al salone di detroit

Marchionne: «Fca non ha più bisogno di partner. Prudenza sull'intelligenza artificiale»

di Mario Cianflone


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Sergio Marchionne (Afp)

4' di lettura

DETROIT - «Non abbiamo più bisogno di nessuno». È tranchant Sergio Marchionne, al suo ultimo salone dell'auto di Detroit. Il numero uno di Fca, ad una domanda diretta del Sole 24 Ore su quale ritiene possa essere il partner ideale di Fiat Chrysler Automotive, mette a tacere, almeno per ora, le voci di una grande alleanza industriale in vista.

«Adesso stiamo azzerando il debito, abbiamo livellato il gap di piattaforme con gli altri competitor e ora non abbiamo bisogno di altri. Resta ovvio che lo spreco economico derivante dalla mancanza di sinergie globali reali tra i costruttori resta un danno per l'industria dell'auto.

Ma, adesso, abbiamo portato avanti la scelta di farci tutto in casa, con le nostre forze. E i risultati, ora, si vedono».

Infatti Marchionne dichiara che Fca è vicina ad azzerare il debito e addirittura il ceo di Fca, che l'anno prossimo lascerà il suo incarico, si spinge a dire, scherzando con la stampa italiana, che se dovesse conseguire questo risultato si metterà la cravatta il primo giugno, quando a Balocco si terrà l'investor day.

Nelle ultime settimane il titolo Fca ha registrato un vero e proprio rally in borsa e molti, soprattutto tra analisti e giornalisti, avanzano l'ipotesi che dietro i costanti rialzi ci sia un partner che vuole comprare Fca. Ma su questo punto Marchionne getta acqua sul fuoco: «Credo – dice - che il nostro titolo abbia beneficiato del fatto che abbiamo rispettato il piano del 2014 e confermato l'obbiettivo per il 2018. Insomma, la Borsa ha apprezzato il lavoro che abbiamo fatto in questi anni.

Un tema caldo per Fca (e per l'industria in generale) è quello relativo all'eventuale uscita degli Stati Uniti dall'accordo Nafta. «Con l'annunciato spostamento della produzione dei veicoli pesanti Dodge Ram, dal Messico al Michigan, a Warren, abbiamo bloccato la possibilità che il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di libero commercio possa crearci un danno». Fca infatti ha deciso che sposterà la produzione dei pick-up Ram dal Messico al Michigan nel 2020, con l’obiettivo di ridurre il rischio sui profitti del produttore di auto qualora il presidente Donald Trump decida di ritirare gli Stati Uniti dal trattato Nafta.

«Del resto - prosegue Marchionne - abbiamo corretto un errore. Abbiamo deciso nel 2008 di costruire questi veicoli in Messico, ma abbiamo sbagliato perché il 99% di questi modelli è venduto negli Usa. Correggere questo errore è stato anche un atto dovuto verso un paese che ci ha dato fiducia anche con la riforma fiscale. E questa ha avuto da parte nostra una risposta rapida». Infatti, Fca proprio per rilanciare lo stabilimento ha messo sul piatto un miliardo di dollari di investimenti. In Italia, dice Marchionne, una riforma fiscale di questo tipo è difficile da immaginare. È il terzo paese al mondo per debito pubblico.

In più di un'occasione si sono moltiplicati i rumors circa un eventuale spin-off di Jeep. Marchionne su questo è categorico: è il marchio che ci garantisce più di altri il futuro e per questo puntiamo al raddoppio degli utili. Quello dei suv, dei crossover e dei pick-up è diventato, spiega il numero uno di Fca, un mercato cruciale: due terzi delle vendite negli Stati Uniti sono generate da questi veicoli e Fca controlla due tra i brand più forti: Jeep e Ram.

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L'industria dell'auto in questi ultimi mesi ha due parole chiave: elettrificazione e guida autonoma con intelligenza artificiale. Ma qui Marchionne si mantiene prudente. Non nega che il futuro sia tracciato, ma è scettico sui tempi. Anche la settimana scorsa, in occasione del Ces, il salone di Las Vegas della tecnologia, molte case automobilistiche hanno fatto annunci al limite della fantascienza.

Sergio Marchionne, infatti, dichiara a una domanda del Sole 24 Ore che il futuro è tracciato verso l'elettrificazione e l'intelligenza artificiale, ma quello che non quadra sono i tempi prospettati. «Qui, dice, siamo nel campo della fantascienza».

E, infatti, Marchionne critica alcuni media internazionali per l'enfasi eccessiva data agli annunci su auto volanti, robot car e vetture senza guidatore. Annunci che hanno poco, e forse nulla, di concreto.

«Bisogna avere invece chiaro in testa cosa succederà davvero, altrimenti si rischia di fare un danno all'intera industria». E proprio per tornare con i piedi, anzi le ruote per terra, Sergio Marchionne, sempre rispondendo a una domanda del Sole 24 Ore, sembra possibilista circa l'arrivo in Europa di un modello “normale”. Si tratta della Fiat Argo, una compatta di segmento B costruita e venduta in Brasile e che potrebbe diventare la futura Punto. Inoltre, monta un interessante motore tre cilindri competitivo con l'offerta di Ford, Vw e Psa in quello che è comunque un mercato importante anche nell'era dei suv. «Non abbiamo ancora deciso – dice Marchionne – ma vi daremo una risposta il primo giugno a Balocco, alla presentazione del piano industriale.

Il numero uno della casa automobilistica, infine, non appare convinto della scelta fatta da alcune case di creare brand ad hoc per le vetture elettrche. «Sono strategie – dice – che secondo me non hanno molto senso perché fanno crescere a dismisura i costi di distribuzione e marketing».

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