Verso la legge di bilancio

Manovra, dal taglio degli sconti fiscali alla lotta all’evasione: ecco i piani per le coperture

Ipotesi taglio selettivo degli sconti fiscali e clausola per blindare il piano anti evasione. Tensioni nella maggioranza. Renzi: Iva ridotta sui pannolini ma solo a costo zero

di Davide Colombo e Marco Rogari


Conte: non mi accontento di iva, lavoro a piano articolato

4' di lettura

Entra nel vivo la caccia ai 5 miliardi di coperture per la manovra assorbiti dal capitolo della lotta all’evasione, ma sostanzialmente lasciati in sospeso dopo la rinuncia alla rimodulazione dell’Iva. Che continua a provocare tensioni nella maggioranza. Bruxelles appare pronta a dare il suo ok ai nuovi spazi di flessibilità per 14 miliardi indicati nella Nota di aggiornamento al Def, che dovrà essere ufficializzato entro la fine del mese, ma si attende da Palazzo Chigi e dal Mef un piano solido sugli altri 15 miliardi da recuperare per puntellare la prossima legge di bilancio da 29 miliardi. E gli oltre 7 miliardi che ora, secondo la NaDef, dovranno essere recuperati dalle misure anti-evasione potrebbero rivelarsi non proprio in linea con le aspettative della Commissione Ue. Anche per questo motivo i tecnici del governo continuano a valutare varie opzioni per rendere credibile tutto il “sistema” di copertura della manovra, magari ricorrendo anche a una clausola (“taglia spesa” o di nuove entrate) per blindare la dote indicata.

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Nella maggioranza però prosegue il dibattito sull’Iva. A riaccenderlo è stato ieri il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia (Pd): «Oggi siamo nella condizione in cui assorbenti e pannolini sono tassati con Iva ordinaria al 22% e alcuni beni anche di lusso vivono di evidenti agevolazioni. Rimodulare le aliquote Iva rivedendo i panieri entro la legislatura è dovere» del governo, ha affermato replicando criticamente all’alt di Italia Viva. A lasciare intendere che alcuni correttivi in chiave rimodulazione potrebbero essere introdotti durante il cammino parlamentare della manovra è il viceministro dell’Economia Laura Castelli (M5S), che aggiunge che è possibile ridurre l’Iva sugli assorbenti, «come sarebbe giusto» trovando le coperture. Nessun aumento, comunque. Anche perché dal blog dei Cinque stelle si accende subito il semaforo rosso: «Il M5S non vuole più sentire parlare di aumento dell’Iva». La polemica nella maggioranza resta viva e il ministro Dario Franceschini, capodelegazione Pd nel governo, prova a chiuderla: «Non capisco perché si continua a discutere su un tema che non c’è più. Abbiamo discusso di varie ipotesi tra cui questa ma l'aumento dell’Iva non ci sarà». E a confermarlo nuovamente è anche il premier Giuseppe Conte. Che assicura che gli interventi sul superticket e sugli altri ticket sanitari «sono programmati non domani mattina ma in un arco di tempo più ampio». Una partita chiusa quella dell’Iva, dunque, ma forse solo apparentemente. In serata è Matteo Renzi a lasciare aperta una piccola fessura pur ribadendo un no deciso a misure per fare cassa: «Se la rimodulazione dell’Iva è a costo zero, per esempio si abbassa l’Iva al pannolino, firmo anche io».

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I tecnici del governo, da parte loro, lavorano a ipotesi alternative. A partire da quella di irrobustire il riordino delle tax expenditures non limitamandolo ai soli sussidi dannosi per l’ambiente, dal quale, ribadisce la ministra Bellanova, devono però essere escluse le agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo. Nel menù compare anche il ricorso al meccanismo delle franchigie e, soprattutto, la modulazione di almeno una fetta delle detrazioni sulla base del reddito (sotto un certo tetto) o di pagamenti con moneta elettronica. Un altro terreno su cui è stata avviata un’istruttoria tecnica è quello delle compensazioni dei crediti Inps, che, sulla base delle prime stime, potrebbe garantire 2-3 miliardi. Ma i tecnici del Mef non sembrano troppo convinti che questo obiettivo possa essere centrato. Sullo sfondo resta la possibilità di apportare qualche ritocco a “Quota 100” magari riducendo le finestre d’uscita, anche se il ministro dell’Economia Gualtieri, che lunedì sarà ascoltato dal Parlamento, ha più volte affermato che l’anticipo pensionistico non sarebbe stata toccata.

Dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio arriva intanto la validazione del quadro macroeconomico tendenziale contenuto nella Nadef. Per il biennio 2019-2020 la stima di crescita del Pil dello 0,1% e dello 0,4% è considerata in linea con quelle del panel dei previsori Upb ma con «significativi fattori di rischio». Mentre per le previsioni del biennio successivo, non soggette a validazione, l’Authority presieduta da Giuseppe Pisauro parla di valori «lievemente ottimistici» rispetto alle stime disponibili al momento. Qui le stime tendenziali (0,8 e 1%) sono considerate al di sopra della “forchetta” in entrambi gli anni, e con l’1% che è «più elevato delle stime sulla crescita potenziale delle principali istituzioni», Mef incluso. Ma, soprattutto, sono diversi i rischi evocati dall’Upb che fanno apparire “sovrastimata” la domanda estera per l’Italia. «La guerra commerciale globale, in atto tra la Cina e gli Stati Uniti, sembra proseguire e si attende che entro la fine dell’anno i dazi vengano rafforzati», avvertono i tecnici. «Si prospettano poi rischi specifici sul ciclo economico della Cina», l’ipotesi di una guerra valutaria, e «l’incertezza sulla Brexit» dove a ridosso della scadenza di fine mese si prosegue muro contro muro.

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