RITRATTO

Marco Carrai, il mediatore d’affari amico di Renzi indagato nell’inchiesta su Open

Imprenditore e manager, è considerato, prima di tutto, un tessitore di rapporti, un intermediario che può contare su una fitta rete di relazioni con investitori, imprenditori, banchieri, società estere, università, costruttori

di Silvia Pieraccini


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L’imprenditore Marco Carrai (nella foto Ansa), amico personale di Matteo Renzi, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open

3' di lettura

A Firenze ancora oggi molti si chiedono: «Ma cosa fa, di lavoro, Marco Carrai?». L’amico di lunga data di Matteo Renzi, quello che gli ha fatto da assistente-consigliere agli albori della carriera politica (quando Renzi era segretario provinciale del Ppi, poi coordinatore provinciale della Margherita, presidente della Provincia di Firenze, sindaco di Firenze) e che gli è sempre rimasto vicino nelle tappe successive, si definisce “imprenditore e manager” ma è considerato, prima di tutto, un tessitore di rapporti, un mediatore d’affari, un intermediario che può contare su una fitta rete di relazioni con investitori, imprenditori, banchieri, società estere, università, costruttori.

Oltre a essere un grande amico di Israele, Paese di cui – proprio pochi giorni fa – Carrai è diventato console onorario per le regioni Toscana, Lombardia e Emilia-Romagna, durante un evento a Firenze a cui ha partecipato anche il segretario della Lega, Matteo Salvini.

«Lavora nell’ombra»
I rapporti sono la vera cifra stilistica di Carrai, nato a Firenze e vissuto nella campagna da cartolina di Greve in Chianti, stessa età di Renzi (44 anni) ma carattere e formazione decisamente diversi. Carrai non è laureato, non scrive libri, non sbandiera amicizie importanti, non fa proclami, non polemizza, non si espone, non catalizza l’attenzione e sta sempre un passo indietro. «Lavora nell’ombra», si sarebbe detto in altri tempi. Solo in una occasione, a ben guardare, l’ombra si è squarciata e le amicizie di Carrai si sono messe in mostra: nel settembre 2014, in occasione del suo matrimonio con Francesca Campana Comparini celebrato nell’abbazia romanica di San Miniato al Monte a Firenze. Testimoni di nozze furono Matteo Renzi e la moglie Agnese, ma sulla scalinata che porta alla chiesa – uno dei luoghi più belli e panoramici di Firenze – salirono come invitati Fabrizio Palenzona e Carlo Cimbri, Gian Maria Gros Pietro e Giuseppe Recchi, David Serra e Marco Tronchetti Provera, Lorenzo Bini Smaghi e Marco Morelli, Oscar Farinetti e Chicco Testa, Alessandro Baricco e Paolo Mieli, Paolo Fresco e l’allora ambasciatore Usa John Phillips, oltre ai politici amici come Luca Lotti e Simona Bonafé.

Il rapporto con l’avvocato Bianchi
E oltre all’avvocato Alberto Bianchi, poi diventato presidente della Fondazione Open, da sempre vicino a Renzi ma anche a Carrai che lo chiama in ogni occasione d’affari. È successo anche l’anno scorso, quando Carrai ha fatto da advisor agli indiani di Sajjan Jindal nella trattativa per l’acquisto dell’acciaieria ex-Lucchini di Piombino dall’algerino Issad Rebrab e ha voluto Bianchi come consulente. Concluso l’affare, sei mesi fa Carrai è entrato nel consiglio di amministrazione dell’acciaieria, la più grande d’Italia dopo l’Ilva di Taranto.

Il ruolo nella società che gestisce gli aeroporti di Firenze e Pisa
Oltre a ricoprire il ruolo di consigliere di amministrazione in varie aziende, Carrai è dal 2015 il presidente di Toscana Aeroporti, la società quotata che gestisce gli scali di Firenze e Pisa e che è controllata (62,3%) dall’argentino Eduardo Eurnekian, ed è fondatore e presidente di due piccole società dal nome altisonante: Cambridge management consulting labs, attiva nella consulenza tecnologica con sede a Firenze; e CyS4, che si occupa di cybersecurity e ha sede sempre allo stesso indirizzo dell’altra.

A un soffio da Palazzo Chigi
È proprio questa competenza nel campo della cybersecurity che ha portato Carrai a un soffio da Palazzo Chigi: nel 2016, quando Renzi era premier, aveva indicato l’amico storico come capo della nascente task force governativa dedicata al settore; ma alla fine la guerra ai criminali della rete sfumò, e con essa lo sbarco di Carrai a Roma. Da allora però “Marchino” non è stato con le mani in mano. «Io mi annoio molto rapidamente – dichiarò una volta in una intervista – devo sempre fare e inventare cose nuove, apro continuamente delle startup». Anche la sua rete di relazioni non conosce sosta. Con l’America e Israele come fari. E con Renzi e Bianchi come alfieri. Spinto da una fretta atavica, sempre sulle spine, Carrai è fedele al suo credo: «Il tempo è l'unica variabile economica non recuperabile».

Per approfondire:
Inchiesta su Open, l'imprenditore Marco Carrai tra gli indagati
Renzi: «Open trasparente, decidono i giudici che cos'è un partito?»

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