Nuovo modello di sviluppo

Marche: più incentivi ai giovani, formazione e cluster per ripartire

Camera di commercio e atenei delineano i binari di crescita al 2040

di Michele Romano

Il rilancio delle Marche passa dalle nuove generazioni

3' di lettura

Ripartire dalle caratteristiche del territorio, passare dalla formula “o-o” a quella “e-e”, perché a crescere non devono essere le piccole o le grandi imprese ma entrambe, e da un approccio verticale a uno circolare integrato, che collega i vari interventi strategici, orientare le Pmi alla collaborazione e a partecipare all’ecosistema: dietro quella che dovrà essere la metamorfosi del modello marchigiano che guarda al 2040 c’è un lavoro che, per la prima volta grazie alla Camera di commercio delle Marche mette insieme le quattro università della Regione e le spinge a delineare percorsi evolutivi e a tracciare una visione per il futuro economico e sociale del territorio, alle prese da anni con una spinta che l’allontana dalle regioni più sviluppate. «Paradossalmente, mentre va avanti lo scivolamento verso sud della nostra economia – osserva il presidente Gino Sabatini – è proprio il Mezzogiorno che, sostenuto da politiche nazionali ed europee efficaci, rischia di far diventare le Marche un territorio di mezzo tra il Nord del Paese che riprenderà velocemente a correre e il Sud che mette la freccia». Da qui la necessità di uscire dall’ormai anacronistico dibattito sulla dimensione delle imprese, per progettare lo sviluppo ripartendo dalle caratteristiche del territorio, a cominciare dalla demografia della popolazione (dal 2008 in calo di 32 mila unità, ma soprattutto con +15,8% di over 80enni) perché strettamente legata a quella degli storici distretti produttivi, a cominciare dal calzaturiero.

Le comunità che invecchiano e muoiono, insomma, impoveriscono ulteriormente i consumi. Senza contare che le Marche sono oggi considerate dall’Ue una regione in transizione: una retrocessione rispetto a quelle più sviluppate, che però significa maggiori risorse per riavvicinarsi alla media europea.

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Nasce così anche l’esigenza di un nuovo concetto di territorio: «Non è quello che vivi, ma il risultato di flussi: residenti, visitatori, investitori, studenti, turisti e persino pazienti – spiega Gian Luca Gregori, rettore della Politecnica delle Marche -. Il territorio con le sue caratteristiche da conoscere e con le sue specialità da valorizzare». E, non a caso, il lavoro delle università mette al centro i giovani, ai quali «offrire le condizioni che consentano non solo di disincentivare l’emigrazione, ma di favorire flussi da altre aree». Per questo obiettivo diventano rilevanti il ruolo del sistema formativo e in particolare degli atenei marchigiani e gli incentivi perché le imprese tornino ad assumere, «soprattutto con riferimento agli ambiti di maggiore interesse, che vanno collegati e integrati tra loro, tra i quali, internazionalizzazione, digitalizzazione e sostenibilità, obiettivo quest'ultimo indifferibile».

L'ulteriore salto di qualità del modello marchigiano proposto dagli atenei marchigiani è quello dei cluster, delle filiere e degli ecosistemi, superando la logica dei distretti e quella delle semplici aggregazioni tra imprese. «Dobbiamo andare verso una organizzazione non settoriale – spiega Gregori -, caratterizzata da team interfunzionali, che mettono insieme competenze diverse a favore di un elemento trasversale comune e che consentirebbe, ad esempio, di portare all’estero controterzisti, esportatori e aziende che vogliono internazionalizzarsi». Dunque, cluster organizzati per modelli di business: ad esempio, per fasi di lavorazione o per componenti e prodotto finito. Un modello organizzativo guidato non dalle medie-grandi aziende in quanto tali, ma dai leader della filiera produttiva all’interno della quale convivono e fanno business anche le micro-imprese: «Lo sforzo maggiore diventa così l’integrazione – aggiunge Sabatini -, concetto che deve ispirare anche i bandi della Regione, ma che a monte deve spingere a individuare il perimetro dei vari soggetti, per evitare di disperdere le risorse».

Politecnica delle Marche, Università di Camerino, quella di Macerata e di Urbino hanno individuato una task force di esperti per tracciare le nuove traiettorie di sviluppo e guardare anche alla valorizzazione dei borghi (attraverso la riqualificazione del patrimonio immobiliare, la nascita di nuovi servizi e la realizzazione di infrastrutture), come occasione per riequilibrare la frattura tra costa ed entroterra; al rilancio del turismo, suggerendo la realizzazione di una smart wellness area; al settore agroalimentare, proponendo tra l’altro un efficientamento dei processi; al potenziamento dei progetti culturali, tracciando profondi segnali di cambiamento e di risposta al Covid. Largo spazio anche al no-profit, che anche nelle Marche attiva nuova occupazione e stimola nuove tipologie di imprenditorialità.

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