il dissenso rispetto al gruppo di appartenenza

Marguerettaz e Naccarato, i parlamentari ribelli

di Nicoletta Cottone

Da sinistra: Rudi Franco Marguerettaz e Paolo Naccarato

4' di lettura

Il parlamentare più ribelle della legislatura si chiama Rudi Franco Marguerettaz. Secondo i dati di OpenParlamento ha votato 4.456 volte in dissenso con il gruppo di appartenenza su 21.044 votazioni. Più di una volta su 5 (21,17%), dunque, non è stato d’accordo con il suo gruppo (che poi ha lasciato). Classe 1957, deputato aostano eletto nel 2013 nella lista Vallée d'Aoste, fino al 1° aprile 2015 è stato iscritto al gruppo parlamentare Lega Nord e Autonomie. Poi - dopo l’alleanza della Stella Alpina con il Pd -ha lasciato per aderire alla componente “Minoranze linguistiche” del gruppo Misto. Presente quasi al 90% delle votazioni, fra i voti chiave ha detto sì ai decreti vaccini e banche venete, al ddl concorrenza, alla manovrina di aprile.

Naccarato: un voto su 4 contro
Al Senato il record di ribelle spetta invece a Paolo Naccarato di Gal: 4.069 voti in dissenso rispetto al gruppo su 15.594 votazioni. Oltre un voto su quattro contro (26,09%). Classe 1958, dirigente, giornalista, laureato in Giurisprudenza, commendatore della Repubblica, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Riforme istituzionali e Rapporti con il Parlamento nel Governo Prodi, ha una carriera movimentata in Senato. Lui che è di Cosenza arriva in Senato con il movimento di Tremonti, ospitato nelle liste della Lega in Lombardia, a tre mesi dall’inizio della legislatura, dopo le dimissioni di Massimo Garavaglia dalla carica di parlamentare. Fa parte della sottoquota della Lega riservata a 3L, la Lista Lavoro e Libertà di Giulio Tremonti. Il primo giorno della legislatura si iscrive al gruppo Lega Nord, il secondo passa a Gal. Poi ne esce per passare all’Ncd di Angelino Alfano, per poi sei mesi dopo far ritorno alla base. E nonostante Gal sia all’opposizione, ha sempre votato la fiducia ai governi Letta, Renzi e Gentiloni. Sì alla manovrina di aprile, alla fiducia sulla concorrenza. Assente al voto sui vaccini e a quello sulla riforma del codice antimafia.

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Sul podio alla Camera anche Di Staso e De Girolamo
Il secondo posto fra i ribelli alla Camera spetta ad Antonio Di Staso, passato da Forza Italia al Gruppo misto, che 1.382 volte su 13.476 votazioni ha votato contro l’indicazione del suo gruppo (il 10.26% sul totale dei voti). Fra i voti chiave ha votato contro al decreto vaccini, all’introduzione del reato di tortura, alla manovra correttiva di aprile. Assente al voto sulle banche venete, a quello sul ddl concorrenza e al voto finale sul testamento biologico. Al terzo posto fra chi dissente dal gruppo alla Camera c’è Nunzia De Girolamo, 1.289 voti in dissenso su 9.386 votazioni (13,73%). Classe 1975, deputata di Forza Italia passata per Ncd, è stata ministro per le Politiche agricole del governo Letta. Vota contro il decreto vaccini e alla fiducia sulle banche venete. È assente al voto finale sulle banche venete e alla manovra correttiva (ma vota contro la fiducia).

Al Senato argento per Davico
Al Senato il podio d’argento è di Michelino Davico con 3.679 voti contrari su 12.033 votazioni (30,57%). Insegnante, giornalista pubblicista e organizzatore del Giro della Padania nel 2011, viene eletto nelle file della Lega. Ora è il tesoriere del Gruppo Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, Pli). Lascia la Lega l'11 dicembre 2013 dopo aver votato la fiducia al governo Letta in dissenso con il gruppo da cui proveniva. Successivamente aderisce al gruppo Gal. Il 1° aprile 2015 sceglie l’Italia dei valori, diventando il primo rappresentante a Palazzo Madama in questa legislatura. Poi lascia e si unisce ai Moderati che saluta il 18 maggio 2017 per aderire al neonato gruppo parlamentare di centro-destra “Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, Pli), di cui diviene tesoriere, passando quindi all'opposizione. Favorevole al decreto vaccini e al ddl lavoro autonomo, vota contro la manovrina di aprile, la riforma del codice antimafia, la fiducia al decreto Mezzogiorno.

Terzo ribelle a palazzo Madama è Luigi Compagna
Medaglia di bronzo al Senato a Luigi Compagna, ribelle 3.676 volte su 10. 438 votazioni (35,22%). Tanti i suoi cambi di casacca. Per la quarta volta senatore viene eletto in Campania nelle liste del Popolo della Libertà. Poi aderisce al gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Gal). Con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano. Dopo solo 5 giorni, il 19 novembre 2013 torna nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà. Il 2 dicembre 2013, poi, ritorna in Ncd. Il 21 dicembre 2015 lascia Ncd e aderisce a Idea-Identità e Azione aderendo al gruppo Grandi Autonomie e Libertà. Pur continuando a essere iscritto a Idea nel febbraio 2016 si iscrive al gruppo parlamentare Conservatori e Riformisti, consentendo al gruppo di raggiungere la quota di 10 parlamentari e di continuare quindi a esistere. Il 2 aprile 2017 con lo scioglimento del gruppo Conservatori e Riformisti passa al gruppo misto; il giorno successivo (3 aprile 2017) ritorna nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà. Il 25 maggio 2017 abbandona il Grandi Autonomie e Libertà e aderisce, assieme agli altri senatori di Idea, al neonato gruppo parlamentare di centro-destra “Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, Pli). Sul fronte dei voti, è favorevole al decreto vaccini, contrario alla fiducia chiesta sul decreto Sud e sulla manovrina di aprile. È contrario all’abolizione dei voucher.

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