la torino-savona dopo la ricostruzione del ponte crollato

L’A6 inaugura il viadotto ricostruito ma un’ispezione rileva molte criticità. Ecco cosa manca per viaggiare sicuri e senza code

Viadotti datati e fragili, saranno demoliti e rifatti. Nel frattempo, per evitare crolli, ci si affida ai sensori. Che per il superispettore ministeriale non bastano

di Maurizio Caprino


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(ANSA)

4' di lettura

L’inaugurazione del nuovo viadotto Madonna del Monte chiude solo una parentesi dei problemi strutturali dell’A6: altri viadotti di quell’autostrada vanno ricostruiti, perché inadeguati rispetto ai carichi attuali e bisognosi di troppa manutenzione. E infatti in qualche caso i cantieri sono già stati aperti, in qualche altro sono stati programmati. Ma nel frattempo possono essere necessarie limitazioni al traffico, per evitare il rischio di crolli.

Infatti, lo stesso Madonna del Monte è crollato (domenica 24 novembre 2019) durante forti piogge a causa di una frana che pare essere stata imprevedibile. Ma in passato aveva avuto bisogno di rinforzi che furono solo parziali.

Il viadotto crollato dopo essere stato travolto da una frana sulla A6 all'altezza di Altare (Savona). ANSA/ US VIGILI DEL FUOCO

Demolizioni programmate e limitazioni al traffico
A gennaio il “superispettore” del ministero delle Infrastrutture (Mit), Placido Migliorino, ha controllato altri tre viadotti dell’A6 Torino-Savona gestita da Autofiori (gruppo Gavio) di cui è stata già programmata la demolizione. Anche in questi casi è emersa la necessità di imporre il restringimento a una sola corsia per carreggiata e una distanza minima di 100 metri tra mezzi pesanti. Problemi rilevanti anche allo svincolo di Altare.

In caso contrario, date le condizioni delle opere, non ci sarebbero sufficienti garanzie che non si ripetano crolli come quelli che hanno segnato la storia delle infrastrutture italiane negli ultimi anni. Anche per questo Migliorino - che sta svolgendo controlli quotidiani giorno e notte, dividendosi soprattutto tra Liguria, Piemonte e Abruzzo - tornerà anche sull’A6 per verificare altri viadotti.

Il sistema non funziona
Se il Mit si fosse organizzato meglio e avesse reso operativa l’Ansfisa (l’agenzia di controllo anche strutturale su tutte le infrastrutture voluta in gran fretta dalla politica dopo il crollo del Ponte Morandi), molte altre opere sarebbero state già sottoposte a verifica. Invece, in attesa che lo Stato si prenda il controllo della situazione, ci si deve rimettere alle ispezioni fatte direttamente dai gestori (che formalmente hanno la piena responsabilità, articolo 14 del Codice della strada).

Ma proprio gli esiti dell’attività di Migliorino hanno finora dimostrato che i gestori difficilmente fanno verifiche tanto approfondite e con criteri tanto prudenziali da intervenire subito con lavori o decidere quelle stesse limitazioni al traffico che vengono imposte dall’ispettore ministeriale dopo molte delle visite che compie.

Viene da pensare che si sia consolidato nei decenni un sistema di controlli non tanto scrupolosi quanto sarebbe necessario, visti soprattutto l’età media delle autostrade italiane e il rischio geologico che caratterizza il Paese.

Le particolarità dell’A6
In generale, quale che sia il gestore, Migliorino sta riscontrando lo stesso problema che la commissione d’indagine del Mit sul crollo del Ponte Morandi ha contestato ad Autostrade per l’Italia (Aspi). Ma sull’A6 c’è una situazione ancor più particolare.

Parliamo di un’autostrada costruita dalla Fiat negli anni Cinquanta a una sola carreggiata, per scopi limitati soprattutto al supporto delle sue attività principali. Fu raddoppiata pezzo dopo pezzo nei decenni successivi.

La parte più vecchia risente dell’età sotto due profili:

- le strutture sono progettate per un traffico scarso e composto di camion, pullman, furgoni e auto ben più leggeri di quelli attuali e quindi sono inadeguate;

-il degrado è maggiore, anche perché Migliorino ha riscontrato carenze nella manutenzione.

A contribuire al degrado c’è il fatto che, snodandosi tra montagne e una pianura per lunghi periodi fredda come quella tra Torino e Cuneo, l’A6 è un’autostrada su cui durante l’inverno si sparge parecchio sale, che è molto corrosivo.

La controprova arriva dagli esiti delle visite di Migliorino su un’autostrada vicina e gestita sempre da Autofiori: l’A10 tra Savona e Ventimiglia. Qui sono stati ispezionati alcuni viadotti in provincia di Imperia , risultati in condizioni complessivamente non critiche per tre motivi:

- in precedenza erano stati gestiti da una società attenta alla manutenzione, controllata da azionisti pubblici locali (ma questo non vuol dire che un azionariato di questo tipo sia sempre il migliore, come dimostra il degrado al limite dell’abbandono delle autostrade siciliane a pedaggio, gestite dal Cas);

- sono strutture degli anni Sessanta-Settanta, progettate con criteri migliori rispetto rispetto al decennio precedente;

- risentono un po’ meno dell’azione del sale, perché si trovano in zone più miti (dove quindi se ne sparge meno), anche se sono esposte a quello presente nell’aria per la presenza del mare (problema che, secondo le carte agli atti della Procura di Genova, ha pesato anche sul degrado del Ponte Morandi).

Manutenzione disincentivata
D’altra parte, a sentire vari addetti ai lavori, si scopre che sul fronte manutentivo la storia dell’A6 è tale da non aver invogliato i gestori a impegnarsi più di tanto. Per due motivi:

- all’inizio di questo secolo, il suo gestore dell’epoca (Aspi) voleva vendere l’A6 e ha a lungo cercato un compratore;

- quando l’acquirente è stato trovato (nel 2012, il gruppo Gavio), era già chiaro che più di un viadotto sarebbe stato da ricostruire totalmente.

Visto dal lato del gestore e della sua mentalità, tutto stava nel pianificare la ricostruzione e fare quel minimo di manutenzione che garantisse che nel frattempo non ci fossero crolli. Il gruppo Gavio ha ritenuto di risolvere il problema installando un sistema di sensori di monitoraggio su vari viadotti.

Una soluzione utile, ma sulla quale in ambienti del Consiglio superiore dei lavori pubblici c’è cautela: serve sempre un attento intervento umano, se non altro per interpretare correttamente i segnali dei sensori.

Barriere sotto esame
Infine, le immagini di un incidente che nell’estate 2019 ha coinvolto un camion autoarticolato hanno attirato l’attenzione degli esperti sullo stato delle barriere dei viadotti dell’A6. Si nota che il comportamento delle protezioni laterali è forse stato anomalo. Per problemi di montaggio o di degrado.

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