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Manovra, lo spettro dell’esercizio provvisorio. In Italia adottato già 33 volte

Con le elezioni il 25 settembre e la prima convocazione delle Camere fissata per il 13 ottobre, il nuovo esecutivo che uscirà dal voto (nell’ipotesi, tutt’altro che scontata, che le urne diano come responso una maggioranza certa e coesa) non potrà insediarsi prima del 7 novembre

di Andrea Marini

Draghi: "A luglio misure urgenti, quelle strutturali saranno in manovra"

3' di lettura

Le elezioni anticipate il 25 settembre hanno come conseguenza che la formazione del nuovo governo andrà a sovrapporsi con la sessione di bilancio, che entro il 31 dicembre deve portare all’approvazione della manovra 2023. Se questo non avverrà, scatterà l’esercizio provvisorio (che vuol dire in sostanza che non si possono adottare variazioni di bilancio e ci si deve limitare all’ordinaria amministrazione). Sembra un evento eccezionale, eppure nella prima Repubblica è stato utilizzato ben 33 volte.

Le scadenze

Con le elezioni il 25 settembre e la prima convocazione delle Camere fissata per il 13 ottobre, il nuovo esecutivo che uscirà dal voto (nell’ipotesi, tutt’altro che scontata, che le urne diano come responso una maggioranza certa e coesa) non potrà insediarsi prima del 7 novembre. Per quella data, dovrà esser già stata approvata la Nota di aggiornamento al Def (27 settembre), presentato a Bruxelles il documento programmatico di bilancio (15 ottobre) e presentato in Parlamento il disegno di legge di bilancio (20 ottobre), la manovra vera e propria.

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Il ruolo del governo Draghi

Con questi tempi stretti l’ipotesi più probabile è che il governo Draghi presenti a settembre una Nota di aggiornamento al Def (con le nuove stime di indicatori come Pil, Debito-Pil e Deficit-Pil, è la base della nuova manovra) solo a legislazione vigente (senza il quadro programmatico) e vari un disegno di legge di bilancio limitato ai rifinanziamenti obbligati. Poi, toccherà al nuovo governo presentare in Parlamento un maxiemendamento con la manovra vera e propria.

Tempi stretti

Bisogna dire che negli anni passati la scadenza del 20 ottobre è stata tutt’altro che perentoria, con i governi che spesso hanno varato in consiglio dei Ministri la manovra a fine ottobre, per poi depositarla in Parlamento 10-15 giorni dopo. L’anno scorso il governo Draghi approvò la manovra il 28 ottobre in Cdm e fu presentata al Senato l’11 novembre. Il testo fu poi approvato dal Senato, con modifiche, il 24 dicembre e “ratificato” dalla Camera il 30 dicembre. In sostanza, le forze politiche che formeranno la nuova maggioranza, se vogliono evitare l’esercizio provvisorio, dovranno pensare allo scheletro della nuova manovra ben prima dell’entrata in carica del nuovo governo.

Come si vara l’esercizio provvisorio...

L'esercizio provvisorio del bilancio in teoria è una misura straordinaria che dovrebbe trovare rara applicazione, anche se, dalla data di entrata in vigore della Costituzione, 42 leggi hanno dato il via libera a questo strumento (33 per l'autorizzazione effettiva e 9 per garantire una proroga). La Costituzione (articolo 81), infatti, prevede due condizioni: primo, che la misura sia autorizzata formalmente da una legge; in secondo luogo l’esercizio provvisorio può durare al massimo quattro mesi (la proroga può avvenire solo all’interno di questo intervallo di tempo).

...e i limiti alla spesa

Durante l’esercizio provvisorio la spesa pubblica è permessa «per dodicesimi»: in ogni mese, cioè, è utilizzabile un dodicesimo delle poste previste nei capitoli di progetto di bilancio. La limitazione vale sia in termini di competenza, sia in quelli di cassa (cioè di pagamenti effettivi). Sfuggono a questo vincolo le uscite obbligatorie, come quelle per gli stipendi al personale statale. È però possibile, nella legge di autorizzazione, stabilire vincoli ancora più stringenti alle spese.

Chi, e quando, ha già approvato l’esercizio provvisorio

Dal 1948 al 1968 c’è sempre stato un esercizio provvisorio. Solo nel 1969 il Governo Rumor riuscì, per primo, a far approvare in tempo il bilancio riferito al 1970. Lo stesso fecero gli esecutivi in carica nel 1976 (Governo Moro) e 1977 (Governo Andreotti). Nel 1978 venne introdotta l’innovazione della Legge Finanziaria, ma l’esercizio provvisorio rimase ancora la regola fino al 1983, quando si riuscì a non far slittare il progetto di bilancio per l’anno successivo (Governo Craxi) . Da allora in poi sono stati gli esercizi provvisori a diventare eccezione: il meccanismo è stato usato due volte: nel 1986 ( Governo Craxi, per due mesi) e nel 1988 (Governo Goria, un trimestre): dall’inizio degli anni 90, con i vincoli europei e l’elevato debito pubblico la misura è stata scongiurata poiché avrebbe avuto un impatto maggiore sui mercati.

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