effetto covid

Marche, un monitor mensile sull’economia: open data in aiuto dei distretti

Progetto di Regione e Camera di commercio con Istituto Tagliacarne per restituire in tempi rapidissimi feedback congiunturali: il 75% delle imprese arretra, export a -9,5%

di Ilaria Vesentini

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(Imagoeconomica)

Progetto di Regione e Camera di commercio con Istituto Tagliacarne per restituire in tempi rapidissimi feedback congiunturali: il 75% delle imprese arretra, export a -9,5%


2' di lettura

In uno scenario da guerra, come lo definisce l'assessore regionale alle Attività produttive delle Marche, Manuela Bora, l'aiuto pubblico al tessuto produttivo non è fatto solo di sussidi ma anche di analisi puntuali e in tempo reale della situazione socio-economica e delle prospettive a disposizione di tutti: nasce all'insegna dell'economia della conoscenza e degli open data il progetto Monitor Congiuntura Marche, lanciato da Regione Marche e Camera di commercio delle Marche, con il supporto del Centro studi Tagliacarne, che in una dashbord aggiornata mensilmente e restituisce tempestivamente in modo intuitivo e aggregando tutte le fonti di dati a disposizione gli indicatori economici regionali, arricchito da una nota rapida di analisi.

Termometro in tempo reale
Un termometro per misurare situazione del malato-Marche e iter di guarigione che deve fare i conti con un quadro pesantemente compromesso, già prima dell'epidemia: nel periodo marzo-aprile 2020 se in Italia si è perso in Italia il 45,1% delle iscrizioni d'impresa, nelle Marche si è registrato un -53,8% (con un -63,1% a Fermo). Il 75% delle imprese marchigiane ha dichiarato all'Istat una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (Italia 71,6%) e quasi in un caso su due il fatturato si è più che dimezzato e solo un 6% delle imprese conferma performance stabili (3 punto sotto la media nazionale).

L’export del I trimestre
L'export del primo trimestre (e il secondo sarà peggio), è calato del 9,5%, a fronte del -1,9% in Italia. La Cassa integrazione è stata richiesta dal 72% delle imprese e le ore utilizzate di Cig, tra ordinaria in deroga e fondo di solidarietà, è 43 volte il dato del 2019.Sono solo alcuni dei numeri estratti dal Monitor, ma è il dato che due imprenditori marchigiani su cinque oggi temono seri rischi operativi e di sostenibilità per la propria attività ad allertare le istituzioni, in una regione ancora alle prese con i danni e i ritardi della ricostruzione post sisma e la débacle dei suoi storici distretti manifatturieri, quello del bianco attorno al capoluogo e quello calzaturiero nelle province a sud.

La Camera di commercio delle Marche è il primo caso in Italia di enti provinciali aggregatisi su scala regionale, tanto che oggi è la quinta per dimensioni nel Paese, in una regione di un milione e mezzo di abitanti e 150mila imprese. «Non mi aspettavo dati diversi, i numeri parlano chiaro e ci dicono che siamo di fronte a una frenata di produzioni, fatturati, capacità esportativa – sottolinea il presidente della Cdc regionale, Gino Sabatini – e mi aspetto quindi ora un calo degli investimenti. Ma resto ottimista, perché è stato annunciato un programma infrastrutturale che dovrebbe rimettere in moto i cantieri anche nell'area del cratere e perché il Recovery Fund ci lancia la sfida di costruire un'economia 4.0 più green, più coesa, più connessa, e qui trova terreno fertile. Abbiamo però bisogno che il Governo metta mano in fretta alle riforme strutturali del fisco, del lavoro, della giustizia», altrimenti il Monitor dei prossimi anni sarà solo il referto di un'agonia incurabile.

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