l’ufficio parlamentare di bilancio

Manovra, Upb: la pressione fiscale aumenta al 42,4%, rischio recessione nel 2019


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3' di lettura

La manovra «è chiaramente recessiva nel 2010-2021, lo dice anche il governo». E «non c’è dubbio che nel 2019 l’Italia corra il rischio di una recessione, anche se è ancora presto per parlarne come una realtà». Lo ha detto il presidente dell’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio), Giuseppe Pisauro, in audizione alla commissione Bilancio della Camera su richiesta delle opposizioni. La pressione fiscale salirà nel 2019 al 42,4% del Pil dal 42% del 2018, dicono poi le stime riferite da Pisauro, secondo il quale la «nuova versione» della manovra è «meno espansiva» ed «è comunque soggetta a un rischio di deviazione significativa rispetto alle regole europee, inclusa la flessibilità per investimenti». «Siamo sempre su un crinale pericoloso», ha detto Pisauro, che in commissione ha preso distanza dai toni a tratti caldi del dibattito chiedendo di «non trascinare» l’Upb nella polemica politica.

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Pressione fiscale, leggero aumento che resta stabile
Secondo le stime Upb, negli anni successivi al 2019 con la pressione fiscale «se non considerate le clausole che valgono un punto e due, un punto e 5 in più - ha detto Pisauro - si arriva al 42,8% nel 2020 e al 42,5% nel 2021, ma sono numeri che vanno un po’ verificati. Il messaggio sostanziale e che c’è leggero aumento che poi rimane stabile. Dal punto di vista politico sarà
enorme, dal nostro è mezzo punto».

Upb: stima Pil 1% accettabile, ma rischi al ribasso
Il presidente Pisauro durante l’audizione ha ribadito che la nuova previsione di crescita del governo dopo l’accordo con l’Ue «è accettabile, anche se vanno segnalati notevoli rischi al ribasso» a partire da quelli legati all’andamento delle esportazioni e del commercio internazionale. Le stime del governo e quelle dell'Upb sono allineate per il 2018 intorno all’1%, mentre nel 2019 ci sono divergenze sulla crescita reale (+1% per il governo, +0,8% per l’Upb), «ma siamo allineati su Pil nominale», ha spiegato. Il quadro è quindi accettabile, anche se “anche il nostro 0,8% è suscettibile di rischi al ribasso».

Upb: manovra meno espansiva, incertezza da clausole Iva
Secondo il presidente Pisauro «il conseguimento dei nuovi obiettivi programmatici di finanza pubblica è esposto a una serie di elementi di criticità» e tra questi ha indicato le clausole Iva: «Un problema - ha detto - che ci portiamo dietro da diversi anni ma qui è ampliato». Pisauro ha quindi evidenziato che «la portata espansiva della manovra viene ridimensionata», sottolineando che le modifiche introdotte nel corso dell’iter parlamentare «hanno modificato la qualità della manovra determinando un’inversione di segno nell’effetto netto complessivo sulla spesa per investimenti e contributi agli investimenti nel 2019: da un aumento di circa 1,4 miliardi inizialmente previsto si passa a una riduzione di circa un miliardo».

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I tecnici: deficit 2019 ridotto di 10 miliardi
Dopo il maxiemendamento presentato al Senato, il saldo complessivo della manovra in termini di indebitamento netto, quindi di deficit, si è ridotto di circa 10 miliardi nel 2019, 12 miliardi nel 2020 e 16 miliardi nel 2021. Lo si legge nel dossier del Servizio bilancio di Camera e Senato dedicato agli «Effetti sui saldi a seguito del maxiemendamento 1.9000», in cui per saldo complessivo della manovra si intende quello comprensivo anche degli effetti del decreto fiscale.

Nel 2019 gettito cala di 3,9 miliardi, poi sale
Il dossier fa sapere, inoltre, che la manovra sulle entrate comporta complessivamente una riduzione netta del gettito complessivo per circa 3,9 miliardi nel 2019 ed incrementi netti per 8,2 miliardi nel 2020 e 11,8 miliardi nel 2022, in massima parte imputabili alle variazioni delle entrate tributarie. La manovra sulle spese comporta invece incrementi netti per ciascun anno, per circa 7,6 miliardi nel 2019 (risultanti da un incremento di 9,7 miliardi della parte corrente e da una riduzione per circa 2 miliardi di parte capitale); 22,7 miliardi nel 2020, dovuti ad incrementi sia di parte corrente (16,5 miliardi) sia di parte capitale (6,2 miliardi); 21 miliardi nel 2021, (di cui 13,9 miliardi riguardano la parte corrente e 7,1 miliardi la parte capitale).

Raddoppio Ires per no profit vale 434 milioni in 3 anni
Secondo la relazione tecnica al maximemendamento, il raddoppio dell’Ires per il mondo del no-profit dal 12 al 24% - misura su cui il governo ha però annunciato il dietrofront - vale 434 milioni. Nel 2019, le risorse sono pari a 118 milioni mentre nel biennio successivo sono pari a 158 milioni all'anno. Nella relazione tecnica si ricorda che dall'elaborazione delle dichiarazioni redditi 2017 risultava un imponibile agevolato pari a circa 1,3 miliardi.

(Al. Tr.)

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