legge di bilancio

Manovra, trattativa a oltranza. Più vicina l’intesa con Bruxelles

dai nostri inviati Carlo Marroni e Beda Romano


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Giuseppe Conte e Giovanni Tria (Ansa)

3' di lettura

Tra l’ottimismo degli uni e la cautela degli altri sono proseguite ancora ieri le trattative del governo italiano con la Commissione europea per riportare in linea il bilancio programmatico del 2019 ed evitare una imbarazzante procedura per debito eccessivo. Le distanze tra le parti si sono accorciate, ma la partita non è chiusa. La Commissione europea continua a chiedere un miglioramento del saldo strutturale, misure alla mano.

La distanza si è ridotta perché «lo sforzo fatto dall’Italia è consistente e apprezzabile», ha detto il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici al termine di una riunione con il ministro dell’Economia Giovanni Tria qui a Bruxelles. L’uomo politico francese ha sostenuto che è necessario un ulteriore sforzo di «dialogo, chiarimenti». C’è «l’intenzione condivisa di arrivare ad un accordo».

«Stiamo discutendo sulla nostra proposta», ha aggiunto dal canto suo il ministro Tria. Riferendo che avrà altri incontri «finché non si arriverà ad un accordo» in tempi brevi. Ormai da alcune settimane, la Finanziaria per il 2019 è oggetto di un acceso braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. A rischio di procedura per debito eccessivo, il governo Conte ha deciso di rivedere alcune sue priorità pur di evitare un iter che potrebbe scatenare nuove reazioni sui mercati.

La diminuzione del disavanzo 2019 dal 2,4 al 2,04% del Pil, proposta dal governo Conte, è ottenuta da una riduzione della spesa pubblica e da un aumento dei ricavi da dismissioni (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Nel dettaglio: 3,6 miliardi (0,2% di Pil) proverrebbero dalla riforma pensionistica per 2 miliardi e per il resto dal reddito di cittadinanza; gli altri 2,9 miliardi (0,16% di Pil) giungerebbero dal piano di dismissioni degli immobili pubblici accompagnato da qualche nuovo taglio di spesa. Tradizionalmente, Bruxelles è cauta nel valutare ex ante l’impatto delle privatizzazioni. Per quanto riguarda la riforma pensionistica, le regole comunitarie considerano misure in questo ambito sempre strutturali, indipendentemente dalla loro durata.

Esponenti comunitari insistevano ieri per ricordare che le regole comunitarie non chiedono solo un controllo del deficit nominale, ma anche un miglioramento del deficit strutturale, come minimo dello 0,1% del Pil rispetto all’anno precedente. A titolo di promemoria, secondo la Finanziaria del governo italiano pubblicata il 15 ottobre e poi respinta dalla Commissione perché in violazione del Patto di Stabilità, il saldo strutturale registrerebbe un peggioramento dello 0,8 per cento.

Da Roma, intanto, i leader dei partiti di governo, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno voluto dare il proprio sostegno al premier, che ieri a margine di un vertice europeo ha incontrato alcuni omologhi per difendere la posizione italiana. «Piena fiducia nel lavoro del premier Conte (...) Teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati. Manterremo tutti gli impegni presi, dal lavoro alla sicurezza, dalla salute alle pensioni senza penalizzazioni, dai risarcimenti ai truffati delle banche al sostegno alle imprese». Ma sulle misure, e sulla ripartizione dei «tagli» chiesti dalla Ue, è ancora tensione nella maggioranza.

La buona volontà italiana potrebbe comunque avere scongiurato, almeno nel breve termine l’apertura di una procedura per debito eccessivo, in un contesto segnato dal desiderio di entrambe le parti di trovare un accordo. «L’auspicio - ha notato lo stesso presidente di Confindustria Vincenzo Boccia - è che sia da parte dell’Unione europea sia dell’Italia si esca dalla procedura d’infrazione e si eviti l’emergenza». Con un avvertimento: la manovra «tiene se ci sarà una crescita dell’1,5%».

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