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Manovra, Visco: presto per valutare. Ridurre il debito pubblico

di Rossella Bocciarelli

Ecco cosa c'è nella manovra da 36-40 miliardi

2' di lettura

«L'Italia non può non avere una traiettoria discendente per il rapporto debito- Pil» così come esiste «la necessità di favorire l'investimento, pubblico e privato» e l'esigenza di difendere la creazione di reddito attraverso il lavoro. Da Lanciano, dove è venuto a portare il suo ricordo affettuoso di Marcello De Cecco (economista scomparso il 3 marzo del 2016) in un convegno organizzato dall'Amdec, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco torna a sottolineare, così come aveva fatto pochi giorni fa, che il nostro paese non può permettersi di scherzare con il fuoco sulla dinamica del debito pubblico. E che è essenziale evitare il rischio che, in caso di crisi di fiducia, si porti su una traiettoria insostenibile.

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Visco: presto per valutare la Nadef
Visco sceglie, tuttavia, di non entrare nel merito dell’aggiornamento del Def appena annunciato dal governo («dobbiamo ancora approfondire e conoscere, commenteremo nelle sedi opportune» spiega). Ma, nel giorno in cui anche il Presidente della Repubblica è intervenuto per ricordare che è la Costituzione a richiedere equilibrio di bilancio e debito pubblico sostenibile, Visco batte a lungo sul tasto dell'esigenza di dare il giusto peso al rapporto fra istituzioni ed economia. Rievocando De Cecco e il suo bel libro “Moneta e Impero” il governatore parla del fatto che, quando si studiano i fenomeni che governano l'economia internazionale, non ci si deve limitare a un uso meccanicistico dei modelli teorici: «Occorre cercare di capire cosa sono i mercati e come funzionano ma anche conoscere quali sono i rapporti di forza tra lavoro, imprese e stato».

«Mercato non è fatto da forze oscure che tramano»
Quando ogni anno si emettono 400 miliardi di titoli di stato, il mercato deve funzionare e si deve essere coscienti della fiducia che si trasmette ai risparmiatori quando si emette debito, spiega Visco a un pubblico folto, nel quale sono presenti molti giovani economisti. Perché, aggiunge «il mercato non è fatto da forze oscure che tramano e occorre chiedersi perchè il nostro debito pubblico è prezzato in maniera diversa da quello di Germania, Francia, Spagna e Portogallo».

Banca centrale non può risolvere problemi crescita
Proprio ai giovani economisti il governatore raccomanda di essere più presenti nel dibattito di politica economica e di giocare meno con modelli teorici che hanno scarsa applicabilità, ricordando che «non si può chiedere alle banche centrali di risolvere i problemi dell’economia reale» ma serve, evidentemente, l’impegno attivo di tutti i protagonisti dell'economia. Poi, nel descrivere i grandi cambiamenti che stanno trasformando il mondo e generano nuove insicurezze nella middle class dei paesi avanzati, Visco sottolinea che le risposte a questi problemi non possono avere carattere autarchico: «Le risposte vanno trovate insieme ai nostri partner ed è essenziale una presenza istituzionale consapevole in questo dialogo internazionale». Senza dimenticare che, come dicevano De Cecco e un altro economista abruzzese, Federico Caffè «il mercato ha nome, cognome e soprannome».

Tutti i rischi connessi all'aumento del deficit
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