G20 Business Summit

Marcegaglia: «Opportunità unica per rilanciare l’Italia sulla scena globale»

L’imprenditrice presiede il G20 Business Summit, il più autorevole tra i gruppi d’ingaggio istituiti dal G20

di Celestina Dominelli

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(Ansa)

L’imprenditrice presiede il G20 Business Summit, il più autorevole tra i gruppi d’ingaggio istituiti dal G20


5' di lettura

«Stiamo attraversando la peggiore crisi dagli anni ’30 in termini di impatto economico e sociale, molto più impattante di quella del 2008 che è stato l’unico momento in cui, se guardiamo alla sua storia, questo consesso internazionale ha inciso in modo significativo. Per cui la presidenza italiana del G20 e del B20 potrebbe segnare una strada e offrire l’opportunità di ragionare su come uscire definitivamente dalla pandemia fornendo un contributo vero alla soluzione dei tanti problemi già esistenti, ma che il Covid ha fatto esplodere, dal rallentamento dell’economia mondiale alla crisi del multilateralismo, dalla debolezza delle istituzioni internazionali al climate change, fino all’acuirsi delle disuguaglianze».

Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Holding, già presidente di Eni, di Confindustria e di Business Europe, l’associazione delle Confindustrie europee, è consapevole della sfida che ha davanti perché il numero uno di Viale dell’Astronomia, Carlo Bonomi, l’ha voluta a capo del G20 Business Summit, il più autorevole tra i gruppi di ingaggio ufficiali istituiti dal G20 e riservato alle imprese e alle loro organizzazioni di rappresentanza.

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È la prima volta che l’Italia assume la guida del G20 e del B20. Sarà un’occasione di rilancio per il nostro Paese sulla scena internazionale?

È un’opportunità unica dal punto di vista politico e lo è anche per l’industria dal momento che, come B20, riuniremo la più grande business community mondiale con mille aziende, tutte le più importanti federazioni industriali, circa 3mila partecipanti. Ma sarà anche l’occasione per mostrare le eccellenze dell’industria italiana e la nostra leadership su un palcoscenico globale.

Il Covid-19 ha evidenziato la necessità di strategie globali per sconfiggere la pandemia. È una via percorribile anche per l’industria?

Di norma, nei momenti più complicati, il mondo del business, per sua natura, è più globale ed è in grado di trovare dei punti comuni, più di quanto non sappia fare la politica. La crisi sanitaria ci ha mostrato che l’unico modo per fronteggiarla è coordinarci e quindi dobbiamo tornare a essere più globali come industria, ma con attenzione e con un po’ di differenze rispetto al passato. Il Rapporto sugli Scenari industriali del 2020, appena presentato dal Centro Studi di Confindustria, ci ha mostrato che le catene globali del valore si sono ormai accorciate perché molte aziende stanno rientrando “a casa” dopo aver delocalizzato. Non è una nuova ideologia, ma è la dimostrazione che conta di più la resilienza e la sicurezza della tua catena globale ed è meglio avere catene più brevi dal punto di vista del risk management piuttosto che andare a cercare il costo più basso.

Lei arriva a presiedere il B20 dopo un lungo trascorso tra l’industria nazionale e quella europea. Che tipo di contributo porterà?

Il B20 ha un’architettura molto complessa che coinvolge diverse figure, bisognerà guidarla in modo molto attento, evitare troppe dispersioni o la messa a punto di un numero eccessivo di proposte prive di un reale sbocco. Sicuramente, quindi, potrò portare un po’ di esperienza nella gestione di situazioni complesse, lavorando in stretta collaborazione con Confindustria, oltre a un networking internazionale grazie al quale stiamo coinvolgendo i livelli più alti dell’industria europea e internazionale perché vogliamo avere in campo le voci di chi è a capo delle aziende e ne conosce i problemi.

A cosa punterà il consesso?

Il nostro obiettivo sarà di raccomandare ai capi di Stato e di governo del G20, che rappresentano l’85-90% del Pil mondiale, una serie di azioni che possano essere rese esecutive in tempi certi in modo che si possa procedere verso il ritorno a una ripresa e verso la soluzione dei problemi. Dobbiamo, insomma, puntare a individuare le azioni necessarie per far ripartire l’economia dopo il disastro provocato dalla pandemia. E, per rispondere a questa mission, dobbiamo tornare a coordinarci a livello globale come politica e come business, per esempio riavviando il tavolo dell’Organizzazione mondiale del commercio (il Wto), fermo dal 2014, e un po’ tutte le istituzioni multilaterali che hanno perso la loro di interpretare il nuovo mondo. Ma ragioneremo anche sul tema delle disuguaglianze e della transizione energetica mettendo al centro la forza dell’innovazione e della tecnologia che fa capo alle imprese.

Il B20 affronterà anche nodi irrisolti, come la scarsa armonizzazione tra le regole nazionali o la burocratizzazione eccessiva, che affliggono le imprese?

Lo faremo sicuramente a livello di B20 con un occhio attento alle esigenze italiane. La strada, su questo fronte, è tornare a stipulare accordi bilaterali ma soprattutto multilaterali con standard il più possibile comuni tra tutti i Paesi. Qualche possibile soluzione è già sul nostro tavolo perché, tra i progetti ereditati dal consesso precedente e che la presidenza italiana ha sposato, c’è una sorta di impronta digitale e finanziaria per fare business nelle catene globali per tutti i Paesi del G20. Lavoreremo per renderla più operativa, ma va nella direzione che auspichiamo: rendere più facile la vita alle imprese, soprattutto le Pmi, attraverso accordi bilaterali, semplificazioni, standard comuni e sburocratizzazioni a livello internazionale, con un occhio attento all’Italia.

Da qui all’avvio ufficiale della presidenza italiana, il 21-22 gennaio, dovrà essere completata la struttura che l’affiancherà. Sarete pronti per allora?

La governance è un po’ complessa, ma una parte importante l’abbiamo già conclusa. Insieme a Carlo Bonomi, abbiamo già nominato l’advisory board dei ceo italiani in cui abbiamo cercato di mettere insieme un mix di grandi e medie imprese, tutte eccellenze guidate da manager di spessore internazionale. Ora stiamo costituendo il business advocacy caucus con i ceo internazionali. Ci sono poi otto task force (commercio e investimenti, digitale, education, sanità e scienza della vita, energia, finanza e infrastrutture, compliance, emergenze globali) che svilupperanno i contenuti e alla guida delle quali sono state individuate persone di grande capacità e impegno. Le stiamo componendo e registriamo una grande voglia di partecipare perché c’è la percezione che questo G20 potrebbe davvero fare la differenza.

A gennaio è atteso il rapporto sulla politica industriale della Commissione europea. Su quali priorità bisognerà spingere per far ripartire l’industria?

Quando ero presidente di Business Europe, abbiamo molto insistito perché ci fosse una strategia industriale della Commissione ed è importante che questa idea sia passata, ma sarà altrettanto importante aggiornare questa politica alla luce della pandemia. Ciò detto, ci sono diversi aspetti interessanti individuati dalla Commissione europea, dalla necessità di essere multilaterali mantenendo però una nostra forza come Europa su alcune aree (salute, difesa, spazio, digitale, materie prime), all’esigenza di maggiore coordinamento a livello europeo su grandi temi come l’idrogeno. Ma ho apprezzato molto anche l’idea di misurare la competitività dell’industria europea rispetto al resto del mondo. Con la consapevolezza che sarà importante tornare a un mercato unico efficace ed efficiente, superando il disastro del Covid, ma bisognerà fare in modo che l’intervento pubblico non ne pregiudichi le libertà.

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