici e meccanici (che dovranno essere conservate a partire dal primo luglio 2020), si va consolidando il fronte della manovra a scoppio ritardato.

Tante misure, i cui effetti si cominceranno a misurare solo a fine anno, scatteranno così a metà 2020. Quando saranno già in pista (entro aprile) il Documento di economia e finanza (il Def da presentare al Parlamento), il Programma di stabilità ed il Programma di riforma (da inviare alla Commissione europea) che aprono la nuova sessione di bilancio 2021.
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