Piazza Affari al risiko dei listini

Margini di autonomia che Borsa Italiana deve continuare ad avere

di Fabio L. Sattin

(Eugenio Marongiu - stock.adobe.com)

3' di lettura

Alla fine ci siamo arrivati. Che la cessione di Borsa Italiana non fosse un’operazione “come tutte le altre” era ormai chiaro, e anche sulle pagine di questa testata sono stati molteplici gli interventi e i contributi che hanno evidenziato quale fosse l’importanza della Borsa nell’ambito dello sviluppo economico, sociale e finanziario del nostro Paese.

La Borsa, ovviamente, non è una società come un’altra. È un cardine essenziale per un sano e bilanciato sviluppo del nostro mercato e un volàno di grandissima importanza a supporto della capitalizzazione delle nostre imprese. E quantunque già fosse controllata da un soggetto straniero, peraltro di dimensioni significativamente più grandi rispetto a quelle del Gruppo che attualmente ne sta acquisendo il controllo, gli accordi e i patti all’epoca negoziati ne hanno garantito
fino a oggi un sufficiente grado di autonomia che le ha consentito un eccezionale sviluppo. I risultati si sono visti e sono sotto gli occhi di tutti. È stato, alla fine, un buon affare per tutte le parti coinvolte.

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Ora, purtroppo, i confini di questa nuova operazione appaiono meno netti e molti sono gli interrogativi sollevati da più voci che necessitano di una risposta chiara, trasparente e con accordi scritti. Gli spazi per negoziare, quantunque sempre più ridotti, ci sono ancora. E considerato il peso che avrà Borsa Italiana nell’ambito della nuova aggregazione, gli accordi che verranno presi saranno di enorme rilievo per il futuro della nostra economia. Stiamo parlando infatti della Borsa che più peserà all’interno del nuovo Gruppo. Situazione molto diversa rispetto a Olanda o Belgio, di fatto oggi pienamente integrate in Euronext, ma di dimensioni estremamente più ridotte rispetto a
Borsa Italiana.

Credo quindi sia giusto e corretto – nell’interesse di tutti, del Gruppo Euronext e del nostro sistema economico in primis – richiedere e ottenere un peso specifico significativo nell’ambito della nuova aggregazione e la necessaria autonomia per potere essere pronti a rispondere alle specifiche esigenze del nostro Paese e
delle nostre società.

Ma su quali punti si potrebbe oggi agire
per fare in modo che gli accordi possano
essere soddisfacenti?

La presenza in un supervisory board non è certamente sufficiente ed è quindi necessario individuare altre garanzie e aree di interesse. Tra queste, vi è certamente – come da molti è stato ricordato – il tema relativo agli investimenti in tecnologia e alle piattaforme operative, oggi di importanza fondamentale. L’utilizzo di un software comune alle società del Gruppo è certamente corretto, ma sarà probabilmente necessario che le infrastrutture tecniche rimangano in qualche modo separate, per poter intervenire in modo autonomo e rapido in caso di interventi a vantaggio delle nostre peculiari necessità. In sostanza, mantenere un software comune, ma una
piattaforma separata e autonoma e ovviamente, garantire un livello di investimenti dedicato al Gruppo Borsa italiana adeguato alle necessità di un mercato in rapida evoluzione
e sempre più competitivo.

Un secondo punto, molto importante, è la tutela dell’autonomia del management locale. A tal proposito, basterebbe semplicemente mantenere la situazione attuale,
che nei fatti ha consentito il raggiungimento di eccellenti risultati a vari livelli.

Sarebbe inoltre corretto che i manager italiani ricoprissero incarichi operativi di prima linea a livello di Gruppo Euronext. Considerato il rilievo che Borsa Italiana avrà nell’ambito dell’iniziativa congiunta, questa richiesta parrebbe assolutamente lecita e coerente con la realtà e il peso
specifico delle nazioni coinvolte.

Un altro aspetto da preservare è infine la possibilità di continuare a svolgere tutte quelle iniziative non strettamente connesse all’attività specifica della Borsa, ma funzionali
allo sviluppo di una cultura finanziaria ed economica di mercato a vari livelli. È forse questo un tema meno evidente rispetto a quelli precedentemente citati ma, ad avviso di chi scrive, altrettanto di rilievo.

Naturalmente, simili iniziative richiedono un budget appositamente dedicato. Basti pensare al programma Elite e al fondamentale ruolo che questo ha svolto nell’avvicinare piccole ma importanti realtà al mondo finanziario e della Borsa. O alle innumerevoli conferenze e dibattiti che vedevano nella Borsa un punto di incontro di tutti gli operatori economici, che tanto hanno contribuito a togliere quell’immagine di paludato distacco che tanto poco piaceva ad aziende e imprenditori
e che oggi, grazie alle numerosissime iniziative condotte
negli spazi di Palazzo Mezzanotte, è ormai solo un lontano ricordo. E così deve rimanere.

Auguriamoci quindi che in queste ultime battute si riescano a bilanciare questi aspetti e a ottenere, come è stato nel caso dell’accordo con London Stock Exchange Group, condizioni eque e giuste alla luce dell’importante contributo che Borsa Italiana darà al Gruppo Euronext e nell’interesse del nostro Paese. Cosa che, alla fine, in un’ Europa sempre più unica e integrata, sarà certamente l’interesse di tutti.

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