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Marchio e maglietta della Juventus protetti anche nel mondo degli Nft

Anche la maglietta bianconera a strisce verticali con le due stelle al petto sono protetti nel nuovo ecosistema dei «Non fungible token»

di Alessandro Galimberti

2' di lettura

I marchi Juventus (e Juve) e la maglietta bianconera a strisce verticali con le due stelle al petto (una per ogni decina di titoli nazionali vinti) sono protetti anche nel nuovo ecosistema dei Non fungible token (Nft).

Il Tribunale di Roma, sezione Imprese - estensore Alfredo Landi - con una sentenza di interpretazione evolutiva ha inibito la produzione, la vendita (anche secondaria) e financo la promozione su internet delle carte da gioco virtuali raffiguranti un ex campione della squadra torinese, ritratto ai tempi della sua militanza.

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A chiedere l’inibitoria, che per la prima volta si spinge sul terreno della blockchain “calcistica”, era stata la stessa società bianconera, dopo aver scoperto che un suo ex calciatore aveva ceduto i diritti di immagine nel nuovo mercato degli Nft ma senza accordarsi, appunto, con gli ex datori di lavoro torinesi.

La contraffazione

Secondo la Juve, quindi, le cards virtuali con l’effige dell’ex juventino integrano una contraffazione sia del marchio denominativo (in forma intera e/o in quella sincopata) sia di quello figurativo (la maglietta).

La questione, pur facilmente inquadrabile dal punto di vista del diritto d’autore (articolo 97 della legge 633/1941: avendo meri scopi commerciali, e non culturali, scientifici, didattici o di informazione, l’iniziativa avrebbe richiesto il consenso di tutti gli aventi diritto) presentava qualche incognita circa l’ambito peculiare del prodotto “esclusivo” a certificazione diffusa (blockchain), non espressamente regolato dalla normativa e dalle prassi di riferimento.

Così per i giudici

Ad avviso del Tribunale di Roma, che ha accolto larga parte della domanda giudiziale della Juventus, la registrazione dei marchi in oggetto era stata estesa in realtà ai prodotti non inclusi nella classificazione di Nizza (standard internazionale per la registrazione dei marchi, ndr) e riguardava anche «pubblicazioni elettroniche scaricabili».

Non solo, essendo la Juve presente anche nel merchandising “crypto” tramite propri accordi commerciali, la vendita dei token di ex giocatori rappresenterebbe in realtà pure una forma di concorrenza sleale, che potrebbe contribuire alla «volgarizzazione del marchio, provocando un danno con obiettive difficoltà di quantificazione».

Il giudice romano ha concesso l’inibitoria nonostante la controparte della Juve abbia già cessato la produzione e la commercializzazione delle cards “certificate” in ragione del fatto che l’ex bianconero ha un contratto (crypto, non più sportivo) fino al 2024, e della circostanza che tra i tifosi è ancora attivo il mercato secondario di rivendita degli Nft.

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