Occhialeria

Marcolin compie 60 anni: Milano diventa un hub, progetti in Cina e Russia

Fabrizio Curci, amministratore delegato dall’aprile 2020: «Il Covid ci ha penalizzati, ma ci ha anche insegnato a essere più flessibili ed efficienti»

di Giulia Crivelli

2' di lettura

La pandemia ha avuto effetti negativi sull’intero Tma (tessile-moda-accessorio), settore al quale l’occhialeria appartiene e nel quale spicca come leader mondiale nell’alto di gamma e per una percentuale altissima di export (oltre il 90% nel 2019). Ma per Marcolin , tra i leader del settore con Essilux, Safilo e De Rigo, la ripresa nella prima parte dell’anno è forse persino più rapida di quanto la seconda parte del 2020 avesse fatto sperare, grazie ai segnali positivi che già da mesi arrivavano dall’Asia e in parte dagli Usa, primo mercato dell’occhialeria made in Italy.

Le decisioni prese durante la pandemia

«Il Covid ha avuto effetti devastanti sulle persone e sull’economia, ma ha anche permesso alle aziende di concentrarsi sui processi interni, cercando maggiore efficienza – spiega Fabrizio Curci, ceo e direttore generale di Marcolin dal giugno 2020 –. Essere più efficienti non significa solo risparmiare, tagliare costi e diventare più veloci. Vuol dire piuttosto impiegare al meglio risorse ed energie, per la soddisfazione di tutti gli stakeholder, da chi lavora in azienda agli azionisti, passando per il territorio veneto in cui operiamo». Nel 2020 il fatturato di Marcolin – la cui maggioranza è del fondo Pai – è stato di 340 milioni (in forte calo rispetto ai 480 del 2019), ma nel primo trimestre le vendite sono salite da 93,5 a 108,7 milioni (+16%) e il trend, sottolinea Curci – nel secondo trimestre è ampiamente confermato.

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Obiettivo (ulteriore) internazionalizzazione

«Negli scorsi mesi abbiamo acquisito il 100% delle joint venture in Cina e Russia, non perché gli accordi non funzionassero, ma perché su mercati tanto strategici è necessario essere presenti direttamente – sottolinea l’ad di Marcolin –. Il 2021 è un anno importante per l’azienda, che compie 60 anni ed è sempre più internazionale. Anche per questo abbiamo ingrandito la sede di Milano, che diventa un vero e proprio hub, punto di riferimento per i clienti italiani e dall’estero, da incontrare di persona o in modalità phygital. Vorremmo anche attrarre talenti creativi, perché vendiamo accessori utili, ma anche molto belli e sempre più sostenibili». Marcolin ha un modello di business unico tra i big dell’occhialeria, con un portafoglio fatto di licenze e un marchio di proprietà, Web, che per celebrare il 60° anniversario presenta una collezione che vuole essere un volano per il brand, in particolare all’estero (nella foto qui sotto). La distribuzione è unicamente wholesale, non avendo Marcolin mai acquisito catene di ottici, come hanno fatto negli anni Luxottica, Safilo e De Rigo.

Nessuna strada preclusa per il futuro

«Come ogni settore, l’occhialeria potrà essere teatro di M&A e partnership, perché le dimensioni contano. Non chiudiamo alcuna strada, ma allo stesso tempo pensiamo di avere le dimensioni e il know how giusto per competere a livello globale», conclude Fabrizio Curci.

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