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Marenzi (Herno): «Esclusa la ripresa a V, pronti ad affrontare nuove incertezze»

Il presidente e direttore creativo dell’azienda di capispalla lusso, ex presidente di Confindustria Moda e alla guida di Pitti Immagine, fa appello allo spirito di corpo dimostrato dalla filiera

di Giulia Crivelli

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Il presidente e direttore creativo dell’azienda di capispalla lusso, ex presidente di Confindustria Moda e alla guida di Pitti Immagine, fa appello allo spirito di corpo dimostrato dalla filiera


2' di lettura

«Dovremmo stupirci, forse, della velocità alla quale stanno avvenendo i cambiamenti, non dei cambiamenti in sé». Claudio Marenzi riassume così le riflessioni fatte durante i mesi del lockdown e quelli di apparente ritorno alla normalità: fino a estate inoltrata, l’imprenditore ha dovuto indossare due cappelli, quello di presidente e direttore creativo di Herno e quello di presidente di Confindustria Moda, ruolo passato in luglio a Cirillo Marcolin. «È stato complicato ma utile: le difficoltà che avevamo come marchio e come azienda per la pandemia erano le stesse della maggior parte del nostro settore – spiega Marenzi –. Credo sia anche per questo che fin dall’inizio del lockdown abbiamo sfoderato, tutti, dal monte al valle della filiera, spirito che chiamerei di corpo, più che di squadra. Abbiamo combattuto per le nostre aziende e per il sistema Paese. Dobbiamo tenere vivo questo spirito, perché come sappiamo non siamo in una nuova normalità, bensì ancora in emergenza». Herno aveva chiuso il 2019 con un fatturato di 130 milioni, in crescita dell’11% sul 2018 e l’anno era iniziato bene , con la presentazione al Pitti Uomo di gennaio di nuovi progetti (tra i quali la prima calzatura, in partnership con Scarpa) e piani di espansione retail.

Azienda preparata e pronta ad affrontare nuovi choc

«Per il 2020 prevediamo una flessione tra il 15 e il 20% e non credo abbia senso ipotizzare una ripresa a V, come dicono gli economisti, per il 2021 – aggiunge Marenzi –. La seconda ondata in Italia, nel resto d’Europa e nel mondo, eccezion fatta per la Cina, ci riporta nell’incertezza. Personalmente e come azienda non avevamo mai abbassato la guardia: lo choc del lockdown, con aziende e negozi chiusi, circondati dall’emergenza sanitaria e nella consapevolezza delle fragilità di noi tutti non l’avevamo certo dimenticato. Negli ultimi sei però mesi ci siamo oggettivamente rafforzati, siamo, spero, più pronti ad affrontare nuovi choc». I cambiamenti che Marenzi ha riconosciuto cercando di non farsene travolgere riguardano soprattutto la tecnologia. «L’e-commerce ha salvato le vendite, tenendo in vita la catena di valore che sta dietro a un prodotto finito. Il telelavoro ha salvato le nostre vite professionali – spiega –. Entrambi esistevano anche prima, ma credevamo di avere più tempo per integrarli nei modelli di business e di vita. Abbiamo dovuto farlo in fretta e per necessità, nel medio termine troveremo il giusto equilibrio».

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La filiera integra e di altissima qualità

Marenzi, soprattutto come presidente di Confindustria Moda e di Pitti Immagine, ha temuto per la tenuta del sistema moda:l’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere una filiera integra e di altissima qualità del tessile-abbigliamento. «Tutti abbiamo avuto paura, per tutto: la nostra salute, il lavoro, la capacità delle istituzioni di gestire la crisi – conclude Marenzi –. Ma razionalmente ho sempre pensato, ed è una cosa che mi ha dato molta forza, che non esiste altro popolo o altro Paese al mondo che sappia fare delle sue infinite contraddizioni e differenze e varietà e contrasti una ricchezza. Nessuno conosce la ricetta di questo incredibile melting pot, non possiamo fare l’elenco degli ingredienti, perché sono troppi. E proprio per questo siamo inimitabili. Non possiamo fare a meno del mondo, ma il mondo non può fare a meno dell’Italia».

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