Intervista

Marcolin: «Così la moda tornerà a sostenere la crescita dell’Italia»

di Giulia Crivelli

Un’immagine di Pitti Uomo di gennaio 2020, l’ultima edizione in presenza

3' di lettura

Erano tre anni, di fatto, che si erano perse le tracce del Tavolo della moda, istituito nel 2016 al ministero dello Sviluppo economico per favorire il dialogo tra le tante anime del tessile-moda-accessorio (Tma) – a quel tempo riunite in associazioni indipendenti una dall'altra – e per mettere a punto interventi mirati su temi come sostenibilità, promozione degli appuntamenti fieristici, internazionalizzazione e digitalizzazione. Le priorità, a distanza di cinque anni dalla nascita del Tavolo, sono le stesse, per il Tma e, potremmo aggiungere, per tutte le filiere produttive italiane e per il Paese stesso, come certificato dal Pnrr appena inviato a Bruxelles.

A guardar bene, un cambiamento, dal 2016 a oggi, c'è stato: il 1° gennaio 2018 è diventata operativa Confindustria Moda, la federazione che raggruppa le imprese associate a Smi (Sistema moda Italia), Assopellettieri, Aip (pellicce), Anfao (occhiali), Assocalzaturifici, Federorafi e Unic (industria conciaria). «La convocazione a Roma della nostra federazione, insieme a Camera della moda e ai sindacati, ha sancito la rinascita del Tavolo – spiega Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda –. È stata l'occasione per presentare il quadro della situazione attuale del Tma e per ribadire, numeri alla mano, che il nostro è stato tra i settori più penalizzati dalla pandemia, insieme a turismo, ristorazione e spettacolo dal vivo. Poi però, al ministro Giancarlo Giorgetti, abbiamo fatto una richiesta e tantissime proposte, per inserirci in modo virtuoso nel Pnrr nazionale».

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La ripresa è partita, ma le pmi fanno fatica

La richiesta è in linea con quelle di Sistema moda Italia (si veda Il Sole 24 Ore del 7 aprile) e della Camera della moda, l'associazione che organizza, tra le molte cose, le fashion week di Milano: «I dati del primo trimestre delle aziende e dei gruppi quotati mostrano che la ripresa è già in atto, trainata in particolare da alcuni mercati esteri, in particolare asiatici. Anzi, alcuni marchi hanno già superato i livelli pre Covid – spiega Marcolin –. È una buona notizia, perché queste aziende, in particolare italiane e francesi, sono in alcuni casi “capofiliera” e hanno rapporti con decine, centinaia di fornitori. Ma ci sono decine di migliaia di Pmi, specie nella parte a monte della catena produttiva, che per vedere la ripresa dovranno aspettare il 2022, a essere ottimisti. Dobbiamo traghettarle verso quel momento, impedire che chiudano e che vadano perduti posti di lavoro e competenze».

Cassa Covid e fiere in presenza fra le priorità

Confindustria Moda ha chiesto quindi il prolungamento della cassa Covid e sollecitato l'attenzione sulle fiere. «Nei giorni successivi alla convocazione al Mise sono cambiate le date per tornare a manifestazioni dal vivo e i protagonisti del nostro sistema hanno subito colto l'opportunità – ricorda Marcolin –. All'inizio di luglio Pitti Immagine tornerà ad animare Firenze con le fiere dedicate alla moda uomo e al settore del bambino, nel totale rispetto dei protocolli anti Covid. Abbiamo chiesto però la creazione di corridoi verdi: il nostro settore esporta oltre il 70% e per fashion week e fiere è fondamentale l'arrivo dei buyer dall'estero».

Quattro canali di investimento per rilanciare l’industria

Nel 2020 il Tma ha perso circa il 26% del fatturato, ma è bene ricordare che nel 2019 il settore moda allargato (fatto da oltre 65mila imprese) aveva sfiorato i 100 miliardi, dando lavoro, solo direttamente, a quasi 600mila persone. «Vogliamo tornare al più presto a essere un volano economico e di immagine per l'Italia. Per questo abbiamo elencato le proposte per inserirci nel Pnrr, raggruppandole in quattro categorie: innovazione, sostenibilità, istruzione e inclusione, con progetti concreti per tutte». Per la sostenibilità (o transizione ecologica, per usare le parole del Pnrr), Confindustria Moda propone ad esempio la creazione di una rete nazionale di Recycling Hub per la gestione e il riciclo degli scarti di lavorazione e dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata della frazione tessile e accessorio, che dal 1° gennaio 2022 sarà obbligatoria.Forse ancora più importante in una visione di medio e lungo periodo che includa i giovani, la proposta di finanziare un piano integrato per il sostegno e il rilancio della formazione tecnica e professionale di settore, sviluppando misure ad hoc per il Tma.

«Cruciale è rilanciare le scuole secondarie di secondo grado con didattica fondata sulle linee guida recentemente studiate da Confindustria con Steam – conclude Marcolin –. Per loro natura, le nostre imprese hanno sempre saputo intercettare i cambiamenti della domanda, come quelli causati dalla pandemia. Ma la priorità ora è sostenere la filiera produttiva, il ramo sul quale poggia l'intero sistema, che oggi è fragile. Ha bisogno di inserirsi nel Pnrr, ma in cambio può restituire moltissimo».

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