«SALVA-ROMA» PER TUTTI 

Manovra, allo Stato 42 miliardi di debiti locali

Ristrutturazione e accollo al Tesoro consentono di abbattere gli interessi. In molti casi gli enti locali sono schiacciati dalle rate, a causa di mutui contratti con le banche quando i tassi erano molto più elevati rispetto a oggi

di Gianni Trovati


Investimenti pubblici e privati per ridurre il debito

3' di lettura

Nella bozza del disegno di legge di bilancio entra anche la ristrutturazione dei 42 miliardi di debito degli enti locali. La prospettiva è quella di un salva-Roma generalizzato, con il passaggio allo Stato della titolarità dei mutui accesi negli anni scorsi dai sindaci e dai presidenti di provincia. Il tutto, però, «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Come è possibile?

Con i debiti allo Stato tassi più bassi
L’esempio arriva proprio dal salva-Roma, che pochi mesi fa aveva fatto traballare pesantemente l’allora maggioranza gialloverde: lo Stato è controparte più solida e forte rispetto a un Comune, e il passaggio del debito al suo portafoglio abbassa in modo più o meno drastico a seconda dei casi il tasso d’interesse chiesto dal creditore.

La mossa è enorme. Oggi il debito dei soli Comuni, cioè della parte largamente maggioritaria di un comparto che comprende anche Province e Città metropolitane, non è un problema in termini di stock, perché vale secondo gli ultimi dati appena presentati da Ifel 37,7 miliardi, cioè l’1,6% del debito pubblico totale . E soprattutto è in discesa costante dal 2011, quando viaggiava a quota 48,6 miliardi.

Piccoli Comuni schiacciati dai tassi di interesse
Il quadro però cambia quando si guarda ai conti dei singoli Comuni. Perché spesso i mutui sono stati contratti anni fa, e di conseguenza si portano dietro tassi di interesse elevati e lontanissimi dal mondo attuale degli interessi vicini allo zero. Il risultato è che i vecchi mutui schiacciano i conti. Soprattutto quando il Comune, e il suo bilancio, sono piccoli.

In circa 900 municipi, cioè l’11,7% del totale, i tassi di interesse si mangiano più del 18% della spesa corrente, sottraendo per la voce più improduttiva le risorse che andrebbero invece dedicate a servizi e manutenzioni ordinarie.

Il debito si mangia la spesa
In altri 1.700 enti, il 22% del totale, il debito assorbe una quota che oscilla fra il 12 e il 18 per cento della spesa. E il problema, come mostrano i dati illustrati la scorsa settimana dall’Ifel nella sua Assemblea nazionale, non conosce grosse distinzioni fra Nord e Sud del Paese. Solo il 42,1% dei Comuni italiani ferma le spese per il debito sotto l’8% del totale delle uscite, limite che sarebbe considerato fisiologico anche in base alle previsioni del Testo unico degli enti locali.

Oggi Comuni (video), Province e Città metropolitane pagano circa 1,8 miliardi all’anno di interessi sui finanziamenti a medio e lungo termine: l’obiettivo è quello di tagliare drasticamente questi costi e liberare risorse per utilizzi più produttivi.

La soluzione spetterà a un decreto
In che modo? La norma finora inserita nella legge di bilancio non entra dei dettagli, e affida il tutto a un decreto dell’Economia da scrivere entro febbraio. Ma si tratta del classico gancio destinato a svilupparsi nel lavoro parlamentare.

Il lavoro tecnico al ministero dell’Economia però è in pieno corso, e costruisce una serie di scenari elaborati anche in base agli studi condotti pochi mesi fa per il salva-Roma. Il più “semplice” prevede il passaggio del debito allo Stato, con la conseguente riduzione del tasso di interesse e quindi della rata, il cui pagamento rimarrebbe però in capo al vecchio debitore.

Questo vale soprattutto per i mutui bancari, che risentono direttamente del merito di credito del debitore. Una grossa fetta di debito locale è però con Cassa depositi e prestiti, e in questo caso la prospettiva sarebbe diversa. Perché il trasferimento dei mutui al Tesoro potrebbe portare all’estinzione anticipata del finanziamento, con il pagamento di una penale che sarebbe comunque inferiore rispetto al costo attuale del debito. Anche in quel caso, insomma, il risultato per il consolidato della pubblica amministrazione sarebbe positivo.

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