Pil ancora 11 punti sotto i livelli pre-crisi

Marche: nel 2018 salvati in «zona Cesarini» i fondi europei

Migliorano occupazione e redditività delle imprese, ma la regione è nettamente in ritardo rispetto al resto del Paese nel recupero dalle ferite della crisi globale anche a causa delle difficoltà dell'industria calzaturiera, il suo fiore all'occhiello

di Gerardo Graziola


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3' di lettura

Il salvataggio in “zona Cesarini” dei fondi comunitari, grazie ad un'accelerazione dei pagamenti dei programmi operativi regionali, è una delle poche note liete che emergono dalla fotografia scattata dalla Banca d'Italia sull'economia delle Marche nel 2018. Una regione nettamente in ritardo rispetto al resto del Paese nel recupero dalle ferite della crisi globale anche a causa delle difficoltà dell'industria calzaturiera, il suo fiore all'occhiello. Il Pil marchigiano, rilevano gli economisti della filiale di Ancona della Banca centrale, è ancora 11 punti percentuali sotto il livello del 2007, contro i circa 4 punti di ritardo che sconta ancora il Paese. Nella regione, inoltre, le esportazioni continuano a ristagnare, anche in questo caso in controtendenza con il resto del Paese.

La spesa dei fondi europei.
La dotazione complessiva dei programmi operativi regionali 2014-2020 delle Marche è di 873 milioni. Alla fine dello scorso anno gli impegni erano pari al 34,1% del totale mentre i pagamenti cumulati ammontavano al 12,9% “in netto aumento rispetto all'anno precedente” che erano solo il 3,8% del totale. L'accelerazione, legata alla regola ‘n+3', ossia la scadenza per le certificazioni alla Commissione europea entro il terzo anno successivo a quello dell'impegno nell'ambito del programma regionale, “ha evitato il disimpegno automatico delle risorse non spese” ricorda la Banca d'Italia. L'accelerazione del 2018, tuttavia, non toglie le Marche dalla bassa posizione nella classifica dell'attuazione finanziaria dei Por: la regione è sotto la media delle regioni più sviluppate (tutte quelle del Centro Nord). La ‘radiografia' per obiettivi tematici mostra un maggior ritardo nella spesa delle misure dedicate all'ambiente, all'efficienza energetica e al trasporto sostenibile, dove si concentrano gli investimenti infrastrutturali. Stadio più avanzato, invece, per gli interventi dedicati a ricerca e sviluppo e alla competitività delle imprese. Alla fine del 2018 i progetti co-finanziati dai Por marchigiani erano quasi 6.000 con il 10% delle risorse destinate alla realizzazione di lavori pubblici. Secondo la Banca d'Italia quasi tre quarti delle infrastrutture finanziate in regione riguardavano il settore delle telecomunicazioni e delle tecnologie informatiche. Rispetto alla media delle regioni più sviluppate, le Marche registravano una maggiore quota di incentivi a favore delle imprese.

La selezione naturale delle imprese. Bene l'occupazione.
Nel 2018 la redditività delle imprese ha registrato un miglioramento, a conferma che anche nell'operosa regione la crisi globale ha imposto una forte selezione naturale con la conseguenza che in un decennio le condizioni finanziarie delle imprese si sono decisamente irrobustite. Segnale positivo lo scorso anno anche dal mercato del lavoro; l'occupazione è cresciuta, grazie all'incremento dei lavoratori alle dipendenze, tra i quali sono tornati ad aumentare quelli a tempo indeterminato. Sia il tasso di occupazione che quello di disoccupazione sono migliorati e le Marche hanno registrato anche un calo della disoccupazione giovanile. Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro nota la Banca d'Italia nel rapporto sull'economia della regione, ha influito positivamente sui redditi delle famiglie, sulla loro percezione circa la propria situazione economica e sul loro potere d'acquisto. In base alle stime della Banca, alla fine del 2017 la ricchezza netta delle famiglie marchigiane ammontava a 222 miliardi , 7,5 volte il reddito disponibile. Si tratta di un rapporto tuttavia inferiore di circa un punto percentuale alla media italiana. A fronte del moderato incremento in Italia, tra il 2008 e il 2017, il valore corrente della ricchezza netta regionale è rimasto sostanzialmente invariato nelle Marche: all'aumento di valore delle attività finanziarie è corrisposta infatti una diminuzione di quelle reali.

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