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Maria Attanasio, scrittrice d’impegno

A Valencia un convegno internazionale sull’autrice siciliana

di Giuliana Adamo

3' di lettura

Il tributo di Valencia alla ricerca di Maria Attanasio. Ad ottobre si è tenuto nella città spagnola “Cuatro décades de bifronte escritura desobediente”, il primo convegno internazionale dedicato alla Attanasio, organizzato dalle università valenciana e sivigliana, cui hanno partecipato i maggiori studiosi dell'opera dell'autrice calatina.

Attanasio nata poeta (Interni 1979) e in seguito diventata narratrice grazie allo stimolo di Elvira Sellerio (Correva l'anno 1698 quando nella città avvenne il fatto memorabile, 1994), in questi ultimi anni sta raccogliendo onori e tributi a livello nazionale e oltre, da lei meritati sin dagli esordi. Quanto alla scrittura in prosa, Attanasio, indicata da Fofi come il vero “erede di Sciascia”, vanta tra i suoi modelli il Manzoni della Colonna infame, Salvatore Addamo, Marguerite Yourcenar, Vincenzo Consolo.

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Sperimentale

Autrice di rara potenza e concentrazione lessicale, trasla dal suo mondo primariamente poetico alla narrativa (preminentemente) storica lo scavo verticale alla ricerca della parola pregnante, l'arte del levare, la condensazione semantica che permette di moltiplicare senso e significazione. La produzione poetica e, sempre più, quella narrativa, costruita attraverso un sorprendente sperimentalismo che la vede via via passare dalla forma breve a quella più estesa, la rendono una delle voci più profonde e importanti dell'attuale panorama italiano. Studiosa, storica, scrive prendendo spunto da tracce labili di storie del passato, ammutolite dalla Storia, per farle rivivere, pulsanti, in un presente dove viene restituita loro la voce negata.

Le pagine dei suoi libri bellissimi, estranei a qualsiasi pervertita logica commerciale, ci restituiscono la storia seicentesca di Francisca (Correva l'anno, cit.), giovane e povera contadina accusata di stregoneria a seguito dell'isteria collettiva ma salvata dal rogo e benedetta dall'Inquisitore; quella settecentesca di Caterina, povera donna che si butta con la sua bambina nel rogo che le sta divorando la casa per tentare di salvare il marito malato che vi era rimasto imprigionato (Piccole Cronache di un secolo, 1997 con D. Amoroso); quella ottocento-primo novecentesca di Paolo Ciulla, omosessuale pauperrimo e geniale artista, che alla fine di una vita romanzesca, si difenderà da solo, ormai cieco, nel tribunale fascista che lo sta giudicando per falsificazione su scala milionaria di banconote, dicendo “Io non sono un falsario, sono un artista!” (Il falsario di Caltagirone, 2007); quella ottocentesca di Rosalie Montmasson, donna formidabile, fervente repubblicana, unica donna tra Mille, seconda moglie di Francesco Crispi che, poi bigamo, la ripudiò negando il loro matrimonio (La ragazza di Marsiglia, 2018); la storia novecentesca di Concetta La Ferla, tardo-capopopolo e proto-femminista, protagonista di decenni di lotta di classe e di liberazione delle donne. Fantasie e storie d'invenzione? Nient'affatto.

Caltagirone

Da indizi minimi, vaghe sinopie trovate in archivi, biblioteche e nei libri, Attanasio parte sempre da dettagli storicamente accaduti a Caltagirone (nella più parte dei casi), spesso solo labilmente accennati in antichi testi e cronache, sempre relativi a persone marginali, periferiche, fuori dal mainstream del loro tempo e, quindi tagliate poi fuori dalla Storia, e rende loro una vita possibile. Storie e storie che si intrecciano, orizzonti più ampi che emergono, riscatti postumi che danno vita e voce a coloro a cui sono state tolte. Esempi splendidi, oggi più che mai necessari, dell'Altro che, contro il suo Tempo, avanza a testa alta, negando servilismi e fatalismi.

Tutto cambia con i “se” e i “ma” della visione storica con cui la “biscrittora” rovescia il “tutto cambia perché nulla cambi” di gattopardiana memoria. Le antiche persone in carne ed ossa appartenenti alla Storia minima sono i personaggi delle storie da lei narrate che entrano dentro e illuminano le rughe della grande Storia. Francisca è una donna indipendente e coraggiosa e vince la sua battaglia. Caterina ha la forza di scegliere di rischiare (e perdere) la sua vita per salvarne un'altra. Della vittoria di Francisca non sapremo nulla, del valore artistico di Paolo Ciulla ben poco, della moglie annullata da Crispi, quasi nulla, se non fosse per le pagine di Attanasio.

Tradotta in varie lingue (spagnolo, francese, inglese, tedesco) e pluri-premiata, è importante che il convegno di Valencia, ne abbia celebrato l’alto impegno civile e di profonda bellezza.

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