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Mappare spiagge e altri beni pubblici? Lo strumento in realtà già esiste

È giunto in Consiglio dei ministri per il via libera preliminare (saranno le commissioni del nuovo Parlamento, dopo il voto, a dare i pareri), un Dlgs attuativo della legge concorrenza per la mappatura di tutte le concessioni pubbliche

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo con le regole per avviare la mappatura di tutte le concessioni pubbliche. Secondo le indicazioni emerse dopo il Cdm i tre ministri della Lega, sostenitori delle ragioni degli attuali gestori di stabilimenti balneari, hanno votato contro il provvedimento.

Garavaglia,mappatura concessioni? Se ne occupi nuovo governo

«I ministri della Lega hanno votato contro il decreto che avvia le mappature delle concessioni. Abbiamo ritenuto fosse scorretto portare un provvedimento del genere all’esame del Consiglio dei ministri a pochi giorni dalle elezioni. Riteniamo che sia più corretto affidare l’esame di simili provvedimenti al nuovo governo». È quanto ha chiarito il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, al termine della riunione dell’esecutivo che ha dato il via libera preliminare al provvedimento. «Inoltre - ha aggiunto Garavaglia -, non c’era alcuna urgenza, visto che il termine per approvare il decreto sulla mappature delle concessioni scade a febbraio del 2023»

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Criteri per mappatura di tutti i beni pubblici (non solo spiagge)

Un punto, sulla questione delle concessioni balneari, va però chiarito subito. Il decreto legislativo che ha ottenuto il primo via libera in Cdm, non contiene una mappa delle concessioni ma delinea solo i criteri con cui andranno raccolte le informazioni e i principali contenuti di una mappatura che vale per tutti i beni pubblici (e non solo le spiagge) ed è tutta ancora da costruire.

Il veto preventivo sollevato dal ministro del Turismo, cui è seguito il voto contrario in consiglio dei ministri al pari dei colleghi leghisti Giancarlo Giorgetti ed Erika Stefani, appare dunque soprattutto un modo per mostrare ai titolari delle concessioni balneari, in piena campagna elettorale, da che parte sta il Carroccio. Ma il vero decreto legislativo che può modificare le sorti del settore è un altro, anch’esso discende da una delega al governo contenuta nella legge concorrenza ma riguarda i criteri con cui costruire le gare per le nuove concessioni e definire gli indennizzi per i concessionari uscenti. Decreto al momento bloccato.

Gli strumenti che già esistono

Dunque, ricapitolando: in Cdm è giunto, per il primo esame (poi saranno le commissioni del nuovo Parlamento, dopo il voto, a dare i pareri), solo il provvedimento sulla «costituzione e il coordinamento di un sistema informativo di rilevazione delle concessioni di beni pubblici», allo scopo di promuovere su questo tema la massima pubblicità e trasparenza. Forse sarebbe bastato negli anni scorsi fa funzionare davvero, e bene, quanto già previsto. Da un lato il progetto Patrimonio della PA, definito in un decreto del ministero dell’Economia che risale addirittura al 2010, già prevede attualmente l'obbligo di comunicazione annuale al Dipartimento del Tesoro, da parte delle Amministrazioni pubbliche, dei dati relativi ai beni dati in concessioni oltre a quelli che riguardano beni immobili (fabbricati e terreni) e partecipazioni. Ma c’è di più. Per le concessioni balneari esiste già - dal 1993 - uno specifico portale istituzionale, il Sid (Sistema informativo demanio- Portale del mare) gestito dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili che proprio pochi giorni fa ha ri-pubblicato sul sito una nota che spiega come funziona lo strumento.

I dati (aggregati) saranno resi pubblici

A leggere la bozza del decreto legislativo in arrivo emerge come novità soprattutto, all’articolo 6, l’intenzione di rendere poi pubblici i dati che saranno inoltrati dalle Pa proprietarie o titolari della gestione dei beni, riportandoli sul sito del ministero dell’Economia, sebbene in forma aggregata. Informazioni che andranno dalla modalità e durata della concessione e i rinnovi all’entità del canone concessorio «nonché altro dato utile a verificare la proficuità dell’utilizzo economico del bene in una prospettiva di tutela e valorizzazione del bene nell’interesse pubblico».

Meno di 98 milioni all’anno di incasso per lo Stato

La Corte dei Conti, in un rapporto sulle concessioni balneari pubblicato alla fine del 2021 con un titolo eloquente - “Gestione da entrate da canoni marittimi non efficiente” - segnalava, come media del periodo 2016-2020, che i proventi dei beni del demanio marittimo realmente riscossi non raggiungevano nemmeno 98 milioni.

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