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Manovra, tagliare i bonus fiscali? Le 4 ragioni che rendono la sfida impossibile

L’obiettivo di revisione delle spese fiscali indicato dalla Nadef è recuperare maggior gettito in misura pari allo 0,1% del Pil, cioè circa 1,8 miliardi

di Cristiano Dell'Oste


Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

4' di lettura

Si annuncia in salita la strada per la revisione delle spese fiscali nella prossima legge di Bilancio. L’obiettivo – indicato dalla Nota di aggiornamento al Def – è recuperare maggior gettito in misura pari allo 0,1% del Pil, cioè circa 1,8 miliardi (calcolati sulla previsione del Pil nominale per il 2020).

Rispetto allecifre monstre cui puntavano alcuni dei tentativi degli anni scorsi, è un importo più realistico. Inoltre, parte del gettito potrà arrivare anche dalla revisione dei «sussidi dannosi per l’ambiente» e da «nuove imposte ambientali» (il riferimento è al prospettato tributo da 0,2 euro al chilo sugli imballaggi plastica).

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Ma non si può dimenticare che il riordino delle tax expenditures è un traguardo che si ripropone puntualmente dal 2011. E che finora non è mai stato raggiunto. Anzi, si è addirittura allontanato, perché tutti gli ultimi Governi – anziché ridurli – hanno lanciato nuovi bonus, spesso sfruttando l’effetto annuncio. L’ultima rilevazione ufficiale ne conteggia 513, ma è ferma al 2018 e non considera quelli introdotti dall’ultima finanziaria, né quelli destinati ad arrivare con la prossima: dal ritorno dell’Ace e del pacchetto Industria 4.0 per le imprese fino agli sconti per favorire la tracciabilità per i pagamenti (destinati sia agli esercenti che si doteranno di Pos sia ai consumatori).

LE CIFRE IN GIOCO

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Gli ostacoli sulla via del riordino

La strada del riordino risulta in salita per almeno quattro ragioni. Che costituiscono altrettanti ostacoli da superare da qui al varo finale della manovra.

1. Ridurre o limitare le agevolazioni è molto impopolare. Anche il bonus più di nicchia ha un gruppo di beneficiari o stakeholder pronto a difenderlo, senza contare gli altri. E le cronache degli ultimi anni sono lì a dimostrare che nessun Esecutivo ha voluto correre il rischio di perdere consenso, magari scommettendo di riguadagnarlo nel medio periodo.

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Prendiamo la detrazione per gli universitari fuori sede: la usano sette contribuenti su mille, ma sono pur sempre 273mila persone che detraggono in media 318 euro ciascuna, in un contesto in cui le famiglie hanno pochi aiuti.

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2.La lista delle agevolazioni tende sempre ad allungarsi. Non solo per la proliferazione di deduzioni e detrazioni. Ma anche per la quantità di regimi sostitutivi dell’Irpef, il cui gettito annuo supera ormai i 16 miliardi. Dalla cedolare sugli affitti al regime forfettario per le partite Iva, fino alla sostitutiva sulle lezioni per gli insegnanti introdotta dall’ultima manovra.

E non finisce qui. La stessa Nota al Def prefigura nuovi bonus. Si legge, infatti, che «saranno previsti incentivi e agevolazioni che perseguiranno l’obiettivo di proteggere l’ambiente e favorire la crescita e l’economia circolare». D’altra parte, anche se l’Unione europea chiede di «ridurli», i bonus sono leve potenti di politica fiscale ed economica. Non possono aiutare i cittadini a basso reddito (incapienti), ma – se ben congegnati – promuovono l’emersione del nero, sostengono settori da rilanciare, premiano consumi virtuosi.

3.Il grosso degli sconti fiscali riservati alle persone fisiche è “strutturale” o “intoccabile”. La deduzione sull’abitazione principale serve, di fatto, a neutralizzare il prelievo sulla casa di famiglia. La detrazione per lavoro dipendente e pensione – che vale 42,8 miliardi su 69 di detrazioni, cioè il 62% – contribuisce a disegnare la curva della progressività dell’Irpef. Una sua eliminazione farebbe aumentare le imposte sulle buste paga, mentre la manovra si propone di ridurle agendo sul cuneo fiscale.

Degli altri 26,2 miliardi di detrazioni, 12,3 sono assorbiti da quella per i familiari a carico. E anche in questo caso il taglio non è ipotizzabile: al massimo, si può pensare a un restyling abbinato all’assegno unico per la famiglia.

Altre detrazioni derivano spese sostenute (o avviate) in anni precedenti: 6 miliardi sulle ristrutturazioni edilizie, 1,5 miliardi sull’ecobonus, 321 milioni sul bonus mobili, 855 sui mutui prima casa. Immaginare un taglio è pressoché impossibile: non solo per tutelare il legittimo affidamento dei contribuenti, ma anche perché il ministro dello Sviluppo economico ne ha annunciato il rinnovo (e un taglio retroattivo minerebbe alla radice la credibilità della proroga).

4. I contribuenti ad alto reddito sono troppo pochi. Ogni volta che ci si propone di far pagare i ricchi, si scopre che in base ai dati ufficiali sono pochissimi. I contribuenti che dichiarano un reddito oltre 100mila euro sono l’1,1% del totale e ogni anno detraggono 1,1 miliardi dall’Irpef. Ma è una cifra che include anche i bonus “strutturali” e quelli “intoccabili”: le detrazioni al 19% di cui beneficiano ammontano solo a 222 milioni (compresa quella sulle spese mediche). Perciò, un taglio a loro carico – al di là delle considerazioni di equità o impopolarità – non basterebbe a coprire le esigenze di gettito.

Le correzioni possibili

Sulle possibili linee d’intervento, la Nota dà solamente indicazioni generali. L’obiettivo è puntare «a una razionalizzazione della miriade di agevolazioni attualmente esistenti», facendo sì che il sistema sia «più coerente con l’approccio d’insieme» e «sostenga il gettito fiscale». Affermazione, quest’ultima, che può offrire una ciambella di salvataggio alle misure che favoriscono l’emersione del nero (come i bonus casa), ma anche significare che la revisione terrà in gran conto l’obiettivo di risparmiare denaro pubblico.

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