Forum del B20

Marcegaglia: «Nel 2022 il 60% del Pil mondiale dal digitale»

La presidente del B20: «Più pubblico-privato nella ricerca tecnologica e garantire uno sviluppo e una diffusione delle tecnologie etica e responsabile»

di Nicoletta Picchio

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

«Entro il 2022 il 60% del Pil mondiale dipenderà dalle tecnologie digitali». Emma Marcegaglia, presidente del B20, ha citato le stime del Wto aprendo il forum “Digital transformation in production for sustainable growth”. Il potenziale della trasformazione digitale, ha continuato Marcegaglia, non si è pienamente espresso per una serie di fattori: una eterogeneità di diffusione e capacità di connessione in rete a livello nazionale, la mancanza di fiducia nelle tecnologie digitali, una mancanza di competenze tra i cittadini e tre le imprese.

Cooperazione pubblico-privato

«Il nostro appello come B20 - ha sottolineato Marcegaglia - è di promuovere una cooperazione pubblico-privato nella ricerca tecnologica, ma anche garantire uno sviluppo e una diffusione delle tecnologie etica e responsabile».

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L’impegno del governo

Una questione che trova il governo impegnato, come ha detto il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti: «L’obiettivo della presidenza italiana del G20 è stimolare e valorizzare la digitalizzazione per una ripresa sostenibile. Il governo italiano ha un piano nazionale per la transizione digitale nell’industria per 24 miliardi di euro. I messaggi di questo Forum saranno un contributo prezioso in vista dell’incontro ministeriale di Trieste il 5 agosto». Il Forum, che è stato moderato da Gianni Riotta, direttore della scuola di giornalismo e Data lab della Luiss, si concluderà il 25 giugno, con la sessione plenaria, alla quale parteciperà Maximo Ibarra, in qualità di presidente della Task force Digital Transformation del B20.

Ibarra presenterà alcuni dati: ad oggi il 49% della popolazione mondiale non ha accesso in modo stabile a internet, mentre si stima che per ogni 10% in più di diffusione di banda larga si possa generare un aumento di Pil tra lo 0,5 e l’1,5 per cento. Il Forum si articola in quattro macro sezioni: tecnologie, competenze e beni immateriali per aumentare la produttività; nuovi modelli di business per favorire l’accesso al mercato e rafforzare gli ecosistemi innovativi; digitalizzare la produzione per una transizione verde; migliorare la sicurezza digitale e l’accesso ai dati per le piccole e medie imprese.

Una trasformazione digitale inclusiva

Al seminario del 23 giugno hanno partecipato tra gli altri Anna Ascani, sottosegretario al ministero dello Sviuppo, Dietmar Harhoff, direttore del Max Planck Institut for Innovation and Competition, Luca Visentini, presidente del Labour20 e segretario della Confederazione europea dei sindacati. Per Harhoff è necessario evitare che la trasformazione digitale non aumenti i divari, per questo occorre che sia «socialmente organizzata, in modo inclusivo». Seong Gyu Kim, ministro delle Scienze e Ict della Corea del Sud, ha spiegato che nel suo paese è stata creata una piattaforma condivisa tra pubblico e privato per migliorare i servizi e che sta nascendo una piattaforma in cui si raccolgono i dati a supporto di vari settori, dalla produzione alla distribuzione.

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