ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla direttiva ai prefetti

Mappatura e verifiche a tappeto: il giro di vite di Salvini sui cannabis shop

di Manuela Perrone


Dolore cronico è il motivo più comune per l’uso medico della cannabis

3' di lettura

Prima «una approfondita analisi del fenomeno», poi una «puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio», con annesse verifiche di certificazioni e vicinanza a luoghi sensibili, infine «un programma straordinario di prevenzione» di eventuali comportamenti vietati da parte degli operatori commerciali. Passa da queste tre azioni la stretta sui cannabis shop targata Matteo Salvini. Parte di un’offensiva più ampia che punta a moltiplicare i fronti di scontro con il M5S dopo la revoca del sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri. E a marcare la differenza con l’alleato sui temi identitari in vista delle europee del 26 maggio.

La direttiva inviata ieri ai prefetti parte già nella premessa da un’ipotesi di mercato “fuori legge”: sostiene infatti che oggi «viene impropriamente pubblicizzata come consentita dalla legge 242/2016 la vendita di derivati e infiorescenze di cannabis» e che dunque «si sta assistendo a una crescita esponenziale del relativo mercato, in esercizi commerciali dedicati o misti nonché online». In realtà - obietta il capo di gabinetto del ministro, Matteo Piantedosi, che firma la direttiva - «tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione». Qui cita alcune sentenze della Cassazione, secondo cui anche livelli minimi possono mettere a rischio la salute di chi la assume ,e soprattutto il parere del Consiglio superiore di sanità emesso a giugno scorso, che ha bocciato la “cannabis light” (quella a basse concentrazioni di principio attivo, dallo 0,2% allo 0,6%) raccomandando l’adozione di misure per vietarne la vendita.

Nel testo si rivendica l’azione delle forze dell’ordine negli ultimi mesi e si chiede di «metterla a sistema». Ieri i sigilli a due cannabis shop a Macerata, decisi dal questore dopo il sequestro di prodotti con un livello di Thc superiore allo 0,6% (la soglia oltre la quale si considerano stupefacenti). Tanto che Salvini parla di «modello Macerata, che si può replicare con successo in tutta Italia». La direttiva detta le modalità della stretta: i prefetti dovranno sottoporre ai Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, allargati a rappresentanti di Regioni ed enti locali, una approfondita analisi del fenomeno e disporre allo stesso tempo una mappatura dettagliata di esercizi e rivendite sul territorio. Con una attenzione particolare «alla verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza» richieste dalla legge.

La direttiva del Viminale sulla canapa

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Non solo. Bisognerà controllare la distanza degli shop da scuole, ospedali, parchi giochi, centri sportivi e più in generale da tutti i luoghi affollati e di maggiore aggregazione. Per le nuove aperture, la distanza minima è fissata in almeno 500 metri. Prendendo ad esempio quanto già avviene per le sale da gioco, provvedimento «assunto sulla base della consapevolezza che il consumo delle cosiddette “droghe leggere” rappresenta spesso un viatico per l’assunzione di quelle pesanti». Sotto la lente finiranno anche i prodotti venduti.

Entro il 30 giugno i prefetti dovranno consegnare i loro report. «È cominciata una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere, città per città. Gli spacciatori non li voglio, la droga fa male. Meglio un uovo sbattuto. Lo Stato - ha aggiunto - dimostra di non essere complice di chi vende prodotti che fanno il male dei nostri figli». E se qualcosa va legalizzato «allora meglio la prostituzione, visto che far l’amore fa sempre bene».

La mossa del ministro dell’Interno incontra il gelo del premier, Giuseppe Conte: «Ho un’agenda con un ordine del giorno molto fitto, questo tema non è all’ordine del giorno». «Oltre a fare questo - punge il vicepremier M5S Luigi Di Maio - pregherei Salvini anche di chiudere le piazze di spaccio della camorra,
della mafia». Lo scontro sale quando Salvini chiede esplicitamente al pentastellato Matteo Mantero di ritirare il suo disegno di legge depositato mesi fa in Senato, che punta invece alla depenalizzazione della cannabis. È Mantero stesso a replicare: «Non lo ritirerò. Perché? Avrei dovuto prendere questa richiesta sul serio? Arriva dal ministro dell’Interno e la Costituzione dice che i parlamentari hanno la loro indipendenza dal Governo». Poi ironizza: «Lo invito alla presentazione del mio libro: glielo autografo e gli spiego la differenza tra la marijuana e la cannabis light».

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