Serie tv

Mare of Easttown, il lato oscuro dell’ordinarietà

Winslet è una detective in una cittadina della Pennsylvania alle prese con casi difficili dei quali spesso conosce le vittime.

di Gianluigi Rossini

 Kate Winslet è Mare Sheehan

2' di lettura

Dieci anni dopo la Mildred Pierce di Todd Haynes, Kate Winslet torna in tv con un soggetto originale, la miniserie Mare of Easttown (su HBO dal 18 aprile) che arriverà su Sky Atlantic a giugno. Stavolta il regista è meno prestigioso (Craig Zobel di The Hunt), ma a giudicare dai primi cinque episodi il risultato è anche migliore.

Mare Sheehan, il personaggio interpretato da Winslet, è una detective in una piccola città della Pennsylvania, dove tutti conoscono tutti e i fallimenti di ciascuno sono di dominio pubblico. Ancora tormentata dalla stampa locale per un caso irrisolto da più di un anno - la scomparsa della figlia di un’amica d’infanzia -, Sheehan deve affrontare un nuovo caso, l’omicidio di un’adolescente (anch’essa figlia di un amico: qui tutti sono collegati). Mare è il cuore della serie, ma Mare esiste solo insieme a Easttown, dove è nata e da dove non è riuscita a fuggire, un luogo talmente chiuso in se stesso che una prodezza sportiva di 25 anni prima nella squadra di basket locale conta molto di più di un National book award.

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Il lato oscuro di una piccola comunità

L’omicidio fa emergere il lato oscuro di questa piccola comunità, che in realtà era ben poco nascosto: qui non siamo né a Twin Peaks, né nel Sud magico di True Detective, la sceneggiatura di Brad Ingelsby funziona proprio perché evita i cliché del gotico e sceglie invece un tono decisamente realista. Nessun deragliamento nel fantastico e nell’irrazionale, ogni accento glamour è scrupolosamente evitato, nelle location e nella regia. Winslet stessa è sempre vestita di felpa o flanella, con i capelli raccolti in una coda disordinata.

È apprezzabile, inoltre, che la serie mitighi il diffuso senso di disperazione, intorpidito dall’abuso di alcol, con momenti goffamente comici, molti dei quali si creano nei battibecchi tra Mare e sua madre, interpretata da una stupenda Jean Smart (Legion, Watchman).

A volte il meccanismo inciampa, anche perché la focalizzazione sulla protagonista fa sì che le storie degli altri personaggi sembrino più dei riempitivi che altri tasselli di un ritratto collettivo. Ma in un panorama sempre più affollato di supereroi e supereroine, è rinfrancante seguire un racconto così testardamente attaccato all’ordinarietà.

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