intervista

Maria Masi (Cnf): «L’emergenza sanitaria ha reso più evidenti le lacune della giustizia»

La presidente del Consiglio nazionale forense mette in fila le priorità del suo mandato: monitorare sulle questioni legate al coronavirus e farsi carico della riforma di settore

di Elena Pasquini

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La presidente del Consiglio nazionale forense mette in fila le priorità del suo mandato: monitorare sulle questioni legate al coronavirus e farsi carico della riforma di settore


2' di lettura

Rinnovate consapevolezze e nuove criticità sul tavolo della presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense (Cnf), Maria Masi, prima donna a ricoprire l’incarico.

Quali sono le priorità per il Cnf?
Dovrà da una parte monitorare e valutare l’evolversi delle questioni legate all’emergenza sanitaria e dall’altra farsi carico di proposte di riforma del settore per una modernizzazione della giustizia in linea con gli obiettivi del Recovery plan. Con l’aggiunta di azioni concrete sugli obiettivi di mandato, come l’avvocato in Costituzione.

Sarà un autunno impegnativo sul fronte delle riforme?
È molto probabile. L’emergenza ha reso più evidenti le lacune del sistema a cominciare dall’inadeguatezza delle strutture e degli strumenti, anche informatici. Ha riacceso, giustamente, il tema fondamentale degli investimenti e la necessità di tutelare, oltre ad avvocati, magistrati e personale amministrativo, i diritti costituzionali dei cittadini. Inoltre, l’avvocatura non è e non può essere indifferente riguardo a ipotesi di riforma della magistratura e degli organi di rappresentanza, funzionali al sistema e alla democrazia.

Specializzazioni, esame di Stato, monocommittenza, equo compenso. Possiamo immaginare di veder diventare definitivi alcuni di questi progetti entro il 2020?
In fase avanzata, con alta probabilità che venga licenziata entro la fine dell’anno, è certamente la riforma sulle specializzazioni. Per le altre, con le dovute differenze, ci impegneremo affinché si concretizzino in tempi ragionevoli. A partire dall’accesso alla professione, tema su cui converge sicuramente la consapevolezza di dover intervenire. Esiste già un tavolo tecnico, a cui il Cnf partecipa, i cui lavori allo stato non sono stati ancora intrapresi a causa dell’emergenza sanitaria. Auspichiamo un percorso che valorizzi la formazione universitaria e la pratica forense anche attraverso le scuole forensi. Consapevoli delle esigenze sopravvenute e bilanciando gli interessi, abbiamo infatti condiviso il rinvio dell’obbligatorietà dei corsi solo di un anno, rispetto alla proposta del Cnf.

Tema monocommittenza. Qualcosa è cambiato dopo il lockdown?
Il tema centrale della monocommittenza riguarda l’assenza di un riconoscimento delle prestazioni professionali di circa 30 mila avvocati che finisce per alimentare dubbi sulla natura stessa di quelle prestazioni. Non si possono ignorare le invocate richieste di tutela dei professionisti: la mozione approvata dal Congresso nazionale forense di Catania può rappresentare un punto di partenza. Sono certa ci saranno ulteriori occasioni di confronto.

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