storie d’impresa

Mantero cresce e punta al primo monomarca: «I giovani cruciali per l’azienda»

Attraverso l’ampliamento del marchio Mantero 1902 e dei pop up la storica azienda del distretto tessile comasco ha intrapreso un nuovo percorso di sviluppo. Che si basa anche sulla formazione dei suoi nuovi collaboratori.

di Chiara Beghelli

Mantero Seta s.p.a.

4' di lettura

«Esseri straordinari»: tali erano i colori per Wassilj Kandinskij, «esultanti, festosi, riflessivi, fantastici, immersi in sé...pronti in ogni momento a piegarsi spontaneamente a nuove combinazioni, a mescolarsi fra loro e a creare serie infinite di mondi nuovi». Il pensiero del pittore russo è diventato una filosofia per Mantero, storica azienda del distretto della seta di Como, che a partire dal suo mondo di sete e stampe colorate ne ha creato uno nuovo con il suo marchio Mantero 1902, come un organismo che ne condivida lo stesso Dna.

Lucia e Franco Mantero di fronte alla foto del nonno Beppe

Un dna dalle radici lontane, nato proprio nel 1902 dalla visione di Riccardo Mantero, un ligure che aprì la sua azienda sul lago di Como come magazzino di stoffe. Il timone passò poi al figlio Beppe, che negli anni Cinquanta ampliò la produzione e investì sul marketing, aprendo il nuovo stabilimento di Grandate nel 1964, e poi a Moritz, padre di Franco e Lucia, la quarta generazione della famiglia che oggi guida l’azienda. Mantero è cresciuta e oggi fattura circa 89 milioni di euro, ha sedi a New York e Hanghzhou e che ha in portafoglio anche il marchio Holliday & Brown e la licenza di Christian Lacroix.

Loading...

E a partire da questa stagione ha deciso di crescere ancora: Mantero 1902, infatti, ha lanciato una collezione di abbigliamento e borse che si aggiunge ai classici foulard. Ancora una volta è stato il colore la fonte di tutto. «Sono state le nostre clienti a chiederci questa estensione - racconta la brand manager Francesca Tongiorgi -: volevano indossare ancor di più i colori dei nostri foulard. E allora abbiamo fatto questo passo, lasciando che le nostre stampe coloratissime contaminassero anche altri capi. Ecco allora che il foulard è diventato top, gonna-pareo, chemisier e spolverino, capi senza tempo e versatili come i foulard stessi».

Ci sono anche le borse, in tre modelli, «anche queste un modo per indossare il foulard in chiave nuova», spiega Tongiorgi: si tratta di una tote chiamata “carré”, quadrata come un foulard, una clutch con manico in legno chiusa da un decoro, e la Lucia bag. «Ci siamo posizionati su una fascia premium, rispetto alle borse griffate siamo molto competitivi».

Fonte di ispirazione è il ricchissimo archivio Mantero, con decine di migliaia di disegni originali, 10mila volumi, 12mila disegni a mano, ai quali nel tempo si sono aggiunti archivi tessili risalenti anche al Settecento e provenienti dall’estero. «Mantero 1902 è un anche un modo per tenere vivo il nostro archivio», nota la creativa.

Ricche di passato ma pensate per donne contemporanee, queste nuove creazioni sono state accolte con entusiamo sia nel corner del marchio a Rinascente Duomo a Milano sia a Roma, nello store di via del Tritone, ma anche da Bon Marché a Parigi: «Lì le commesse ci hanno detto quanto fosse attraente quest’isola di colore - prosegue Tongiorgi - e nei pop up di Milano e Roma abbiamo voluto enfatizzare questo gusto per le stampe e i colori accompagnandoli con arredi ad hoc e pezzi vintage».

I pop up e l’ampliamento della collezione sembrano indizi che conducono a un’intenzione: aprire il primo monomarca. «La nostra intenzione è proprio questa, ma dobbiamo valutare attentamente e ampliare ancor di più l’offerta. Oggi siamo presenti in circa 50 punti vendita in tutto il mondo, molto selezionati, ma vorremmo crescere di più, per esempio in alcuni Paesi europei meno presidiati. Siamo già molto soddisfatti del Giappone, un mercato che appezza molto i nostri prodotti, anche se l’abbigliamento è un po’ troppo sgargiante per i loro gusti».

Non che Mantero 1902 non abbia già una boutique dove trovare tutte le sue proposte. Solo che non è fisica, si trova online: «Il nostro vero monomarca per ora è quello - aggiunge -. Si trova l’intera collezione e anche edizioni speciali. Inoltre lì abbiamo un pricing molto aggressivo rispetto al wholesale, al quale consigliamo un prezzo che però non sempre poi è quello finale. Inoltre sul digital abbiamo molto spazio per raccontarci, inviamo due newsletter al mese, siamo molto attivi sui social».

Uno dei bestseller del sito sono i turbanti, che oltre a essere belli sono anche legati a un’attività solidale: «Le vendite di alcuni modelli, al netto dei costi vivi, sono interamente devolute all’Associazione Salute Allo Specchio dell’Ospedale San Raffaele, che si occupa delle pazienti oncologiche. Abbiamo lanciato anche il progetto del “turbante sospeso”: se ne può acquistare uno e donarlo a chi non se lo può permettere».

L’archivio

Anche da scelte come queste passa l’impegno dell’azienda, che non è solo all’avanguardia per quanto riguarda gli standard ambientali: «Siamo molto radicati sul territorio, nel nostro lavoro c’è molto di umano, di artigianale, e nello stesso tempo siamo molto innovativi - prosegue la brand manager -. Stiamo investendo molto anche nella formazione. Fino a qualche tempo fa l’età media dei nostri collaboratori era di oltre 50 anni. Oggi uno su quattro dei 458 dipendenti ha meno di 35 anni. Affianchiamo i giovani ai senior, così che competenze e sensibilità possano essere trasmesse. Un’azienda come Mantero deve essere attrattiva per garantirsi il futuro: ecco anche perché trasformiamo la maggior parte dei contratti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato, abbiamo donato circa mille euro in welfare a fronte di obiettivi raggiunti e abbiamo anche rinnovato la mensa». L’investimento di Mantero nel futuro è nell’ambiente, ma anche nei suoi giovani abitanti.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti